Economia

Le Borse rimbalzano dopo aver perso 2.500 miliardi: Milano +1,5%

Dalla Federal Reserve non si attendono novità sui tassi, ma importanti indicazioni sulla tempistica delle prossime strette monetarie. Lo spread chiude poco mosso a 150 punti, il rendimento del Bund tedesco è azzerato. Tokyo recupera lo 0,4%, mentre le azioni cinesi restano ancora fuori dall'indice Msci sugli emergenti. Incubo Brexit in Gran Bretagna, ma i senza lavoro sono ai minimi da 11 anni

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MILANO - I mercati rimbalzano dopo cinque giornate di forti ribassi legati ai timori per l'avanzata dei favorevoli all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, in vista del referendum del 23 giugno prossimo: un'ondata di vendite costata 2.500 miliardi di dollari alle azioni globali, nell'ultima settimana. La Brexit resta il tema dominante di queste sedute borsistiche, caratterizzate dalla vendita di azioni e investimenti più rischiosi in favore della convergenza verso i porti sicuri quali l'oro, lo yen e i titoli di Stato dei Paesi più solidi. Non è un caso che il Bund tedesco decennale abbia per la prima volta registrato rendimenti negativi. Ufficialmente il referendum britannico non è sull'agenda dei ministri dell'Economia e delle Finanze riuniti domani e dopodomani a Lussemburgo, prima all'Eurogruppo e poi all'Ecofin. Ma, filtra dalle stanze Ue, il rischio di shock legato al voto sarà sollevato dal Fondo monetario internazionale nella sua valutazione sull'Eurozona.

I listini europei chiudono oggi in positivo, in attesa di conoscere l'esito della runione della Federal Reserve sui tassi d'interesse dalla quale non si aspettano decisioni di politica monetaria, ma indicazioni sulla salute dell'economia americana e sulle prossime mosse. Milano conferma il progresso della mattinata e chiude con un +1,49%. Bene anche le altre Borse Ue: Parigi recupera l'1%, Francoforte e Londra seguono rispettivamente a +0,9 e +0,73%. I listini asiatici hanno trattato in rialzo, nonostante non sia arrivata l'attesa inclusione delle azioni cinesi di classe A - quotate a Shanghai e Shenzhen - all'interno del paniere Msci messo a punto da Morgan Stanley Capital International. Chiusura in leggero calo per Wall Street: il Dow Jones ha perso lo 0,20%, il Nasdaq lo 0,18% e l'indice S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,18%.

Dalla Federal Reserve nessun annuncio a sorpresa: tassi fermi col rischio Brexit e previsioni in ribasso sul Pil Usa. Sul fronte italiano si registrano le due relazioni di Antitrust e Ivass su concorrenza e assicurazioni, mentre a Roma il Consiglio dei Ministri si riunisce per approvare il decreto che sanziona i "furbetti del cartellino". Si segnala intanto l'inflazione francese, salita a maggio dello 0,4% su mese e ferma su anno, mentre il tasso di disoccupazione a tre mesi della Gran Bretagna è sceso al 5% ad aprile: un successo per il premier David Cameron, che spera che i senza lavoro ai minimi da 11 anni siano un buon viatico in vista del referendum. La prima stima di Eurostat delle esportazioni di beni della zona euro nel resto del mondo ad aprile indica un calo del'1% rispetto ad aprile 2015: sono passate da 173,9 miliardi a 172,3 miliardi. Le importazioni sono calate del 5% passando da 153 miliardi a 144,8 miliardi. Di conseguenza il surplus nel commercio di beni è stato di 27,5 miliardi rispetto a 20,9 miliardi un anno prima. Negli Usa, l'indice Empire State sul manifatturiero di New York sale più delle attese a 6,01 punti a giugno. Sopra le stime anche il +0,4% dei prezzi alla produzione di maggio, mentre la produzione industriale ha deluso con un -0,4% a maggio (l'agenda dei mercati).

Chiusura in leggero rialzo per l'euro che ha concluso le contrattazioni a 1,1234 dollari contro gli 1,1202 dei livelli di ieri. Tira il fiato la sterlina, complici i buoni dati sul lavoro, con un cambio a 1,4195 dollari. Poco mosso in chiusura lo spread tra Btp e Bund, intorno a 150 punti base con un rendimento dell'1,5% per i decennali italiani e praticamente a zero per gli omologhi tedeschi.

Dopo le recenti ondate di vendite, anche la Borsa di Tokyo è riuscita a chiudere in timido recupero con l'indice di riferimento, il Nikkei 225, che ha terminato a 15.919,58 punti, segnando un progresso dello 0,38%. Shanghai ha registrato un rialzo di circa l'1,5%.

Sulla principale Borsa cinese non ha pesato la notizia che l'indice Msci dei mercati emergenti ha deciso di escludere ancora le azioni cinesi di classe A, dando così le spalle per la terza volta alle ambizioni finanziarie delle Piazze cinesi con la motivazione che "gli investitori vogliono vedere ulteriori miglioramenti nell'accessibilità delle azioni di classe A cinesi". Tra le motivazioni della scelta, l'indice ha poi segnalato che le autorità cinesi hanno già prodotto in questo senso "significativi miglioramenti" con un "chiaro impegno" a rendere le A shares in linea con gli standard internazionali. La mancata inclusione delle azioni di classe A quotate sui listini cinesi rende l'indice di Morgan Stanley "incompleto", secondo la China Securities Regulatory Commission, l'ente regolatore dei mercati azionari cinesi. "La Cina è oggi la seconda economia del pianeta - ha spiegato il portavoce della Csrc, Deng Ge - L'influenza delle azioni di classe A è in graduale crescita sui mercati internazionali". Da segnalare anche il fatto che la Banca centrale cinese (Pboc) ha deciso oggi di fissare la parità dello yuan sul dollaro a quota 6,6001, ai livelli più bassi da febbraio 2011.

Il prezzo del petrolio, che ha visto i minimi da tre settimane, prosegue debole dopo il dato delle scorte Usa, scese di 993mila unità contro attese per una riduzione di 2,1 milioni di barili. Alla chiusura dei mercati Ue, il Wti tratta a 48,5 dollari al barile e il Brent segna 49,6 dollari. Il prezzo dell'oro è invece stabile sui massimi dell'ultimo mese: il prezzo del metallo con consegna immediata è di 1.285 dollari l'oncia.