Economia

Carbone, in Italia e Germania rivincita sul gas

Negli ultimi cinque anni è cresciuto l'uso per la produzione di energia a discapito del gas naturale. I tedeschi lo usano per non dover chiudere miniere e impianti e causare problemi sociali. In Italia per sfruttare il minor costo della materia prima. Il caso Vado Ligure

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MILANO - Sono i paradossi della rivoluzione energetica. Destinata a cambiare il mondo grazie all'utilizzo di energie pulite, anche se nel frattempo si continuano a usare quelle più sporche. Succede in Germania e in Italia: i due paesi europei in testa alle classifiche dell'utilizzo delle fonti rinnovabili. La Germania è prima per investimenti in fotovoltaico ed eolico; il nostro paese per la percentuale di energia prodotta da impianti solari rispetto al totale della produzione. Eppure, negli ultimi cinque anni, Italia e Germania sono i paesi dove maggiormente è cresciuto il peso del carbone bruciato nelle centrali "tradizionali" per produrre elettricità.

In Germania accade per difendere posti di lavoro e non creare emergenze sociali, vista la presenza di miniere di carbone ancora aperte. Ma soprattutto il carbone, che ha costi di approvvigionamento più bassi rispetto agli altri combustibili tradizionali, serve ai tedeschi per gestire il passaggio dal nucleare alle rinnovabili. La cancelliera Angela Merkel a ridosso delle ultime elezioni ha annunciato la chiusura progressiva delle sue centrali atomiche. In verità, ha anche promesso che chiudere cinque grosse centrali a carbone, ma non prima del 2020.

Così in Germania, dal 2010 al 2015 la percentuale di generazione elettrica da carbone sul totale della generazione termica (carbone più gas più nucleare) è salita dal 53 al 63 per cento. Lo stesso se si prende in considerazione la percentuale di generazione elettrica da carbone sul totale della generazione carbone più gas: nel 2010 era al 74 per cento e ora siamo all'81 per cento.

Lo stesso avviene in Italia, dove la crescita del carbone rispetto al gas (in Italia non c'è produzione nucleare) ha subito uno stop nel corso del 2015, ma soltanto perché è stato chiusa la mega centrale di Vado Ligure. Il carbone pesava per il 21% sul totale della generazione termica nel 2010 ed è salita al 32 per cento nel 2014 per poi scendere al 28 per cento negli ultimi dodici mesi.

Sono dati elaborati dalla società specializzata in consulenza sui temi dell'energia Enerdata. Dove si vede che l'effetto "record" del carbone è mitigato dalla crescita delle rinnovabili che contribuiscono così a limitarne l'uso. Ma anche in questo modo, il carbone ha fatto qualche passo avanti lo stesso. In Gerrmania "l'incidenza della generazione da carbone sulla domanda elettrica" nel suo complesso era pari al 48 per cento nel 2010 e ora è del 50%, mentre in Italia siamo passati dal 13% del 2010 al 15 per cento dell'anno scorso.

Dati che sembrano dare ragione a chi sostiere che l'utilizzo del carbone potrà essere controbilanciato soltanto con una tassa sulle emissioni della Co2, una "carbon tax" che potrebbe tornare a far pendere la bilancia economica in favore del gas naturale.