MILANO - La scandalo dieselgate che ha tagliato il bonus a tutti i dipendenti del gruppo Volkswagen - costretto a richiamare 11 milioni di auto per aver truccato i dati sulle emissioni - non ha impedito alla casa di Wolfsburg di trovare un accordo con il sindacato dei metalmeccanici Ig Metall per il rinnovo del contratto aziendale. L'intesa, raggiunta nella terza tornata negoziale, prevede un aumento dei salari del 4,8% in due tranche: la prima scatterà a settembre (+2,8%), la seconda ad agosto dell'anno prossimo (+2%). L'accordo prevede anche un pagamento una tantum di 200 euro come componente della pensione.
Insomma gli operati Volkswagen possono tirare un sospiro di sollievo. Lo scandalo dieselgate, infatti, aveva costretto la casa automobilistica a tagliare di un miliardo gli investimenti, annunciare licenziamenti e a ridurre i bonus. Una decisione che aveva riguardato in ugual misura dipendenti e manager innescando le proteste del ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schaeuble: "Non ho alcuna simpatia per i dirigenti che prima mettono in crisi una grande aziende quotata e poi difendono pubblicamente i loro bonus".
Volkswagen, infatti riconoscere ai sui 12 top manager oltre 63 milioni di euro. Ufficialmente, quindi, gli amministratori hanno rinunciato al 57% del bonus, ma l'accordo raggiunto con il Consiglio di Sorveglianza prevede un possibile recupero del premi se il titolo tornerà a correre in Borsa: parziale se le azioni recupereranno almeno il 25% del valore in 3 anni (la base è tra i 112 ed i 115 euro, mentre prima della crisi il titolo oscillava fra i 150 ed i 250 euro) e totale se la ripresa sarà superiore. La rinuncia, quindi, è solo temporanea.
Il taglio ai bonus è - invece - definitivo per gli operai del gruppo che a inizio maggio hanno incassato un premio annuale di 3.950 euro contro i 5.900 euro del 2014. Per settimane il dibattito sui premi destinati al top management ha tenuto banco sulle pagine dei giornali tedeschi, perché i dirigenti non intendevano rinunciarvi malgrado il ceo Matthias Müller avesse dichiarato che era necessario "tirare la cinghia" e che proprio gli amministratori avrebbero dovuto dare l'esempio.
Insomma gli operati Volkswagen possono tirare un sospiro di sollievo. Lo scandalo dieselgate, infatti, aveva costretto la casa automobilistica a tagliare di un miliardo gli investimenti, annunciare licenziamenti e a ridurre i bonus. Una decisione che aveva riguardato in ugual misura dipendenti e manager innescando le proteste del ministro tedesco delle finanze Wolfgang Schaeuble: "Non ho alcuna simpatia per i dirigenti che prima mettono in crisi una grande aziende quotata e poi difendono pubblicamente i loro bonus".
Volkswagen, infatti riconoscere ai sui 12 top manager oltre 63 milioni di euro. Ufficialmente, quindi, gli amministratori hanno rinunciato al 57% del bonus, ma l'accordo raggiunto con il Consiglio di Sorveglianza prevede un possibile recupero del premi se il titolo tornerà a correre in Borsa: parziale se le azioni recupereranno almeno il 25% del valore in 3 anni (la base è tra i 112 ed i 115 euro, mentre prima della crisi il titolo oscillava fra i 150 ed i 250 euro) e totale se la ripresa sarà superiore. La rinuncia, quindi, è solo temporanea.
Il taglio ai bonus è - invece - definitivo per gli operai del gruppo che a inizio maggio hanno incassato un premio annuale di 3.950 euro contro i 5.900 euro del 2014. Per settimane il dibattito sui premi destinati al top management ha tenuto banco sulle pagine dei giornali tedeschi, perché i dirigenti non intendevano rinunciarvi malgrado il ceo Matthias Müller avesse dichiarato che era necessario "tirare la cinghia" e che proprio gli amministratori avrebbero dovuto dare l'esempio.