MILANO - Il supporto delle buone trimestrali Usa spinge di nuovo i listini in Asia e America ai massimi, mentre l'Europa guarda incerta alla Bce di Mario Draghi, che si è riunita per la prima volta dopo il sorprendente esito del referendum pro Brexit e nel mezzo di una fase di tensione geopolitica (vedi Turchia) e finanziaria (vedi banche italiane).
La Banca centrale europea non ha toccato i tassi, come da attese, e in linea a quanto fatto dalla Bank of England, che non ha tagliato i tassi o introdotto nuovi stimoli rimandando ogni decisione ad agosto. Draghi ha ribadito che la Brexit è un fattore di rischio per l'economia europea, ma che la Bce è altresì pronta a intervenire quando ci saranno gli aggiornamenti delle stime macro, qualora si rivelasse necessario, utilizzando "tutti gli strumenti" a sua disposizione. Secondo gli economisti interpellati da Bloomberg, le possibili nuove misure arriveranno nella riunione di settembre. Allora, probabilmente, si decreterà un'estensione del programma oltre la scadenza indicativa del marzo 2017. Il risvolto negativo potrebbe esser la scarsità di bond da acquistare.
I listini europei chiudono poco mossi dopo le parole del governatore. Milano oscilla sopra e sotto la parità con le banche contrastate e alla fine il Ftse Mib chiude in rialzo dello 0,25%. Positiva Mps, giunta allo scatto decisivo per la vendita delle sofferenze al fondo Atlante e il rafforzamento di capitale: si cerca di organizzare un'operazione di mercato, ma con possibile garanzia pubblica sul buon esito. Draghi ha dedicato un passaggio della sua conferenza al bail-in, ricordando che le regole "prevedono tutta la flessibilità necessaria" per gestire la situazione. Deboli le altre Piazze del Vecchio continente: Francoforte spunta il +0,14%, Parigi lima lo 0,08% e Londra cede lo 0,43%. Pesante la seduta di Istanbul, che cede il 3,9% mentre la lira turca resta sotto pressione con il dollaro che segna nuovo massimi storici all'indomani di un declassamento di rating, a BB da parte di S&P: il picco nel cambio supera 3,09 lire per un biglietto verde. Chiusura in territorio negativo per Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,43% a 18.515,38 punti, il Nasdaq cede lo 0,31% a 5.073,90 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,37% a 2.165,01 punti.
L'euro chiude in calo a 1,1002 dollari e 116,72 yen dopo aver toccato un minimo di seduta di 1,0979 dollari. Il biglietto verde arretra a 106,23 yen nonostante i positivi dati macroeconomici giunti dagli Usa. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile in area 125 punti base, con il decennale italiano che rende l'1,26% sul mercato secondario. L'agenda macro odierna, Bce a parte, segnala il miglioramento del clima di fiducia tra le imprese francesi a luglio: torna a 102 punti, lo stesso livello di maggio, guadagnando due punti su giugno, ed è superiore rispetto alla media di lungo termine (100). Leggera frenata per le vendite al dettaglio in Gran Bretagna a giugno dopo il balzo di maggio: -0,9% su mese e +4,3% su anno. Anche Confindustria, intanto, prende atto del possibile rallentamento dell'economia dopo il divorzio Londra-Bruxelles. Ricca la giornata di dati dagli Usa: le nuove richieste per il sussidio di disoccupazione sono state 253mila, mille in meno rispetto al dato della settimana precedente. Si tratta del dato più basso da tre mesi. Sotto le stime l'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia, a -2,9 punti, mentre sale quello della Fed di Chicago a 0,16 punti. Sopra le attese invece sia il superindice dell'economia di giugno (+0,3%) che la vendita di case esistenti (+1,1%).
La fase globale dei listini resta positiva, tanto che le azioni globali sono arrivate ad aggiungere 5mila miliardi di valutazione rispetto ai minimi toccati nei due giorni dopo il referendum britannico di fine giugno. Fino ad ora, quattro su cinque aziende che rientrano nello S&P500 hanno battuto le stime di profitti: "Abbiamo trimestrali migliori delle attese, probabilmente forti stimoli fiscali in Giappone, tassi d'interesse ai minimi per assorbire gli shock macroeconomici che si presentano e un vasto programma di Quantitative easing", sintetizza Chris Weston di Ig all'agenzia Bloomberg, spiegando perché ci sono tutti gli elementi perché i listini siano euforici, nonostante le continue botte di tensione che arrivano dalle cronache di tutto il mondo. "Se non è questo un clima ideale perché i mercati vadano in rally, non lo faranno mai più. La preoccupazione riguarda ora le valutazioni, che sono veramente elevate".
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo con l'indice Nikkei risalito a 16.810,22 punti a +0,77%. A spingere gli acquisti ci sono i piani governativi, filtrati dalla stampa nipponica, per i quali si potrebbe pensare a un programma di stimoli fiscali da ben 187 miliardi di dollari. L'indice Msci Asia Pacific ha aggiornato il suo massimo dell'anno, grazie al recupero della Borsa di Hong Kong che ha annullato le perdite da inizio 2016.
Tra le materie prime, il petrolio è in calo a New York: alla chiusura dei mercati europei il Wti cede lo 0,6% a 45,4 dollari. L'oro è in lieve rialzo e quando terminano gli scambi Ue tratta a 1.323 dollari l'oncia. Proprio sul lingotto, un'analisi di Viktor Nossek, direttore della ricerca di Wisdom Tree Europe, sottolinea come l'atteggiamento delle Banche centrali in un contesto di mancata crescita dei prezzi giochi a favore delle quotazioni dell'oro. "Se osserviamo gli Stati Uniti ci accorgeremo che il quadro per l'oro e le obbligazioni è l'esatto contrario: l'interesse per l'oro resterà alto fino a quando il contesto macro-economico rimarrà, ironia della sorte, disinflazionistico".
