ROMA - "Il referendum che ha sancito la Brexit potrebbe avere conseguenze preoccupanti per l’Italia nel settore del vino". Ne è convinto Ottavio Cagiano de Azevedo, direttore generale di Federvini, nel commentare l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. La Gran Bretagna, infatti, è il terzo mercato mondiale per il vino tricolore dopo Stati Uniti e Germania, con un giro d'affari pari a 152 milioni di euro nel primo trimestre di quest'anno, in crescita del 7% rispetto al medesimo periodo del 2015 secondo gli ultimi dati Istat elaborati da Ismea (Istituto per il mercato agroalimentare). Inoltre, come evidenzia una ricerca della Wine & Spirit Trade Association (Wsta), presentata a maggio alla London Wine Fair (una sorta di Vinitaly inglese), il commercio di vino nel Regno Unito è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. E il vino è tutt’altro che d’élite, essendo diventato la bevanda alcolica d’elezione per il 60% degli adulti britannici.
INFOGRAFICA Vino, quanto valgono le nostre esportazioni
Cagiano, quali sono i possibili danni di Brexit all'export di vino italiano?
"Accanto ai giganteschi temi culturali, storici e politici che Brexit implica, ci sono degli effetti immediati. Il primo è la svalutazione della sterlina del 30% che scombussola la politica dei prezzi, basata per quel che ci riguarda su criteri di qualità, e favorisce i paesi produttori extraeuropei che fanno concorrenza all’Italia come l'Australia e il Sudamerica. All'improvviso il valore delle nostre esportazioni è stato tagliato di un terzo".
La sterlina debole farà aumentare i prezzi?
"L'incidenza del cambio così forte condiziona le scorte esistenti e i contratti in essere. Inoltre in Uk c'è una forte cultura dei prodotti a marchio della distribuzione, si pensi alle grandi catene come Harrods: anche in questo settore possono nascere nuove triangolazioni con altri paesi fornitori. Queste sono le preoccupazioni immediate di cui dobbiamo tener conto, a prescindere dalle decisioni del governo inglese sui tempi e le modalità di uscita dall'Ue".
Quali sono i vini italiani più venduti in Uk?
"Il Prosecco ha fatto un grande balzo in avanti negli ultimi tempi, ma il mercato inglese è di grande qualità e apprezza le etichette di prestigio. I consumatori britannici hanno imparato la cultura dell'abbinamento e della degustazione e il Regno Unito rappresenta la più bella e completa vetrina in Europa della produzione mondiale di vino di qualità".
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Cagiano, quali sono i possibili danni di Brexit all'export di vino italiano?
"Accanto ai giganteschi temi culturali, storici e politici che Brexit implica, ci sono degli effetti immediati. Il primo è la svalutazione della sterlina del 30% che scombussola la politica dei prezzi, basata per quel che ci riguarda su criteri di qualità, e favorisce i paesi produttori extraeuropei che fanno concorrenza all’Italia come l'Australia e il Sudamerica. All'improvviso il valore delle nostre esportazioni è stato tagliato di un terzo".
La sterlina debole farà aumentare i prezzi?
"L'incidenza del cambio così forte condiziona le scorte esistenti e i contratti in essere. Inoltre in Uk c'è una forte cultura dei prodotti a marchio della distribuzione, si pensi alle grandi catene come Harrods: anche in questo settore possono nascere nuove triangolazioni con altri paesi fornitori. Queste sono le preoccupazioni immediate di cui dobbiamo tener conto, a prescindere dalle decisioni del governo inglese sui tempi e le modalità di uscita dall'Ue".
Quali sono i vini italiani più venduti in Uk?
"Il Prosecco ha fatto un grande balzo in avanti negli ultimi tempi, ma il mercato inglese è di grande qualità e apprezza le etichette di prestigio. I consumatori britannici hanno imparato la cultura dell'abbinamento e della degustazione e il Regno Unito rappresenta la più bella e completa vetrina in Europa della produzione mondiale di vino di qualità".