Fresco fresco, consegnato alla porta di casa. Chi lo avrebbe detto che il modello dell’abbonamento, oltre ai giornali e al latte, avrebbe funzionato anche per i rasoi? Specie in un momento in cui la barba è icona di stile. E invece Dollar Shave Club, startup californiana fondata nel 2012 da un ragazzotto di nome Michael Dubin insieme al padre di un amico, Mark Levine, ha superato i tre milioni di abbonati. Puntando su lame semplici ma affilate, un marketing altrettanto tagliente e un prezzo davvero basso, un dollaro al mese. Una crescita spettacolare che ha attirato l’attenzione del gigante dei prodotti di consumo Unilever (dai profumi Axe ai gelati Algida), che ieri l’ha comprata mettendo sul piatto, riportano diverse fonti, un miliardo di dollari tutti in contanti. La mirabolante cifra oltra la quale una startup entra nel cerchio ristretto degli “unicorni”.
Valutazione importante, visto che come molte giovani aziende innovative Dollar Shave Club non è ancora in utile e che l’e-commerce, specie per chi punta tutto sulla convenienza, è un settore a margini molto bassi e forte concorrenza. Eppure l’azienda di Santa Monica ha mostrato una curva di crescita veloce: dai 65 milioni di dollari di fatturato del 2014 ai 150 del 2015. Raccogliendo oltre 160 milioni di dollari di finanziamenti venture da alcuni dei pesi massimi della Silicon Valley, come il leggendario Andressen Horowitz. Investitori che oggi realizzano un ritorno notevole: l’ultima valutazione della società, lo scorso novembre, era di 550 milioni.
Merito soprattutto del talento del fondatore Michael Dublin. Un venditore nato, come dimostra il video promozionale pubblicato nel 2012 su Youtube in cui, affiancato da un enorme orsacchiotto di pelouche, presentava la sua offerta, prendendosi gioco dei rasoi a 46 lame e luce pulsante della concorrenza. “Davvero avete bisogno di questo?”, chiedeva. Oggi quel video è stato visto da 22 milioni di persone e Dollar Shave Club ha aggiunto all’offerta lame più avanzate (e costose) e una serie di altri prodotti da uomo, come le salviette igieniche per la toilette (presentate come l’alternativa “civilizzata” alla carta igienica), il gel per capelli o la schiuma da barba.
I rasoi, consegnanti in un minimale ma elegante contenitore di cartone, continuano comunque ad essere il prodotto più venduto di casa, e sono riuscite ad intaccare lo storico monopolio di Gillette negli Stati Uniti. Ed è proprio per entrare su questo mercato sfidando il gigante rivale Procter & Gamble, proprietario di Gillette, che Unilever ha approcciato Dollar Shave Club. Dubin rimarrà amministratore delegato, gestendo l’azienda in autonomia, in prima fila ora che l’ossessione globale per la barba lunga sembra sulla via del tramonto. Ma potrà avvalersi della forza logistica e nel marketing di Unilever. Non sorprenderebbe allora vedere l’azienda, oggi operativa solo negli Stati Uniti, in Australia e in Canada, arrivare presto anche su qualche mercato europeo.
@filipposantelli
Valutazione importante, visto che come molte giovani aziende innovative Dollar Shave Club non è ancora in utile e che l’e-commerce, specie per chi punta tutto sulla convenienza, è un settore a margini molto bassi e forte concorrenza. Eppure l’azienda di Santa Monica ha mostrato una curva di crescita veloce: dai 65 milioni di dollari di fatturato del 2014 ai 150 del 2015. Raccogliendo oltre 160 milioni di dollari di finanziamenti venture da alcuni dei pesi massimi della Silicon Valley, come il leggendario Andressen Horowitz. Investitori che oggi realizzano un ritorno notevole: l’ultima valutazione della società, lo scorso novembre, era di 550 milioni.
Merito soprattutto del talento del fondatore Michael Dublin. Un venditore nato, come dimostra il video promozionale pubblicato nel 2012 su Youtube in cui, affiancato da un enorme orsacchiotto di pelouche, presentava la sua offerta, prendendosi gioco dei rasoi a 46 lame e luce pulsante della concorrenza. “Davvero avete bisogno di questo?”, chiedeva. Oggi quel video è stato visto da 22 milioni di persone e Dollar Shave Club ha aggiunto all’offerta lame più avanzate (e costose) e una serie di altri prodotti da uomo, come le salviette igieniche per la toilette (presentate come l’alternativa “civilizzata” alla carta igienica), il gel per capelli o la schiuma da barba.
I rasoi, consegnanti in un minimale ma elegante contenitore di cartone, continuano comunque ad essere il prodotto più venduto di casa, e sono riuscite ad intaccare lo storico monopolio di Gillette negli Stati Uniti. Ed è proprio per entrare su questo mercato sfidando il gigante rivale Procter & Gamble, proprietario di Gillette, che Unilever ha approcciato Dollar Shave Club. Dubin rimarrà amministratore delegato, gestendo l’azienda in autonomia, in prima fila ora che l’ossessione globale per la barba lunga sembra sulla via del tramonto. Ma potrà avvalersi della forza logistica e nel marketing di Unilever. Non sorprenderebbe allora vedere l’azienda, oggi operativa solo negli Stati Uniti, in Australia e in Canada, arrivare presto anche su qualche mercato europeo.
@filipposantelli