Seconda giornata della settima edizione del Festival del Lavoro, organizzato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del lavoro e dalla Fondazione studi (dal 30 giugno al 2 luglio al Centro Congressi Angelicum di Roma, IL PROGRAMMA COMPLETO). Tra gli altri ospiti, la ministra della Pa, Marianna Madia, che sul contratto nazionale del pubblico impiego ha assicurato: "Il governo convocherà i sindacati a breve, in questo mese. Erano necessarie due cose: lo stanziamento di risorse e la riduzione dei comparti di contrattazione che sono scesi da 11 a 4 - ha detto - questo ci permetterà di ripartire nella contrattazione". Anche il Fisco è stato all'ordine del giorno, con la direttrice delle Entrate, Rossella Orlandi, che ha annunciato: "In questi giorni sono pronte a partire 100mila lettere: una tranche, rivolte ai cittadini più deboli, coloro che non hanno presentato la dichiarazione o che non avevano dichiarato alcune parti di reddito. E' un nostro aiuto, accompagnato da informazioni, a fare una dichiarazione integrativa". Proprio oggi, per altro, "parte la possibilità di fatturazione elettronica tra privati, dopo quella nei confronti della Pa". Si tratta, secondo Orlandi, "di un passo che va nella direzione giusta, digitalizzando le imprese, abbattendo i costi e rendendo più tempestive le informazioni per l'Amministrazione".
Al di là degli interventi di giornata, dopo il focus sugli stranieri e la loro integrazione lavorativa, l'Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro ha prodotto un documento sulla famiglia e sulla conciliazione vita-lavoro. Dal quale emergono spunti interessanti e controversi. Oltre ad annotare la tendenza demografica - accentuata nell'ultimo decennio - per la quale ormai una famiglia su tre è composta da una sola persona, il documento riflette sulla condizione delle madri e sulle barriere che trovano alla prosecuzione della loro "normale" vita lavorativa. Se il tasso di occupazione femminile è storicamente basso, infatti, un fattore "è il costo del lavoro domestico e per la cura dei figli, svolto gratuitamente dalle madri, che dovrebbe invece essere pagato nel caso la donna decidesse di lavorare. Infatti, le donne che si aspettano di guadagnare uno stipendio più alto delle spese che dovrebbero sostenere per i servizi sostitutivi del lavoro domestico e di cura dei familiari sono potenzialmente più propense a lavorare; viceversa alle madri meno istruite e con minori qualifiche professionali, che hanno un'aspettativa salariale più bassa, non conviene lavorare dal momento che il costo dei servizi sostitutivi rischia di essere più alto del salario che possono guadagnare, a meno di disporre di una rete familiare" in grado di prendersi cura al posto loro dei figli. "Il costo dei servizi sostitutivi del lavoro domestico e di cura dei bambini, in assenza di nonni o di altri familiari, è pari a circa 500 euro al mese", dicono gli studiosi. Non a caso, il tasso di occupazione scende sensibilmente se i livelli di istruzione sono inferiori (assumendo che una minore formazione permette anche di accedere a lavori meno remunerati).
La proposta che ne deriva non può che essere cercare di "ridurre il costo dei servizi di cura per l'infanzia attraverso agevolazioni fiscali e soprattutto con misure più ampie come quelle di welfare aziendale che prevedano la partecipazione ai costi da parte delle imprese, rivolte innanzitutto alle fasce di lavoratori con più bassi livelli d'istruzione e quindi di reddito".
Ci sono altre considerazioni, però, che frenano rispetto all'equazione "servizi miglior e a basso costo=maggiore occupazione femminile". Dai dati diffusi, delle 900 mila madri che sono inattive perché devono prendersi cura dei figli o di persone non autosufficienti, "solo il 21% dichiara che non ha cercato lavoro perché nella zona in cui vive i servizi di supporto alla famiglia, compresi quelli a pagamento (baby-sitter e assistenti per anziani), sono assenti, inadeguati o troppo costosi e il 79% afferma che non ha cercato lavoro per altri motivi". Ne deriva che nel mercato del lavoro rientrerebbero 190mila matri inattive se i servizi per l'infanzia fossero più diffusi e meno costosi: un esercito senza dubbio folto, ma secondo gli osservatori non così ampio come si potrebbe pensare. Perché "la scelta di non cercare un'occupazione da parte della grande maggioranza delle madri inattive per motivi familiari è volontaria, anche se in alcuni casi condizionata da stereotipi di genere e da motivi culturali". Di più potrebbe fare, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, dal quale emerge che una buona parte delle donne inattive (il 60% delle madri) sarebbe disponibile a lavorare immediatamente se ci fosse l'opportunità di un'occupazione regolare.
