Cdm, via libera alla vendita delle Poste. Rinviati i voucher
Valentina Conte, di VALENTINA CONTESlittano le correzioni al Jobs act, che prevedevano multe salate per i datori di lavoro che non segnalano in tempo l'uso dei voucheristi. Rinviati anche i nuovi incentivi per i contratti di solidarietà espansivi. Secondo le voci di corridoio, solo per questioni tecniche riguardanti provvedimenti minori
ROMA - Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo per la vendita del 29,7% di Poste Italiane. Il residuo 35%, come preannunciato nei giorni scorsi, dovrebbe essere trasferito alla Cassa depositi e Prestiti. Slitta, invece, al prossimo Consiglio dei ministri l'approvazione dei correttivi del Jobs act, che tra l'altro introdurranno la tracciabilità dei voucher. Secondo quanto si apprende al termine della riunione, la decisione è stata presa per fare alcuni approfondimenti di natura tecnica e su altri punti minori del decreto.
Ecco i principali punti al centro dei provvedimenti e rinviati alla prossima riunione.
Voucher. Gli imprenditori o professionisti che utilizzano i ticket da 10 euro lordi l'ora per remunerare prestazioni di lavoro accessorio devono mandare un sms o una mail alla sede territoriale dell'Ispettorato del lavoro almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione. Indicando i dati anagrafici o il codice fiscale del…
Ecco i principali punti al centro dei provvedimenti e rinviati alla prossima riunione.
Voucher. Gli imprenditori o professionisti che utilizzano i ticket da 10 euro lordi l'ora per remunerare prestazioni di lavoro accessorio devono mandare un sms o una mail alla sede territoriale dell'Ispettorato del lavoro almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione. Indicando i dati anagrafici o il codice fiscale del…
ROMA - Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo per la vendita del 29,7% di Poste Italiane. Il residuo 35%, come preannunciato nei giorni scorsi, dovrebbe essere trasferito alla Cassa depositi e Prestiti. Slitta, invece, al prossimo Consiglio dei ministri l'approvazione dei correttivi del Jobs act, che tra l'altro introdurranno la tracciabilità dei voucher. Secondo quanto si apprende al termine della riunione, la decisione è stata presa per fare alcuni approfondimenti di natura tecnica e su altri punti minori del decreto.
Ecco i principali punti al centro dei provvedimenti e rinviati alla prossima riunione.
Voucher. Gli imprenditori o professionisti che utilizzano i ticket da 10 euro lordi l'ora per remunerare prestazioni di lavoro accessorio devono mandare un sms o una mail alla sede territoriale dell'Ispettorato del lavoro almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione. Indicando i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. Se non lo fanno o lo fanno fuori tempo massimo, rischiano una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore non segnalato. Una stretta voluta dal governo per contrastarne l'abuso, dopo il boom dello scorso anno e le cifre esplosive dei primi mesi del 2016. Il settore agricolo viene poi escluso dal tetto massimo di 2 mila euro di retribuzione con i voucher. Questo significa che, fermo restando il limite generale massimo di 7 mila euro di guadagni da voucher in un anno, solo in agricoltura sarà possibile per il singolo committente superare il vincolo di 2 mila euro pagati ad un lavoratore. Vincolo che rimane negli altri settori, laddove nessuno può ricevere più di 2 mila euro da uno stesso datore.
Solidarietà espansiva. Il decreto rilancia i contratti di solidarietà espansiva, esistenti sin dal 1984 ma di fatto inapplicati. Sarà possibile per le aziende, in alcuni casi specifici, passare dalla solidarietà difensiva (il taglio delle ore per evitare i licenziamenti) a quella espansiva. E dunque fare assunzioni incentivate da sgravi contributivi. L'integrazione del salario ai lavoratori in solidarietà sarà dovuta per il 50% dallo Stato-Inps e l'altro 50% dall'azienda (ora è coperta tutta dalla cassa integrazione straordinaria, dunque con soldi pubblici). Il minore esborso dello Stato verrà impiegato per incoraggiare le assunzioni. L'azienda che dunque trasforma i contratti di solidarietà da difensiva a espansiva dovrà assumere per coprire le ore tagliate. E su quelle assunzioni potrà scegliere tra due tipi di sgravi: minori contributi per tre anni (15% il primo anno, poi 10% e 5%) oppure i contributi molto bassi applicati ai contratti degli apprendisti, se si assume un giovane under 29. Potranno accedere a questo schema solo le aziende che già sono in solidarietà (da prima dell'1 gennaio 2016) oppure tutte le aziende che (di qui in poi) hanno fatto almeno dodici mesi di solidarietà espansiva, potendo contare dunque su due anni ulteriori di espansiva. Potenziale interessata è Telecom, visto che dal primo gennaio scorso 30 mila suoi dipendenti (su 55 mila) sono in solidarietà all'8% (lavorano il 92% del tempo). Nel gennaio del 2017 potrebbe decidere di passare all'espansiva incentivata.