La Banca centrale europea non ha toccato i tassi, come da attese, e in linea a quanto fatto dalla Bank of England, che non ha tagliato i tassi o introdotto nuovi stimoli rimandando ogni decisione ad agosto. Draghi ha ribadito che la Brexit è un fattore di rischio per l'economia europea, ma che la Bce è altresì pronta a intervenire quando ci saranno gli aggiornamenti delle stime macro, qualora si rivelasse necessario, utilizzando "tutti gli strumenti" a sua disposizione. Secondo gli economisti interpellati da Bloomberg, le possibili nuove misure arriveranno nella riunione di settembre. Allora, probabilmente, si decreterà un'estensione del programma oltre la scadenza indicativa del marzo 2017. Il risvolto negativo potrebbe esser la scarsità di bond da acquistare.
I listini europei chiudono poco mossi dopo le parole del governatore. Milano oscilla sopra e sotto la parità con le banche contrastate e alla fine il Ftse Mib chiude in rialzo dello 0,25%. Positiva Mps, giunta allo scatto decisivo per la vendita delle sofferenze al fondo Atlante e il rafforzamento di capitale: si cerca di organizzare un'operazione di mercato, ma con possibile garanzia pubblica sul buon esito. Draghi ha dedicato un passaggio della sua conferenza al bail-in, ricordando che le regole "prevedono tutta la flessibilità necessaria" per gestire la situazione. Deboli le altre Piazze del Vecchio continente: Francoforte spunta il +0,14%, Parigi lima lo 0,08% e Londra cede lo 0,43%. Pesante la seduta di Istanbul, che cede il 3,9% mentre la lira turca resta sotto pressione con il dollaro che segna nuovo massimi storici all'indomani di un declassamento di rating, a BB da parte di S&P: il picco nel cambio supera 3,09 lire per un biglietto verde. Chiusura in territorio negativo per Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,43% a 18.515,38 punti, il Nasdaq cede lo 0,31% a 5.073,90 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,37% a 2.165,01 punti.
L'euro chiude in calo a 1,1002 dollari e 116,72 yen dopo aver toccato un minimo di seduta di 1,0979 dollari. Il biglietto verde arretra a 106,23 yen nonostante i positivi dati macroeconomici giunti dagli Usa. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile in area 125 punti base, con il decennale italiano che rende l'1,26% sul mercato secondario. L'agenda macro odierna, Bce a parte, segnala il miglioramento del clima di fiducia tra le imprese francesi a luglio: torna a 102 punti, lo stesso livello di maggio, guadagnando due punti su giugno, ed è superiore rispetto alla media di lungo termine (100). Leggera frenata per le vendite al dettaglio in Gran Bretagna a giugno dopo il balzo di maggio: -0,9% su mese e +4,3% su anno. Anche Confindustria, intanto, prende atto del possibile rallentamento dell'economia dopo il divorzio Londra-Bruxelles. Ricca la giornata di dati dagli Usa: le nuove richieste per il sussidio di disoccupazione sono state 253mila, mille in meno rispetto al dato della settimana precedente. Si tratta del dato più basso da tre mesi. Sotto le stime l'indice manifatturiero della Fed di Philadelphia, a -2,9 punti, mentre sale quello della Fed di Chicago a 0,16 punti. Sopra le attese invece sia il superindice dell'economia di giugno (+0,3%) che la vendita di case esistenti (+1,1%).
La fase globale dei listini resta positiva, tanto che le azioni globali sono arrivate ad aggiungere 5mila miliardi di valutazione rispetto ai minimi toccati nei due giorni dopo il referendum britannico di fine giugno. Fino ad ora, quattro su cinque aziende che rientrano nello S&P500 hanno battuto le stime di profitti: "Abbiamo trimestrali migliori delle attese, probabilmente forti stimoli fiscali in Giappone, tassi d'interesse ai minimi per assorbire gli shock macroeconomici che si presentano e un vasto programma di Quantitative easing", sintetizza Chris Weston di Ig all'agenzia Bloomberg, spiegando perché ci sono tutti gli elementi perché i listini siano euforici, nonostante le continue botte di tensione che arrivano dalle cronache di tutto il mondo. "Se non è questo un clima ideale perché i mercati vadano in rally, non lo faranno mai più. La preoccupazione riguarda ora le valutazioni, che sono veramente elevate".
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo con l'indice Nikkei risalito a 16.810,22 punti a +0,77%. A spingere gli acquisti ci sono i piani governativi, filtrati dalla stampa nipponica, per i quali si potrebbe pensare a un programma di stimoli fiscali da ben 187 miliardi di dollari. L'indice Msci Asia Pacific ha aggiornato il suo massimo dell'anno, grazie al recupero della Borsa di Hong Kong che ha annullato le perdite da inizio 2016.
Tra le materie prime, il petrolio è in calo a New York: alla chiusura dei mercati europei il Wti cede lo 0,6% a 45,4 dollari. L'oro è in lieve rialzo e quando terminano gli scambi Ue tratta a 1.323 dollari l'oncia. Proprio sul lingotto, un'analisi di Viktor Nossek, direttore della ricerca di Wisdom Tree Europe, sottolinea come l'atteggiamento delle Banche centrali in un contesto di mancata crescita dei prezzi giochi a favore delle quotazioni dell'oro. "Se osserviamo gli Stati Uniti ci accorgeremo che il quadro per l'oro e le obbligazioni è l'esatto contrario: l'interesse per l'oro resterà alto fino a quando il contesto macro-economico rimarrà, ironia della sorte, disinflazionistico".