MILANO - Risanare l'Ilva e poi quotarla in Borsa "per creare una grande società" che gestisca insieme ai siti Ilva di Taranto, Corneliano e Novi, i siti Arvedi di Cremona e Trieste. Lo ha detto Giovanni Arvedi, presidente dell'omonimo gruppo durate un'audizione al Senato spiegando che suo progetto prevede la creazione di "una società davvero competitiva che potrebbe anche essere quotata in Borsa. Questa società sarà aperta ad altri soggetti siderurgici italiani e potrebbe diventare la spina dorsale strategica per l'Italia per la produzione dei prodotti piani". L'obiettivo sarebbe quello di dare vita a un gruppo siderurgico "capace di produrre 12 milioni di tonnellate di acciaio con un fatturato fra 7-8 miliardi l'anno". Un piano che passa per la verticalità dei prodotti Ilva: "Strutturalmente - spiega Arvedi - ha degli impianti importanti che si completano con Corneliano e Novi insieme alle nostre acciaierie di Trieste e Cremona si consoliderebbe questa ottimizzazione dei prodotti".
L'imprenditore ha poi parlato dell'accordo di governance e del memorandum siglato con il gruppo turco Erdemir in vista della gara per l'acquisizioni dell'Ilva: "Noi andiamo avanti anche senza di loro". Parlando poi di una possibile cordata italiana Arvedi ha detto: "Non c'è più spazio per guerre fra poveri ma c'è spazio per accordi intelligenti per un futuro migliore" aprendo verso il gruppo Marcegaglia, "ho grande stima per questa famiglia che come la nostra lavora ed è sul mercato da 30 anni. E' anche nostro cliente".
Arvedi ha quindi ribadito che il progetto per Ilva, "già spiegato al governo", per produrre acciaio a Taranto si basi sul gas e non sul carbone ma a prezzi "a valori americani". In sostanza la quotazione europea attuale di 20 centesimi al metro cubo, il prezzo dovrebbe essere "la metà, intorno ai 10 centesimi a metro cubo, ma si tratta di un problema europeo, non solo italiano". Secondo Arvedi nei prossimi anni anche grazie all'inagurazione nel 2020 del gasdotto (Tap) in Puglia, nel Mediterraneo arriverà molto gas a prezzi competitivi. Parlando ancora dell'Afo 5 (l'altoforno più potente d'Europa) Arvedi ha sottolineato che "fa la differenza, è discriminate, non si può non accendere l'Altoforno 5".
L'imprenditore ha poi parlato dell'accordo di governance e del memorandum siglato con il gruppo turco Erdemir in vista della gara per l'acquisizioni dell'Ilva: "Noi andiamo avanti anche senza di loro". Parlando poi di una possibile cordata italiana Arvedi ha detto: "Non c'è più spazio per guerre fra poveri ma c'è spazio per accordi intelligenti per un futuro migliore" aprendo verso il gruppo Marcegaglia, "ho grande stima per questa famiglia che come la nostra lavora ed è sul mercato da 30 anni. E' anche nostro cliente".
Arvedi ha quindi ribadito che il progetto per Ilva, "già spiegato al governo", per produrre acciaio a Taranto si basi sul gas e non sul carbone ma a prezzi "a valori americani". In sostanza la quotazione europea attuale di 20 centesimi al metro cubo, il prezzo dovrebbe essere "la metà, intorno ai 10 centesimi a metro cubo, ma si tratta di un problema europeo, non solo italiano". Secondo Arvedi nei prossimi anni anche grazie all'inagurazione nel 2020 del gasdotto (Tap) in Puglia, nel Mediterraneo arriverà molto gas a prezzi competitivi. Parlando ancora dell'Afo 5 (l'altoforno più potente d'Europa) Arvedi ha sottolineato che "fa la differenza, è discriminate, non si può non accendere l'Altoforno 5".