Economia

Retribuzioni, piccolo passo avanti sul 2015 ma ai minimi dal 1982

Secondo l'Istat aumenta l'attesa per i rinnovi dei contratti collettivi di lavoro: oggi servono quasi 25 mesi. Nel tendenziale migliorano le paghe di tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (+3,4%), energia elettrica e gas (1,9%). Ancora "freddi" gli statali, per il blocco della contrattazione

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ROMA - Piccolo passo avanti delle retribuzioni a maggio ma nel complesso si registra un rallentamento ai minimi dal 1982. Secondo le rilevazioni Istat alla fine del mese scorso i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 36,0% degli occupati dipendenti e corrispondono al 34,8% del monte retributivo osservato: l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente ma aumenta dello 0,6% nei confronti di maggio 2015. Complessivamente, nei primi cinque mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,7% rispetto al corrispondente periodo del 2015.

E aumenta ancora l'attesa media per il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro e raggiunge un nuovo record. Calcolata sull'insieme dei dipendenti, l'attesa a maggio supera infatti i due anni (24,9 mesi), il valore più alto registrato dall'Istat dall'inizio di queste serie storiche, nel 2005. Un anno fa l'attesa media era di 20,7 mesi. Nel solo settore privato il dato cala a 9,7 mesi, mentre il pubblico impiego sconta il blocco della contrattazione. I contratti in attesa di rinnovo sono 51 relativi a circa 8,2 milioni di dipendenti, di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego. Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di maggio nessun nuovo accordo è stato recepito e nessuno è venuto a scadenza.

Con riferimento ai principali macrosettori, a maggio le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dello 0,7% per i dipendenti del settore privato (0,7% nell'industria e 0,8% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione che sono legati al blocco della contrattazione.

I settori che a maggio presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas (1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori del legno, carta e stampa; della metalmeccanica; dei servizi di informazione e comunicazione; delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.