Il G7 s'impegna per la crescita. Il Pil Usa si rafforza poco meno delle attese: +0,8%
Raffaele Ricciardi
I leader mondiali confermano l'uso di tutti gli strumenti a disposizione per sostenere la ripresa. I mercati Ue chiudono poco mossi: Milano -0,2%. Si stabilizzano dollaro e petrolio, occhi puntati sui dati americani che potranno orientare la Fed verso un rialzo dei tassi. Asta di Bot da 6 miliardi: tassi al record negativo
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MILANO - I listini mondiali incassano i dati sul Prodotto interno lordo americano, che confermano l'espansione della prima economia del mondo a un ritmo poco sotto le attese: il dato rivisto del primo trimestre parla di un +0,8%, migliore del +0,5% della prima lettura e solo leggermente discostato dal +0,9% indicato alla vigilia dagli analisti. L'economia americana era reduce da un +1,4% nel quarto e ultimo trimestre dell'anno scorso, segno che - nonostante la revisione al rialzo - c'è stato un rallentamento nella prima parte del 2016, dovuto a consumi e investimenti delle imprese. Ma l'orientamento degli osservatori anglosassoni è positivo, anche perché gli ultimi dati macro lasciano intendere un'accelerazione nei trimestri successivi. Concorde Vincenzo Longo di Ig Markets: "Gli operatori stanno già apprezzando le brillanti cifre macro rilasciate nelle ultime settimane, tanto che la crescita del Pil potrebbe subire una forte scossa in questo secondo trimestre. Secondo le stime della Federal Reserve di Atlanta, la crescita acquisita con questi primi dati di aprile dovrebbe essere del 2,9%".
Si tratta di indicazioni che orientano l'umore di Wall Street e della Federal Reserve, impegnata nella difficile scelta se alzare o meno di rialzare il costo del denaro, dando così seguito alla graduale stretta monetaria avviata nel dicembre scorso dopo otto anni di politica ultra-espansiva. Dopo la chiusura dei mercati europei, la presidente della Fed, Janet Yellen, ha tenuto ad Harvard un discorso in cui ha definito "appropriato" un eventuale aumento dei tassi "nei prossimi mesi".
La dinamica del Pil americano
Oltre al Prodotto Usa, l'attenzione internazionale è stata calamitata dal summit del G7 in Giappone, che si è chiuso oggi e ha preso atto del fatto che "la crescita globale resta moderata e sotto il potenziale, mentre rimangono i rischi di una dinamica economica debole", sottolineando poi che "la crescita globale è una priorità urgente". Nella dichiarazione finale si centrano le attese dei mercati quando si sostiene la necessità di usare tutti gli strumenti - monetari, fiscali e strutturali - per sostenere la ripresa, anche se con i soliti toni misurati e non certo densi di ricette concrete; era però il richiamo al quale guardavano, ad esempio, gli economisti di Aberdeen nel report della vigilia del summit. Reiterato, poi, il riferimento al rischio Brexit, con una unitaria condanna come "nuovo grande rischio" che pende sulla testa dell'econonomia mondiale.
A corollario di questi impegni, sia la Cina che il Giappone hanno lanciato segnali che hanno sostenuto l'umore dei mercati: Pechino ha fatto sapere di avere spazio fiscale per sostenere ulteriormente la crescita domestica, mentre Tokyo ha messo in agenda il rinvio dell'innalzamento dell'Iva dall'8 al 10%, che nei prossimi mesi potrebbe deprimere i consumi. Se il petrolio ha preso poi una pausa nel recente percorso di consolidamento, il dollaro ha dato segnali di stabilizzazione.
Se si considera anche l'accordo sulla Grecia raggiunto in sede di Eurogruppo, nell'ultima ottava si sono andati sciogliendo quei nodi che pesavano sui listini e non a caso i mercati hanno recuperato le perdite della prima parte del mese. Le Borse europee chiudono però caute, con Milano che cede lo 0,17% finale. Poco mosse anche le altre Piazze Ue: Londra segna un lieve rialzo (+0,08%) con Francoforte (+0,13%) e Parigi cede (+0,05%). Da segnalare l'operazione del Creval, che ha venduto il 2% di Anima Holding sul mercato per un controvalore di 33 milioni. Unicredit ha invece incassato l'ok delle autorità europee per una joint venture tra la controllata nell'asset management, Pioneer, con il Santander. Positiva Wall Street con il Dow Jones che guadagna lo 0,24%, il Nasdaq che avanza dello 0,65% e lo S&P 500 che mette a segno un progresso dello 0,42%.
Il cambio euro-dollaro è in leggero calo sotto quota 1,12, con la moneta del Vecchio continente che cambia a 1,115 biglietti verdi. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si restringe poco sopra 120 punti base con il decennale italiano che rende l'1,35%. Il Tesoro ha incassato un nuovo record sui Bot a sei mesi, che in un'asta da 6 miliardi hanno ritoccato il minimo storico con un rendimento negativo patri a -0,262%, nove punti base in meno rispetto al precedente collocamento. Sostenuta la domanda, con oltre 9,75 miliardi di euro sul lato della richiesta a fronte di un importo offerto e assegnato appunto di 6 miliardi.
Ricca l'agenda macroeconomica: l'Istat traccia il calo della fiducia dei consumatori italiani a maggio, mentre è in recupero quella delle imprese. In Francia era già emersa la risalita dell'indice dei consumatori, a 98 punti contro i 94 di aprile. In Giappone, ad aprile i prezzi al consumo sono risultati di nuovo in calo, con una flessione, esclusi i prodotti deperibili, dello 0,3% annuo. Di nuovo negli Stati Uniti per segnalare che la fiducia dei consumatori, misurata dall'indice Michigan, è salita in maggio, a 94,7 da 89 di aprile. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che scommettevano su quota 95,4.
Come accennato, il petrolio è in calo dopo i recenti rally: alla chiusura dei mercati Ue, il Wti e il Brent sono appaiati in area 49 dollari al barile. Oro debole a 1.212 dollari l'oncia.