Ecco una selezione dei principali interventi del Festival, che si possono seguire in diretta web su Repubblica.it
Al di là degli interventi di giornata, dopo il focus sugli stranieri e la loro integrazione lavorativa, l'Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro ha prodotto un documento sulla famiglia e sulla conciliazione vita-lavoro. Dal quale emergono spunti interessanti e controversi. Oltre ad annotare la tendenza demografica - accentuata nell'ultimo decennio - per la quale ormai una famiglia su tre è composta da una sola persona, il documento riflette sulla condizione delle madri e sulle barriere che trovano alla prosecuzione della loro "normale" vita lavorativa. Se il tasso di occupazione femminile è storicamente basso, infatti, un fattore "è il costo del lavoro domestico e per la cura dei figli, svolto gratuitamente dalle madri, che dovrebbe invece essere pagato nel caso la donna decidesse di lavorare. Infatti, le donne che si aspettano di guadagnare uno stipendio più alto delle spese che dovrebbero sostenere per i servizi sostitutivi del lavoro domestico e di cura dei familiari sono potenzialmente più propense a lavorare; viceversa alle madri meno istruite e con minori qualifiche professionali, che hanno un'aspettativa salariale più bassa, non conviene lavorare dal momento che il costo dei servizi sostitutivi rischia di essere più alto del salario che possono guadagnare, a meno di disporre di una rete familiare" in grado di prendersi cura al posto loro dei figli. "Il costo dei servizi sostitutivi del lavoro domestico e di cura dei bambini, in assenza di nonni o di altri familiari, è pari a circa 500 euro al mese", dicono gli studiosi. Non a caso, il tasso di occupazione scende sensibilmente se i livelli di istruzione sono inferiori (assumendo che una minore formazione permette anche di accedere a lavori meno remunerati).
La proposta che ne deriva non può che essere cercare di "ridurre il costo dei servizi di cura per l'infanzia attraverso agevolazioni fiscali e soprattutto con misure più ampie come quelle di welfare aziendale che prevedano la partecipazione ai costi da parte delle imprese, rivolte innanzitutto alle fasce di lavoratori con più bassi livelli d'istruzione e quindi di reddito".
Ci sono altre considerazioni, però, che frenano rispetto all'equazione "servizi miglior e a basso costo=maggiore occupazione femminile". Dai dati diffusi, delle 900 mila madri che sono inattive perché devono prendersi cura dei figli o di persone non autosufficienti, "solo il 21% dichiara che non ha cercato lavoro perché nella zona in cui vive i servizi di supporto alla famiglia, compresi quelli a pagamento (baby-sitter e assistenti per anziani), sono assenti, inadeguati o troppo costosi e il 79% afferma che non ha cercato lavoro per altri motivi". Ne deriva che nel mercato del lavoro rientrerebbero 190mila matri inattive se i servizi per l'infanzia fossero più diffusi e meno costosi: un esercito senza dubbio folto, ma secondo gli osservatori non così ampio come si potrebbe pensare. Perché "la scelta di non cercare un'occupazione da parte della grande maggioranza delle madri inattive per motivi familiari è volontaria, anche se in alcuni casi condizionata da stereotipi di genere e da motivi culturali". Di più potrebbe fare, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, dal quale emerge che una buona parte delle donne inattive (il 60% delle madri) sarebbe disponibile a lavorare immediatamente se ci fosse l'opportunità di un'occupazione regolare.
Ecco una selezione dei principali interventi del Festival, che si possono seguire in diretta web su Repubblica.it
1 luglio 2016 - Ore 10.00 - 11.00
"Lo Stato aiuta (ancora) le imprese in crisi?" - Intervengono, tra gli altri: Carlo Dell'Aringa, Stefano Sacchi, Filippo Taddei
1 luglio 2016 - Ore 11.30 - 12.00
Intervista al ministro Marianna Madia
1 luglio 2016 - Ore 12.15 - 13.30
"Riforma fiscale, lotta all'evasione, riscossione: quali le nuove priorità?" - Intervengono, tra gli altri: Rossella Orlandi, Ernesto Maria Ruffini
1 luglio 2016 Ore 15.00-16.00
"Dignità e immigrazione: il lavoro come elemento di integrazione " - Intervengono, tra gli altri: Cosimo Maria Ferri, Alessandro Di Battista, Irene Tinagli, Matteo Salvini
1 luglio 2016 Ore 18.00 - 19.00
"L'Italia del futuro: come costruire un modello di successo?" - Intervengono, tra gli altri: Luigi Di Maio, Brunello Cucinelli, Domenico Arcuri
2 luglio 2016 - Ore 11.30 - 13.00 - Evento Giuffrè
"Il Jobs Act alla prova dei fatti"