MILANO - Vent'anni fa un gruppo di amici, imprenditori e professori, decise di portare in Italia l'esperienza nata in Germania con Transparency International: un'associazione non governativa e senza fini di lucro che si occupa di lotta alla corruzione. Oggi è uno dei cento capitoli nazionali del gruppo, che si è sviluppato in tutto il mondo. Ma i festeggiamenti per la ricorrenza di quel luglio 1996 sono ancora amari: "Nascemmo sull'onda degli scandali di Tangentopoli", ricorda il presidente Virginio Carnevali. "Un gruppo di amici che pensava che la società civile non potesse stare alla finestra davanti a quel che ci raccontavano le cronache. Ma ancora oggi ci troviamo a commentare Mafia Capitale. Passi avanti ne sono stati fatti, ma la corruzione si è ingegnerizzata, è cambiata. E non è certo stata debellata".
Presidente, cosa l'ha colpita della vicenda romana?
Il metodo. Non si tratta di un singolo episodio corruttivo, per quanto grande, come può essere stata la vicenda del Mose. Ci siamo ritrovati di fronte a un sistema che ha pervaso i gangli della città, tanto da meritare il richiamo alla mafia nel suo appellativo.
Italia e corruzione, è stato allora un ventennio da buttare?
Qualcosa è stato fatto e lo riconosciamo. A cominciare dalla legge anticorruzione del 2012, che è stata perfezionata con le novità dell'ultima estate. Ora è più equilibrata e c'è l'Anac (Autorità nazionale anticorruzione, ndr) con un ruolo effettivo, al posto dei passati commissari che erano solo pro-forma.
Crede che il suo capo, Raffaele Cantone, abbia strumenti adeguati per affrontare il problema?
Se parliamo di soldi e mezzi, auspichiamo ovviamente che siano sempre di più quelli a sua disposizione. Ma la sua grande innovazione è che per la prima volta il problema è affrontato sul lato della prevenzione. Se arrestiamo un corrotto facciamo una cosa buona, ma abbiamo perso comunque. Vinceremo solo quando non ce ne saranno più.
Quali sono le armi preventive migliori?
Il fatto che la legge 190 imponga agli enti pubblici piani di prevenzione della corruzione supera una situazione precedente in cui ci si limitava a generiche 'certificazioni', poco adeguate alla reale situazione degli enti in questione. Devono essere invece documenti recepiti dal personale che ci lavora, plasmati sullle effettive necessità. Certo poi l'Anac ha molti compiti...
Forse troppi?
Il vizio di cercare un salvatore della patria, in Italia, è frequente. Ma come lo stesso Cantone ha detto più volte, il lavoro dell'Anticorruzione sarà di anni, se non decenni.
Quali sono le priorità che girate a governo e Parlamento?
Sui whistleblower (coloro che segnalano situazioni di comportamenti potenzialmente corruttivi in un'azienda/ente pubblico, ndr) c'è un testo approvato dalla Camera e poi fermo al Senato. Sulla disciplina di chi fa attività lobbistica ci sono molte proposte nel cassetto. Sono temi che hanno iniziato un percorso, ora da portare a termine in fretta.
Altre richieste?
Teniamo particolarmente all'estensione serie del reato di corruzione ai privati, che lede il libero mercato. E poi vorremmo mettere sul tavolo delle discussioni temi come la non punibilità per chi - tra corrotto o corruttore - denuncia l'avvenuto reato, per rompere il legame perverso che c'è tra questi soggetti.
Come vede Transparency tra vent'anni?
Spero che la nostra organizzazione diventi inutile. Ma la corruzione è endemica nell’uomo, per cui è difficile: cerchiamo di arrivare a soglie sopportabili, di non ritrovarci a parlare di ponti caduti dopo pochi giorni dall'inaugurazione perché sotto l'appalto ci sono giri di mazzette. Alcuni osservatori dicono che la stima della corruzione in Italia è 60 miliardi. Io dico che sono numeri poco credibili: quanto ci costa di ricadute indirette, cosa ne è della nostra reputazione nel mondo? Vale ben più di quelle cifre.
Presidente, cosa l'ha colpita della vicenda romana?
Il metodo. Non si tratta di un singolo episodio corruttivo, per quanto grande, come può essere stata la vicenda del Mose. Ci siamo ritrovati di fronte a un sistema che ha pervaso i gangli della città, tanto da meritare il richiamo alla mafia nel suo appellativo.
Italia e corruzione, è stato allora un ventennio da buttare?
Qualcosa è stato fatto e lo riconosciamo. A cominciare dalla legge anticorruzione del 2012, che è stata perfezionata con le novità dell'ultima estate. Ora è più equilibrata e c'è l'Anac (Autorità nazionale anticorruzione, ndr) con un ruolo effettivo, al posto dei passati commissari che erano solo pro-forma.
Crede che il suo capo, Raffaele Cantone, abbia strumenti adeguati per affrontare il problema?
Se parliamo di soldi e mezzi, auspichiamo ovviamente che siano sempre di più quelli a sua disposizione. Ma la sua grande innovazione è che per la prima volta il problema è affrontato sul lato della prevenzione. Se arrestiamo un corrotto facciamo una cosa buona, ma abbiamo perso comunque. Vinceremo solo quando non ce ne saranno più.
Quali sono le armi preventive migliori?
Il fatto che la legge 190 imponga agli enti pubblici piani di prevenzione della corruzione supera una situazione precedente in cui ci si limitava a generiche 'certificazioni', poco adeguate alla reale situazione degli enti in questione. Devono essere invece documenti recepiti dal personale che ci lavora, plasmati sullle effettive necessità. Certo poi l'Anac ha molti compiti...
Forse troppi?
Il vizio di cercare un salvatore della patria, in Italia, è frequente. Ma come lo stesso Cantone ha detto più volte, il lavoro dell'Anticorruzione sarà di anni, se non decenni.
Quali sono le priorità che girate a governo e Parlamento?
Sui whistleblower (coloro che segnalano situazioni di comportamenti potenzialmente corruttivi in un'azienda/ente pubblico, ndr) c'è un testo approvato dalla Camera e poi fermo al Senato. Sulla disciplina di chi fa attività lobbistica ci sono molte proposte nel cassetto. Sono temi che hanno iniziato un percorso, ora da portare a termine in fretta.
Altre richieste?
Teniamo particolarmente all'estensione serie del reato di corruzione ai privati, che lede il libero mercato. E poi vorremmo mettere sul tavolo delle discussioni temi come la non punibilità per chi - tra corrotto o corruttore - denuncia l'avvenuto reato, per rompere il legame perverso che c'è tra questi soggetti.
Come vede Transparency tra vent'anni?
Spero che la nostra organizzazione diventi inutile. Ma la corruzione è endemica nell’uomo, per cui è difficile: cerchiamo di arrivare a soglie sopportabili, di non ritrovarci a parlare di ponti caduti dopo pochi giorni dall'inaugurazione perché sotto l'appalto ci sono giri di mazzette. Alcuni osservatori dicono che la stima della corruzione in Italia è 60 miliardi. Io dico che sono numeri poco credibili: quanto ci costa di ricadute indirette, cosa ne è della nostra reputazione nel mondo? Vale ben più di quelle cifre.