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La Ue estende il piano Juncker oltre il 2018: mobilitati 100 miliardi in un anno

L'Italia è il primo beneficiario dell'operazione lanciata dodici mesi fa per colpare il gap di investimenti nell'Unione europea. Il presidente della Commissione Ue: "Funziona a dispetto dei pessimisti, per questo proponiamo di estenderlo"
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MILANO - Il piano funziona e per questo verrà esteso oltre il 2018. Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, festeggia il primo anno dell'entrata in funzione dell'Efsi, il Fondo europeo per gli investimenti strategici da 315 miliardi e di cui sono già stati mobilitati 100 miliardi. Bruxelles, inoltre, ha confermato che l'Italia è il primo beneficiario con ben 45 mila Pmi coinvolte.

La Commissione europea, quindi, propone di aumentare i fondi previsti per tutte le Pmi, visto il successo riscontrato finora degli accordi di finanziamento con le banche per facilitare l'accesso al credito. Si fa poi strada anche l'idea di utilizzare un veicolo finanziario tipo l'Efsi per investimenti nei Paesi terzi in via di sviluppo. "Il Piano sta funzionando a dispetto dei pessimisti, per questo proponiamo di estenderlo dopo il 2018", ha dichiarato Juncker.

In dodici mesi la Bei (Banca europea degli investimenti) ha approvato …
MILANO - Il piano funziona e per questo verrà esteso oltre il 2018. Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, festeggia il primo anno dell'entrata in funzione dell'Efsi, il Fondo europeo per gli investimenti strategici da 315 miliardi e di cui sono già stati mobilitati 100 miliardi. Bruxelles, inoltre, ha confermato che l'Italia è il primo beneficiario con ben 45 mila Pmi coinvolte.

La Commissione europea, quindi, propone di aumentare i fondi previsti per tutte le Pmi, visto il successo riscontrato finora degli accordi di finanziamento con le banche per facilitare l'accesso al credito. Si fa poi strada anche l'idea di utilizzare un veicolo finanziario tipo l'Efsi per investimenti nei Paesi terzi in via di sviluppo. "Il Piano sta funzionando a dispetto dei pessimisti, per questo proponiamo di estenderlo dopo il 2018", ha dichiarato Juncker.

In dodici mesi la Bei (Banca europea degli investimenti) ha approvato 64 progetti per 9,3 miliardi di euro, mentre il fondo europeo ha dato l'ok a 185 accordi di finanziamento per le piccole e medie imprese con un totale 3,5 miliardi finanziati a beneficio di 141.800 pmi: complessivamente, queste operazioni che coinvolgono 26 paesi, dovrebbero attrarre in totale (cioè compresi i fondi pubblici) oltre 100 miliardi di euro. Il moltiplicatore, che indica quanti capitali prevalentemente privati possono essere mobilitati sulla base del finanziamento pubblico, è di 1 a 7,81. Tenendo conto che a sua volta i fondi Bei fanno scattare un moltiplicatore di 1 a 3, il moltiplicatore complessivo è risultato finora di 1 a 23,4. Superiori, quindi, alle previsioni Ue di 1 a 15 (ovvero 315 miliardi mobilitati a fronte di 22 miliardi di garanzie e fondi europei).

Come detto, l'Italia è il primo beneficiario del fondo: lungo la Penisola sono stati approvati i finanziamenti di 8 progetti di infrastrutture per 1,4 miliardi, dalla Banca europea di investimenti, che dovrebbero salire a 4,9 miliardi con l'intervento di fondi pubblici e privati e consentire di creare 3.200 posti di lavoro; inoltre, verranno finanziate 44.840 piccole e medie imprese con 353 milioni che arriveranno a 7,8 miliardi con l'"effetto leva".

Nel dettaglio, il piano per gli investimenti della Commissione europea, concepito per mobilitare 315 miliardi di euro in tre anni, ruota attorno un fondo speciale (Efsi, fondo europeo per gli investimentistrategici) gestito dalla Banca europea per gli investimenti (Bei). Dotato di 21 miliardi di garanzia, l'Efsi dovrebbe generare un effetto leva fino a 315 miliardi di euro da spendere in grandi opere fino al 2018. Dopo un anno circa 150mila piccole e medie imprese sono state selezionate per ricevere accesso al credito, sono stati approvati 64 progetti infrastrutturali, consentito l'avvio di oltre 100mila nuove imprese (startup), per circa 100 miliardi di investimenti innescati fin qui, secondo le previsioni. Il 29% dei progetti approvati riguarda il settore dell'energia, il 23% la ricerca e lo sviluppo, il 13% ciascuno i settori trasporti ed economia digitale, il 9% ciascuno ambiente/ efficienza nell'uso delle risorse e piccole e medie imprese, il 4% le infrastrutture sociali.

Tuttavia, Bruxelles si rende conto che il fondo da solo non basta a colmare "buco" di investimenti nella Ue. L'obiettivo è dunque "continuare a mobilitare capitale privato nel settore del finanziamento degli investimenti, cruciale per il futuro economico dell'Unione europea". Va rafforzato però un aspetto che Bruxelles ritiene fondamentale: deve trattarsi di investimenti "aggiuntivi" rispetto a quelli già previsti nel quadro della cooperazione pubblico-privato. Secondo la Commissione europea il "buco" di investimenti nella Ue va da 270 a 340 miliardi di euro. Secondo l'istituto Bruegel di Bruxelles il 'gap' sarebbe di 260 miliardi solo per i 15 Stati Ue (esclusi quindi quelli entrati nella Ue nell'ultimo decennio). L'istituto di ricerca economica di Berlino Diw calcola nell'Eurozona un fabbisogno di 180 miliardi l'anno. Secondo uno studio condotto dal gruppo liberale del Parlamento europeo il 'gap' di investimenti dal 2008 sarebbe di 700 miliardi.