Economia

Istat, nel primo trimestre il deficit è sceso al 4,7% del Pil

E' il miglior risultato dal 2000. I dati dell'Istituto di Statistica mostrano un paese in ripresa: la capacità di spesa delle famiglie è salita del 2,3%, ai massimi dal secondo trimestre 2007. In leggero calo anche la pressione fiscale

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MILANO -  Meno tasse, deficit in calo e potere d'acquisto in aumento (grazie, però, al crollo dell'inflazione). I dati trimestrali diffusi oggi dall'Istat mostrano un Paese che prova a rialzarsi dalle secche delle crisi: certo si tratta di rilevazioni relative al periodo gennaio-marzo, quando ancora la fiducia dei consumatori era in salita e l'ipotesi Brexit sembrava solo fantascienza, ma nei primi tre mesi dell'anno il deficit italiano è calato al 4,7% del Pil in "miglioramento" di 0,5 punti percentuali su base annua. Secondo l'Isituto di statistica si tratta del valore più basso dal 2000 quando si attestò al -3,0%. Contestualemente il potere d'acquisto delle famiglie è aumentato dell'1,1% rispetto agli ultimi tre mesi del 2015: su base annua, invece, la capacità di spesa è salita del 2,3%, il rialzo maggiore dal secondo trimestre del 2007, prima che scoppiasse la crisi. L'aumento si spiega anche con la dinamica dei prezzi: "Il deflatore implicito dei consumi delle famiglie è sceso in termini congiunturali dello 0,3%", ricorda l'Istat. La pressione fiscale, invece, è stata pari al 38,9%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Conti pubblici. Nel dettaglio, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil, informa l'Istat, è stato pari al 4,7%, a fronte del 5,2% registrato nei primi tre mesi del 2015. Il saldo primario è risultato negativo per 4.658 milioni di euro (-5.740 milioni nel I trimestre dell'anno scorso). La relativa incidenza sul Pil è stata pari a -1,2%, a fronte di -1,5% nel primo trimestre del 2015. Il saldo corrente (risparmio) nel primo trimestre 2016 è risultato anch'esso negativo per 8.319 milioni di euro, in lieve miglioramento rispetto al corrispondente trimestre dell'anno precedente. Le uscite totali nel primo trimestre 2016 sono aumentate dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. La loro incidenza sul Pil è diminuita in termini tendenziali di 0,9 punti percentuali, scendendo al 47,6%. Le entrate totali nel primo trimestre 2016 sono aumentate in termini tendenziali dell'1,2% e la loro incidenza sul Pil è stata del 42,9%, in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi del 2015.

Consumi. Migliora la condizione finanziaria delle famiglie italiane nel primo trimestre. Il reddito disponibile è aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono rimasti invariati. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie è risultata pari all'8,8%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2015. Poichè - come detto - il deflatore implicito dei consumi delle famiglie è sceso in termini congiunturali dello 0,3%, il potere d'acquisto delle famiglie è aumentato dell'1,1%. Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici, definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito lordo disponibile, è stato pari al 6,2%, invariato sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Tale stabilità a livello congiunturale, spiega l'Istat, riflette una flessione degli investimenti fissi lordi (-0,4%) e un aumento del reddito lordo disponibile (+0,8%).