RISPOSTAREP. Cosa succede agli italiani se Londra esce?
Gli ultimi sondaggi hanno rafforzato le posizioni degli euroscettici: anche gli indici di Financial Times e Bloomberg danno ormai in vantaggio l'opinione di chi vuole uscire dalla Ue, anche se la quota di indecisi è enorme. Numeri che hanno depresso la divisa britannica, che si è portata ai minimi da un mese e mezzo in area 1,416 dollari; secondo gli analisti - qualora il voto dovesse portare all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione - il pound raggiungerebbe rapidamente i livelli minimi da trent'anni. Non mancano ovviamente coloro che scommettono su questo possibile scenario: secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission, hedge fund e speculatori stanno puntando sulla debolezza della sterlina con una forza che non si vedeva dal giugno 2013. Bloomberg aggiunge che il Bitcoin si sta rivalutando di fronte a tanta incertezza, trattando ai massimi dal febbraio 2014.
Brexit, cosa succederà alla sterlina? Con l'uscita dalla Ue, in picchiata a 1,3 dollari
Comunque vada a finire, il 24 giugno la star dei mercati sarà la sterlina. Il day-after, il "dopo referendum" sulla Brexit segnerà la svolta dell'anno per i mercati e per la moneta della Corona. Gli analisti e gli economisti ne sono convinti: quelli sentiti in un sondaggio di Bloomberg dicono chiaramente che ci saranno movimenti fortissimi sul mercato. In caso di uscita dalla Ue, il pound potrebbe precipitare ai livelli minimi da un trentennio. In caso di vittoria del filo con Bruxelles, saranno quanto meno raggiunti i massimi dell'anno. Da una parte, in sostanza si scenderebbe sotto 1,35 dollari, mentre in caso di vittoria del "remain" si andrebbe verso 1,50 dollari. I livelli attuali della sterlina sono intorno a 1,42 dollari e 1,26 euro. Nel primo grafico dell'agenzia Usa si indica come si collocano le previsioni degli economisti a seconda di vittoria di Brexit (rosso) o Bremain (blu). Quasi la metà del panel crede che con un voto per salutare la compagnia Ue la sterlina precipiterà sotto 1,30 dollari. Nel secondo grafico, l'andamento della sterlina contro il dollaro da inizio 2015 ad oggi. Nel terzo grafico, invece, ciò che spaventa i mercati: negli ultimi sondaggi, l'opzione "leave" ha superato quella "remain"
L'euro ha chiuso in rialzo poco sotto quota 1,13 dollari, dopo essere balzato venerdì oltre 1,14 dollari. In recupero anche verso lo yen a 120,13, mentre la sterlina riesce a riguadagnare qualche posizione nella seconda parte di seduta. Lo spread tra Btp e Bund segna un rialzo in area 143 punti base, con il rendimento del titolo decennale italiano all'1,45%. Il Tesoro non ha risentito delle tensioni e ha collocato in asta tutti i 7 miliardi di euro di Btp a 3 e 7 anni e due trentennali con esiti vari: tassi in rialzo sul titolo triennale mentre cala quello sul 7 anni. Il rendimento del Btp a tre anni è salito a 0,08% da 0,04% dell'asta di maggio, mentre quello del 7 anni é sceso a 0,83% da 0,87% precedente. Il tasso del Btp trentennale con scadenza marzo 2047 è pari al 2,49% e quello del Btp settembre 2044 al 2,44%.
Sull'umore degli investitori pesano anche i dubbi sulle Banche centrali: si attendono indicazioni da parte della Fed e della Bank of Japan, le cui riunioni sono in agenda rispettivamente mercoledì e giovedì prossimo. Dalla Banca centrale americana non si aspetta il secondo rialzo dei tassi - dopo quello avvenuto a dicembre - ma Janey Yellen potrebbe lasciare aperta la porta a un ritocco del costo del denaro a luglio, anche se ormai la maggioranza degli osservatori prevede si debba attendere la fine dell'anno per la stretta monetaria. L'agenda marco odierna si concentra sulla Cina, dove i dati confermano la stabilizzazione dell'economia: la produzione industriale è salita del 6% annuo a maggio (in linea con le attese), mentre le vendite al dettaglio hanno segnato un +10%, solo leggermente inferiore alle aspettative. In rallentamento, infine, gli investimenti fissi con un +9,6% anno a maggio. Secondo l'Ocse, la crescita del Pil nell'area G20 è stata dello 0,7% nel primo trimestre, come nel trimestre precedente.
Come accennato, tra le materie prime viene premiato il bene rifugio per eccellenza: l'oro è salito ai massimi da oltre tre settimane e alla chiusura dei mercati europei il lingotto segna 1.282 dollari l'oncia. Dall'inizio dell'anno il lingotto si è apprezzato del 20%. Il petrolio risente della debolezza generale e - dopo aver rivisto quota 52 dollari poche sedute fa - quando terminano gli scambi Ue il Wti si stabilizza in area 49 dollari al barile, mentre il Brent è a 50,6 dollari.