Economia

Monopolio Siae, anche il governo per l'abolizione

Con un ordine del giorno approvato al Senato l'esecutivo si impegna a liberalizzare il mercato dei diritti d'autore, riconoscendo le società di gestione dei diritti musicali concorrenti. Solo due mesi fa il ministro Franceschini aveva difeso l'esclusiva

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ROMA - Non è la fine del monopolio Siae. Ma è un passo in quella direzione. Se piccolo o grande, lo si scoprirà presto. Ieri la Commissione Politiche europee del Senato, che sta discutendo il recepimento della direttiva Barnier sul mercato dei diritti d'autore, ha approvato un ordine del giorno che impegna il governo a intervenire "nella direzione dell'apertura dell'attività di intermediazione ad altri organismi di gestione collettiva", vale a dire le società concorrenti della Siae. La novità politica è che su questo testo c'è anche il parere favorevole del governo, espresso dal sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi. Finora l'esecutivo, per bocca del ministro della Cultura Dario Franceschini, si era opposto in maniera decisa all'eliminazione del monopolio, considerando sufficiente un intervento di riforma della Siae che la renda più efficiente e trasparente.
 
L'opportunità di conservare questa esclusiva del 1941, l'unica in Europa insieme alla Repubblica Ceca, è molto discussa da quando una serie di artisti come Fedez e Gigi D'Alessio sono passati a Soundreef, società di raccolta concorrente alla Siae ma che proprio a causa del monopolio è costretta ad operare dal Regno Unito. Nei giorni scorsi un gruppo trasversale di senatori, tra cui i Pd Pietro Ichino e Laura Puppato e l'ex M5S Serenella Fucksia avevano presentato un emendamento che andava nella direzione di una completa liberalizzazione del mercato dei diritti. Se approvati, avrebbero riportato la legge di recepimento, già in ritardo di oltre un mese sui termini, di nuovo alla Camera. Il compromesso chiuso con il governo ha portato al ritiro dell'emendamento, ma alla firma dell'esecutivo sull'ordine del giorno pro liberalizzazione. Firma di Gozi, ma che non sarebbe mai arrivata senza il via libera del ministro Franceschini.
 
L'ordine del giorno, si legge nel testo, impegna il governo a "individuare la migliore delle soluzioni per garantire il libero mercato dei servizi di tutela dei diritti d'autore, la loro efficienza e la maggiore solvibilità delle agenzie che li svolgono". Non è quindi la liberalizzazione immediata chiesta nei giorni scorsi con molta decisione dall'Antitrust, oltre che da Soundreef. Il Movimento 5Stelle, che sta preparando un disegno di legge sul tema, denuncia la "propaganda" del governo, che approva un "atto di indirizzo non obbligatorio dopo aver fatto ritirare gli emendamenti della sua stessa maggioranza". "Non produce immediatamente effetti giuridici - replica Pietro Ichino - ma c'è un riferimento molto preciso al parere dell'Antitrust: alla prossima occasione in cui se ne parlerà il governo non potrà venir meno all'impegno preso".

Quando dunque? Passata l'opportunità di intervenire con questa legge di recepimento, la prossima occasione potrebbe essere la legge di stabilità. O più probabilmente, considerate le vacanze agostane, un intervento successivo che riorganizzi nel complesso il settore dei diritti. Questione non secondaria quella dei tempi, visto che l'ordine del giorno impegna solo il governo in carica, e con un cambio di esecutivo il monopolio della Siae non verrebbe intaccato. Il rischio che si tratti di un diversivo per smorzare il dibattito in corso, insomma, esiste. Siae non a caso espirme "soddisfazione" per l'esito del dibattito parlamentare. "La battaglia è ancora aperta", ammette Ichino. Come testimonia il piccolo giallo legato al testo dell'ordine del giorno: sul sito del Senato ne è apparso a lungo uno molto meno deciso nel chiedere la liberalizzazione. Sostituito solo dopo qualche ora.

@filipposantelli