Inapp. Nasce l'Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche che prende il posto dell'Isfol, ente pubblico di ricerca sui temi della formazione, oggi commissariato (il commissario è l'economista Stefano Sacchi, tra gli autori del Jobs act e "padre" della Naspi, il nuovo sussidio di disoccuppazione). Non è solo un cambio di nome, ma anche di missione. L'Inapp potrà fare ricerca a tutto campo, dunque non solo limitata alla sfera della formazione. Ma rivolta a tutte le politiche sociali e pubbliche. Dunque anche investigare su povertà e disuguaglianza, laddove impattano sul mercato del lavoro. L'Isfol oggi - ente di ricerca vigilato dal ministero del Lavoro creato il 15 gennaio 1972 - conta su 600 dipendenti, ma 100 di questi andranno all'Anpal, l'agenzia per le politiche attive (il nuovo collocamento), che però non farà ricerca. In arrivo anche un primo bando pubblico aperto a tutti per reclutare dieci nuovi ricercatori per l'Inapp, tra economisti applicati, econometrici, statistici.
Ecco i principali punti al centro dei provvedimenti e rinviati alla prossima riunione.
Voucher. Gli imprenditori o professionisti che utilizzano i ticket da 10 euro lordi l'ora per remunerare prestazioni di lavoro accessorio devono mandare un sms o una mail alla sede territoriale dell'Ispettorato del lavoro almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione. Indicando i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione. Se non lo fanno o lo fanno fuori tempo massimo, rischiano una sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore non segnalato. Una stretta voluta dal governo per contrastarne l'abuso, dopo il boom dello scorso anno e le cifre esplosive dei primi mesi del 2016. Il settore agricolo viene poi escluso dal tetto massimo di 2 mila euro di retribuzione con i voucher. Questo significa che, fermo restando il limite generale massimo di 7 mila euro di guadagni da voucher in un anno, solo in agricoltura sarà possibile per il singolo committente superare il vincolo di 2 mila euro pagati ad un lavoratore. Vincolo che rimane negli altri settori, laddove nessuno può ricevere più di 2 mila euro da uno stesso datore.
Solidarietà espansiva. Il decreto rilancia i contratti di solidarietà espansiva, esistenti sin dal 1984 ma di fatto inapplicati. Sarà possibile per le aziende, in alcuni casi specifici, passare dalla solidarietà difensiva (il taglio delle ore per evitare i licenziamenti) a quella espansiva. E dunque fare assunzioni incentivate da sgravi contributivi. L'integrazione del salario ai lavoratori in solidarietà sarà dovuta per il 50% dallo Stato-Inps e l'altro 50% dall'azienda (ora è coperta tutta dalla cassa integrazione straordinaria, dunque con soldi pubblici). Il minore esborso dello Stato verrà impiegato per incoraggiare le assunzioni. L'azienda che dunque trasforma i contratti di solidarietà da difensiva a espansiva dovrà assumere per coprire le ore tagliate. E su quelle assunzioni potrà scegliere tra due tipi di sgravi: minori contributi per tre anni (15% il primo anno, poi 10% e 5%) oppure i contributi molto bassi applicati ai contratti degli apprendisti, se si assume un giovane under 29. Potranno accedere a questo schema solo le aziende che già sono in solidarietà (da prima dell'1 gennaio 2016) oppure tutte le aziende che (di qui in poi) hanno fatto almeno dodici mesi di solidarietà espansiva, potendo contare dunque su due anni ulteriori di espansiva. Potenziale interessata è Telecom, visto che dal primo gennaio scorso 30 mila suoi dipendenti (su 55 mila) sono in solidarietà all'8% (lavorano il 92% del tempo). Nel gennaio del 2017 potrebbe decidere di passare all'espansiva incentivata.
Inapp. Nasce l'Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche che prende il posto dell'Isfol, ente pubblico di ricerca sui temi della formazione, oggi commissariato (il commissario è l'economista Stefano Sacchi, tra gli autori del Jobs act e "padre" della Naspi, il nuovo sussidio di disoccuppazione). Non è solo un cambio di nome, ma anche di missione. L'Inapp potrà fare ricerca a tutto campo, dunque non solo limitata alla sfera della formazione. Ma rivolta a tutte le politiche sociali e pubbliche. Dunque anche investigare su povertà e disuguaglianza, laddove impattano sul mercato del lavoro. L'Isfol oggi - ente di ricerca vigilato dal ministero del Lavoro creato il 15 gennaio 1972 - conta su 600 dipendenti, ma 100 di questi andranno all'Anpal, l'agenzia per le politiche attive (il nuovo collocamento), che però non farà ricerca. In arrivo anche un primo bando pubblico aperto a tutti per reclutare dieci nuovi ricercatori per l'Inapp, tra economisti applicati, econometrici, statistici.