ROMA - Non cambiano le regole del gioco in materia di concorrenza. Il governo esprime parere contrario alla proposta dei senatori Margiotta (Pd) e Di Biagio (Ncd) che avrebbe ritoccato la legge 287 del 1990 con l'obiettivo di aiutare Enel nella partita dell'Internet a banda larga. Dopo l'altolà del governo, arrivato attraverso lo Sviluppo Economico, nei giorni prossimi ci sarà anche il voto negativo della Commissione Industria.
La proposta Margiotta e Di Biagio - se approvata - avrebbe abrogato il comma 2 quater, articolo 8, della legge della Concorrenza del 1990. Il comma prevede che, in alcuni casi, una società (metti l'Enel) deve condividere i suoi beni, i suoi servizi ed anche le sue informazioni con i concorrenti (come è Tim). Quest'obbligo di condivisione scatta in due casi. Quando una società offre un servizio di interesse generale (ad esempio la fornitura di elettricità); e quando questa stessa società assicura beni, strutture, informazioni a una sua controllata.
Ora Enel trasferirà certamente ad Enel Open Fiber i beni, i servizi e le informazioni utili alla posa della fibra ottica per l'Internet ultra veloce. Ma il concorrente Tim - forte del principio fissato nella legge sulla Concorrenza del 1990 - ha già reclamato per sé queste stesse cose (beni, servizi, notizie) alle identiche condizioni di cui gode Enel Open Fiber. La sua richiesta rischiava di cadere nel vuoto o di impantanarsi se la Commissione Industria avesse abrogato il famoso comma della legge sulla Concorrenza del 1990. Questo scenario è per il momento scongiurato.
In una sua nota ufficiale, Enel ha negato di essere l'ispiratrice dell'iniziativa dei senatori Margiotta e Di Biagio. E ha ribadito che offrirà pari condizioni ai concorrenti - nella partita della banda larga - a prescindere dalle novità legislative. Ma il senatore Salvatore Margiotta, alla vigilia del voto, ha detto chiaro e tondo che la sua proposta voleva supportare il colosso elettrico nella disfida dell'Internet veloce. La tesi di Margiotta è che la norma del 1990 è superata e beffarda perché favorisce un'azienda fortissima nelle connessioni web (come Tim) mentre penalizza quella più debole perché nuova del settore (come Enel Open Fiber).
In questa vicenda, ha svolto un ruolo chiave il presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti del Pd. I verbali della seduta di mercoledì scorso rivelano che il governo, inizialmente, era a favore dell'abrogazione del comma. È stato Mucchetti a frenare il treno in corsa, quando ha chiesto di capire meglio le implicazioni di questa abrogazione. La pausa di riflessione - deduciamo oggi - ha indotto il governo a un ripensamento. Il comma resterà dov'è.
Luigi Marino (area Popolare) è il relatore del nuovo disegno di legge sulla Concorrenza che avrebbe veicolato la correzione alle norme del 1990. Dice ora Marino: "Mi sono convinto che il no a questa modifica sia la scelta più saggia. Altrimenti avremmo toccato un'architrave della regolazione in materia di monopoli pubblici. Giusto dunque lasciare le cose come stanno".
Gli effetti dall'abrogazione del comma si sarebbero visti anche in un'altra vicenda, stavolta nel campo della telefonia. Forte di questo stesso comma del 1990, sotto la regìa del dirigente Antongiulio Lombardi, H3g ha portato Poste Italiane davanti all'Antitrust e l'ha sconfitta. In sostanza l'Antitrust ha obbligato Poste ad ospitare i punti vendita di H3g - dunque della Tre - nei suoi uffici postali, accanto ai punti vendita di Poste Mobile. Ora il voto della Commissione Industria di oggi consolida le speranze di H3g di entrare negli uffici postali con le sue offerte commerciali (abbonamenti, cellulari). E con maggiore forza H3g punterà sul risarcimento del danno per la chiusura di Poste nel passato, di fronte alle prime formali richieste di ospitalità. H3g ha già invocato il risarcimento davanti al Tribunale civile di Roma.
La proposta Margiotta e Di Biagio - se approvata - avrebbe abrogato il comma 2 quater, articolo 8, della legge della Concorrenza del 1990. Il comma prevede che, in alcuni casi, una società (metti l'Enel) deve condividere i suoi beni, i suoi servizi ed anche le sue informazioni con i concorrenti (come è Tim). Quest'obbligo di condivisione scatta in due casi. Quando una società offre un servizio di interesse generale (ad esempio la fornitura di elettricità); e quando questa stessa società assicura beni, strutture, informazioni a una sua controllata.
Ora Enel trasferirà certamente ad Enel Open Fiber i beni, i servizi e le informazioni utili alla posa della fibra ottica per l'Internet ultra veloce. Ma il concorrente Tim - forte del principio fissato nella legge sulla Concorrenza del 1990 - ha già reclamato per sé queste stesse cose (beni, servizi, notizie) alle identiche condizioni di cui gode Enel Open Fiber. La sua richiesta rischiava di cadere nel vuoto o di impantanarsi se la Commissione Industria avesse abrogato il famoso comma della legge sulla Concorrenza del 1990. Questo scenario è per il momento scongiurato.
In una sua nota ufficiale, Enel ha negato di essere l'ispiratrice dell'iniziativa dei senatori Margiotta e Di Biagio. E ha ribadito che offrirà pari condizioni ai concorrenti - nella partita della banda larga - a prescindere dalle novità legislative. Ma il senatore Salvatore Margiotta, alla vigilia del voto, ha detto chiaro e tondo che la sua proposta voleva supportare il colosso elettrico nella disfida dell'Internet veloce. La tesi di Margiotta è che la norma del 1990 è superata e beffarda perché favorisce un'azienda fortissima nelle connessioni web (come Tim) mentre penalizza quella più debole perché nuova del settore (come Enel Open Fiber).
In questa vicenda, ha svolto un ruolo chiave il presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti del Pd. I verbali della seduta di mercoledì scorso rivelano che il governo, inizialmente, era a favore dell'abrogazione del comma. È stato Mucchetti a frenare il treno in corsa, quando ha chiesto di capire meglio le implicazioni di questa abrogazione. La pausa di riflessione - deduciamo oggi - ha indotto il governo a un ripensamento. Il comma resterà dov'è.
Luigi Marino (area Popolare) è il relatore del nuovo disegno di legge sulla Concorrenza che avrebbe veicolato la correzione alle norme del 1990. Dice ora Marino: "Mi sono convinto che il no a questa modifica sia la scelta più saggia. Altrimenti avremmo toccato un'architrave della regolazione in materia di monopoli pubblici. Giusto dunque lasciare le cose come stanno".
Gli effetti dall'abrogazione del comma si sarebbero visti anche in un'altra vicenda, stavolta nel campo della telefonia. Forte di questo stesso comma del 1990, sotto la regìa del dirigente Antongiulio Lombardi, H3g ha portato Poste Italiane davanti all'Antitrust e l'ha sconfitta. In sostanza l'Antitrust ha obbligato Poste ad ospitare i punti vendita di H3g - dunque della Tre - nei suoi uffici postali, accanto ai punti vendita di Poste Mobile. Ora il voto della Commissione Industria di oggi consolida le speranze di H3g di entrare negli uffici postali con le sue offerte commerciali (abbonamenti, cellulari). E con maggiore forza H3g punterà sul risarcimento del danno per la chiusura di Poste nel passato, di fronte alle prime formali richieste di ospitalità. H3g ha già invocato il risarcimento davanti al Tribunale civile di Roma.