MILANO - Stessa spiaggia, stesso mare addio. La sentenza con cui la Corte di giustizia europea ha dichiarato illegittima la proroga automatica decisa dall'Italia per le concessioni demaniali marittime e lacustri fino al 31 dicembre 2020 mette a rischio 30mila piccole imprese con un indotto di oltre un milione di posti di lavoro. Imprese per il 95% a conduzione famigliare che hanno fatto la storia del turismo made in Italy e delle vacanze nostrane. "Il governo ha giustamente dato battaglia per la difesa dell'Ilva di Taranto, ma per gli stabilimenti balneari non ha mosso un dito" dice sconsolato Fabrizio Licordari, presidente nazionale di Assobalneari.
"E' necessario incalzare con convinzione e determinazione l'Europa - ha spiegato Licordari -, anche alla luce dei mutati equilibri politici europei, chiedendo una proroga per le attuali concessioni di 30 anni, alzando il livello della trattativa". Da parte sua Assobalneari Italia sottolinea come il regolamento attuativo della Ley de Costas in Spagna evidenzi la disparità di trattamento riservato all'Italia, "solo noi non riusciamo a tutelare i nostri interessi. Nel 2007 il Portogallo ha introdotto il diritto di prefernza per il concessionario uscente". Come a dire che Lisbona e Madrid hanno legiferato con l'unico obiettivo di tutelare le proprie imprese ottenendo l'ok da Bruxelles nell'interesse della propria economia.
La difesa dell'esecutivo è di pura ordinanza: "Il governo ha lavorato intensamente in questi mesi per predisporre le basi e i principi di riordino dell'intera materia" dice il ministro per gli Affari regionali Enrico Costa secondo cui "dovranno essere tutelati gli investimenti e valorizzate esperienza e professionalità di coloro che rappresentano le colonne portanti del turismo balneare del nostro Paese".
Insomma, la sensazione è che il governo proverà a mettere l'ennesima pezza allo strappo che si aperto con Bruxelles nel 2006 con la direttiva Bolkestein che prevede l'apertura della libera concorrenza ai "servizi su suolo pubblico". Dal gennaio 2010, quando la norma è entrata in vigore in Italia, i balneari sono sul piede di guerra: "Noi siamo concessionario di un bene, non di un servizio come può essere la linea di un traghetto. La direttiva quindi non si dovrebbe applicare agli stabilimenti" prosegue Licordari.
Il vicepresidente dei parlamentari di Area popolare, Sergio Pizzolante assicura che "nelle prossime ore il relatore al decreto legge sugli Enti Locali in discussione in Commissione Bilancio alla Camera presenterà un emendamento per garantire la continuità delle concessioni in attesa della legge delega di riordino di concessioni e canoni". L'estate, però, è un tema caro a tutti, e il Parlamento intero dopo anni di immobilismo e incapacità a gestire la situazione sfugge alle proprie responsabilità. Per il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, la colpa è del governo Renzi "rimasto impotente di fronte a questo tentativo di massacro delle imprese italiane. Mentre tutti gli altri Stati chiedono e ottengono deroghe, il governo italiano non è riuscito a difendere le imprese balneari nelle sedi europee. In Spagna e Portogallo ci sono proroghe per questo tipo di attività ultra decennali. Dobbiamo chiedere per il settore balneare e del commercio ambulante la sospensione degli effetti della Bolkestein". Mentre la Lega attacca "l'Europa criminale che decreta la morte dei balneari". Più cauto il Pd che comunque chiede l'intervento del governo.
"I nostri rappresentanti - chiude il presidente di Assobalneari - devono porre la questione delle concessioni nella sua dirompente importanza economica, legata ai posti di lavoro, all'economia connessa anche con l'indotto per il turismo. Proprio come hanno fatto Spagna e Portogallo che sugli stessi temi non sono mai stati sanzionati".
"E' necessario incalzare con convinzione e determinazione l'Europa - ha spiegato Licordari -, anche alla luce dei mutati equilibri politici europei, chiedendo una proroga per le attuali concessioni di 30 anni, alzando il livello della trattativa". Da parte sua Assobalneari Italia sottolinea come il regolamento attuativo della Ley de Costas in Spagna evidenzi la disparità di trattamento riservato all'Italia, "solo noi non riusciamo a tutelare i nostri interessi. Nel 2007 il Portogallo ha introdotto il diritto di prefernza per il concessionario uscente". Come a dire che Lisbona e Madrid hanno legiferato con l'unico obiettivo di tutelare le proprie imprese ottenendo l'ok da Bruxelles nell'interesse della propria economia.
La difesa dell'esecutivo è di pura ordinanza: "Il governo ha lavorato intensamente in questi mesi per predisporre le basi e i principi di riordino dell'intera materia" dice il ministro per gli Affari regionali Enrico Costa secondo cui "dovranno essere tutelati gli investimenti e valorizzate esperienza e professionalità di coloro che rappresentano le colonne portanti del turismo balneare del nostro Paese".
Insomma, la sensazione è che il governo proverà a mettere l'ennesima pezza allo strappo che si aperto con Bruxelles nel 2006 con la direttiva Bolkestein che prevede l'apertura della libera concorrenza ai "servizi su suolo pubblico". Dal gennaio 2010, quando la norma è entrata in vigore in Italia, i balneari sono sul piede di guerra: "Noi siamo concessionario di un bene, non di un servizio come può essere la linea di un traghetto. La direttiva quindi non si dovrebbe applicare agli stabilimenti" prosegue Licordari.
Il vicepresidente dei parlamentari di Area popolare, Sergio Pizzolante assicura che "nelle prossime ore il relatore al decreto legge sugli Enti Locali in discussione in Commissione Bilancio alla Camera presenterà un emendamento per garantire la continuità delle concessioni in attesa della legge delega di riordino di concessioni e canoni". L'estate, però, è un tema caro a tutti, e il Parlamento intero dopo anni di immobilismo e incapacità a gestire la situazione sfugge alle proprie responsabilità. Per il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, la colpa è del governo Renzi "rimasto impotente di fronte a questo tentativo di massacro delle imprese italiane. Mentre tutti gli altri Stati chiedono e ottengono deroghe, il governo italiano non è riuscito a difendere le imprese balneari nelle sedi europee. In Spagna e Portogallo ci sono proroghe per questo tipo di attività ultra decennali. Dobbiamo chiedere per il settore balneare e del commercio ambulante la sospensione degli effetti della Bolkestein". Mentre la Lega attacca "l'Europa criminale che decreta la morte dei balneari". Più cauto il Pd che comunque chiede l'intervento del governo.
"I nostri rappresentanti - chiude il presidente di Assobalneari - devono porre la questione delle concessioni nella sua dirompente importanza economica, legata ai posti di lavoro, all'economia connessa anche con l'indotto per il turismo. Proprio come hanno fatto Spagna e Portogallo che sugli stessi temi non sono mai stati sanzionati".