Istat: dal comptometer ai Big Data, novant'anni di storia e le sfide del futuro
Rosaria Amato
Si apre oggi a Roma la dodicesima Conferenza nazionale di Statistica: per l'Istituto è un'occasione importante per fare il punto sulla strada percorsa fino ad oggi e valutare i passi da fare nei prossimi anni: integrazione europea, accessibilità e trasparenza dei dati
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ROMA - Dalle macchine "comptometer", avanzatissime per l'epoca, ai Big Data. Dal primo censimento della popolazione alle statistiche "social". Dai primi passi dell'Istituto Centrale di Statistica in Italia all'unione statistica europea. L'Istat celebra i suoi primi 90 anni, e una delle occasioni per festeggiare e per raccontarli è la Dodicesima Conferenza di Statistica, che si apre oggi a Roma. Tra le tante iniziative dedicate alla statistica del Millennio c'è infatti una mostra storica multimediale che attraverso immagini, filmati d'epoca e altro materiale documentale ricostruisce il lungo cammino attraverso il quale l'Istituto ha seguito le trasformazioni del Paese.
Istat, 90 anni di statistiche e censimenti italiani
Filmati storici con immagini dell'archivio Istat e dell'Istituto Luce ripercorrono i momenti salienti della statistica italiana: l'apertura della prima sede, in Largo Santa Susanna, e il primo presidente, Corrado Gini, il cui nome negli ultimi anni ricorre moltissimo per via dell'indice che misura la disuguaglianza dei redditi, sempre più al centro del dibattito economico e politico in tanti Paesi. E poi la costruzione della sede attuale, in via Cesare Balbo, realizzata in soli due anni, le sfide che man mano si sono presentate per l'elaborazione di strumenti che sono diventati riferimenti fondamentali per il mondo politico e scientifico: il censimento della popolazione, l'Atlante Statistico, il censimento dell'industria e dei servizi, il Rapporto Annuale sulla situazione del Paese. L'esigenza di mettere i dati a disposizione della collettività attraverso una banca dati sempre più accessibile, il bisogno di "raccontare" la statistica in modo da renderla protagonista, lo storytelling, i programmi di diffusione nelle scuole, la statistica condivisa.
In apertura della Conferenza il presidente dell'Istat Giorgio Alleva ha ricordato invece un'altra delle principali sfide che la statistica deve affrontare adesso: "Gli istituti di statistica si trovano a competere con altri soggetti, pubblici e privati, che diffondono spesso dati più tempestivi ma rispettando vincoli di qualità meno stringenti e, soprattutto, senza disporre, nella gran parte dei casi, di un quadro di riferimento concettuale e rigoroso e riconosciuto a livello internazionale". Un diluvio di dati e sondaggi che spesso rischia di concondere l'utente, ingenerando una forma di sfiducia che travolge anche la statistica ufficiale.
Ma la risposta a quello che può sembrare un eccesso di dati passa attraverso un'accurata selezione e integrazione: "Uno dei temi più importanti - dice ancora Alleva - è l'integrazione nella produzione delle statistiche ufficiali dei big data. La strada, che stiamo percorrendo insieme ad altri partner pubblici e privati, non è scevra di difficoltà: è fondamentale che venga garantito stabilmente l'accesso ai dati, spesso di proprietà dei privati". I risultati sono una maggiore trasparenza ma anche una maggiore efficienza: "Una più stretta collaborazione tra le amministrazioni produrrà una significativa riduzione dei costi e contribuirà ad aumentare l'efficienza della pubblica amministrazione e al tempo stesso la disponibilità di informazione statistica di maggiore qualità".
L'integrazione delle fonti non è solo italiana, ma è anche europea, ha ricordato stamane nel suo intervento il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi, parlando di un "nuovo approccio integrato" che permette di gestire al meglio "i fenomeni di maggiore impatto come immigrazione, cambiamenti climatici, nuove generazioni, efficienza energetica", e naturalmente il mercato del lavoro europeo.