ROMA - E' olio italiano, spremuto dalle nostre olive nei nostri frantoi seguendo non solo la tradizione ma anche tutte le norme igienico-sanitarie che regolano la produzione dell'extravergine: costa di più perché vale di più, assicura l'Aifo, l'Associazione italiana frantoiani oleari associata a Confartigianato, che si sta organizzando perché l'olio di frantoio arrivi negli scaffali dei supermercati con una etichetta distintiva. Dalla prossima campagna accanto ai vari oli "da olive europee" debutterà dunque l'etichetta dell'olio extravergine artigianale di frantoio, pensata per rendere chiaro sugli scaffali dei supermercati le caratteristiche del prodotto. Del progetto si discute il 20 e il 21 a Montefiascone (Viterbo), in occasione del Congresso che celebra i 20 anni dell'Aifo. "Abbiamo una tavola rotonda con i rappresentanti della Gdo (grande distribuzione organizzata, ndr.) per definire meglio le condizioni. Non vogliamo scontrarci con i produttori industriali, vogliamo soltanto che le differenze siano chiare e che il consumatore sia libero di scegliere consapevolmente", dice il presidente di Aifo Piero Gonnelli.
La definizione di olio extravergine d'oliva è davvero troppo poco, afferma l'Aifo. "Le condizioni igienico sanitarie, il sistema di controlli e i costi di produzione in molti Paesi dai quali importiamo olio - osserva Gonnelli - sono profondamente diverse rispetto a quanto avviene in Italia". E di quest'olio importato in Italia ne arriva molto: nel 2015, 599.600 tonellate per un valore di 1,8 milioni di euro, il 22,6% in più rispetto al 2014, con un aumento del 245% rispetto all'import dalla Tunisia, seguita da Marocco e Grecia. "Noi frantoiani - conclude Gonnelli - siamo il baluardo dell'olio made in Italy, siamo gli unici a produrlo utilizzando soltanto materia prima nazionale e metodi tradizionali che assicurano un alimento buono e sano. Chiediamo pertanto una normativa che riconosca la centralità dei frantoi nella filia produttiva dell'olio, che faccia chiarezza sulla provenienza e consenta ai consumatori di distinguere il prodotto artigiano dei nostri frantoi rispetto al resto della produzione. Chiediamo un mercato dell'olio trasparente per evitare inganni e frodi a danno dei nostri consumatori e delle nostre aziende".
L'olio artigianale vale il 26% del mercato, ma la distribuzione in effetti rappresenta il punto debole della produzione dei frantoi, che stenta ad arrivare in modo comodo al consumatore. E un'etichetta dettagliata certo giustificherebbe ampiamente le differenze di prezzo: un olio extravergine con olive di provenienza straniere al supermercato può costare anche 5 euro, ma un olio extravergine di frantoio, assicurano i produttori, non può costare meno di 8 euro al litro. In effetti le prime bottiglie d'olio sono approdate già da tempo in alcuni supermercati: a Roma in tutti i punti Superelite, altri accordi sono stati conclusi con Esselunga, Conad Tirreno, Coop. Adesso si punta a una distribuzione capillare, in tutta Italia e nel numero maggiore di supermercati.
In Italia esistono quasi 5000 frantoi, con 43 marchi Dop e Igp. La maggioranza si trova in Puglia, seguita da Calabria, Sicilia, Toscana e Campania. I produttori aspirano a uscire definitivamente dalla "nicchia", sottolinea il direttore Aifo Giampaolo Sodano: "Non solo non funziona, ma crea un indebito vantaggio ai prodotti speculativi dell'industria che, sfruttando le virtù e le qualità dei prodotti artigianali, ne hanno capitaliazzato gli aspetti qualitativi, assumendone spesso i connotati, e vincendo la partita sul piano economico".
La definizione di olio extravergine d'oliva è davvero troppo poco, afferma l'Aifo. "Le condizioni igienico sanitarie, il sistema di controlli e i costi di produzione in molti Paesi dai quali importiamo olio - osserva Gonnelli - sono profondamente diverse rispetto a quanto avviene in Italia". E di quest'olio importato in Italia ne arriva molto: nel 2015, 599.600 tonellate per un valore di 1,8 milioni di euro, il 22,6% in più rispetto al 2014, con un aumento del 245% rispetto all'import dalla Tunisia, seguita da Marocco e Grecia. "Noi frantoiani - conclude Gonnelli - siamo il baluardo dell'olio made in Italy, siamo gli unici a produrlo utilizzando soltanto materia prima nazionale e metodi tradizionali che assicurano un alimento buono e sano. Chiediamo pertanto una normativa che riconosca la centralità dei frantoi nella filia produttiva dell'olio, che faccia chiarezza sulla provenienza e consenta ai consumatori di distinguere il prodotto artigiano dei nostri frantoi rispetto al resto della produzione. Chiediamo un mercato dell'olio trasparente per evitare inganni e frodi a danno dei nostri consumatori e delle nostre aziende".
L'olio artigianale vale il 26% del mercato, ma la distribuzione in effetti rappresenta il punto debole della produzione dei frantoi, che stenta ad arrivare in modo comodo al consumatore. E un'etichetta dettagliata certo giustificherebbe ampiamente le differenze di prezzo: un olio extravergine con olive di provenienza straniere al supermercato può costare anche 5 euro, ma un olio extravergine di frantoio, assicurano i produttori, non può costare meno di 8 euro al litro. In effetti le prime bottiglie d'olio sono approdate già da tempo in alcuni supermercati: a Roma in tutti i punti Superelite, altri accordi sono stati conclusi con Esselunga, Conad Tirreno, Coop. Adesso si punta a una distribuzione capillare, in tutta Italia e nel numero maggiore di supermercati.
In Italia esistono quasi 5000 frantoi, con 43 marchi Dop e Igp. La maggioranza si trova in Puglia, seguita da Calabria, Sicilia, Toscana e Campania. I produttori aspirano a uscire definitivamente dalla "nicchia", sottolinea il direttore Aifo Giampaolo Sodano: "Non solo non funziona, ma crea un indebito vantaggio ai prodotti speculativi dell'industria che, sfruttando le virtù e le qualità dei prodotti artigianali, ne hanno capitaliazzato gli aspetti qualitativi, assumendone spesso i connotati, e vincendo la partita sul piano economico".