Maxi piano di stimoli in Giappone, le Borse chiudono positive
Raffaele Ricciardi
Il governo di Tokyo lancia un programma di supporto all'economia da 240 miliardi di euro, il Nikkei chiude in rialzo dell'1,7%. In calo lo yen, che ora aspetta anche le mosse della Banca del Giappone. Milano guadagna l'1%, petrolio in calo con l'aumento delle scorte Usa
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MILANO - Lo yen scende, le azioni giapponesi schizzano al rialzo e portano con sé in terreno positivo anche i listini europei: Milano chiude perdendo un po' di terreno dai massimi, ma comunque con un guadagno dello 0,99%. Londra aggiunge lo 0,39%, Francoforte lo 0,7% e Parigi l'1,19%. E' l'effetto sui mercati del lancio di un maxi-piano fiscale di stimoli all'economia da parte del governo di Yokyo. Il premier giapponese Shinzo Abe ha annunciato un piano di stimolo da 28.000 miliardi di yen, l'equivalente di 240 miliardi di euro, per contenere l'effetto Brexit e provare a risollevare l'economia asiatica, ormai da anni alle prese con bassa crescita e inflazione. L'entità del pacchetto ha stupito gli osservatori, visto che la settimana scorsa fonti vicine al governo parlavano di un piano da 20.000 miliardi di yen.
Wall Street tratta poco mossa e chiude contrastata dopo che, come previsto, la Fed ha deciso di non toccare i tassi ma lasciando aperta la possibilità di un rialzo a settembre: il Dow Jones perde lo 0,01%, il Nasdaq guadagna lo 0,60% e l'indice S&P500 cede lo 0,12%. Molto bene Apple dopo i conti superiori alle attese. E benissimo Facebook dopo una trimestrale da record. In mattinata il Nikkei ha festeggiato con un aumento dell'1,72%, in guadagno di 280 punti a quota 16.664.82. Sul mercato dei cambi nel frattempo lo yen si è portato a quota 105,50 contro il dollaro. Le ultime sedute della Borsa di Tokyo sono state molto volatili, proprio sulle indiscrezioni dell'entità degli stimoli governativi e sulla scommessa che anche la Bank of Japan, che termina le sue riunioni venerdì, annunci un nuovo round di stimili in coordinamento con lo sforzo della politica. Durante il mese di luglio le azioni globali sono risalite nettamente, con lo S&P500 che si è portato ai massimi storici, sulla speculazione che le Banche centrali agiranno insieme per contrastare i pericoli di rallentamento post-Brexit. Quasi l'80% degli analisti tracciati da Bloomberg si aspettano un incremento degli stimoli della BoJ da parte del governatore Haruhiko Kuroda. Oggi, invece, la Fed non dovrebbe toccare la sua politica sui tassi, anche se negli ultimi tempi hanno ripreso quota le possibilità di un intervento di politica monetaria da parte di Janet Yellen entro la fine dell'anno.
A Piazza Affari sono molte le vicende a tenere banco: Mediaset è protagonista dopo l'esplosione dello scontro con Vivendi, che ha fatto retromarcia sull'acquisto di Premium. Mps si prepara a vendere 10 miliardi di sofferenze e poi a dare il via a un aumento di capitale da 5 miliardi, che lascia qualche dubbio tra gli analisti. Si cerca, poi, ancora il modo di tutelare gli obbligazionisti subordinati retail. Unicredit soffre: ha decretato lo stop all'idea di fondere Pioneer con l'asset management di Santander e valuta ora l'Ipo della controllata del risparmio gestito. Snam ha annunciato conti con utili in calo, mentre Telecom balza al rialzo dopo la pubblicazione della trimestrale e l'annuncio di un accordo con Fastweb sulla fibra.
L'euro chiude stabile a 1,0987 dollari in attesa della conclusione del direttivo di politica monetaria di Washington: lo yen arretra leggermente a quota 105,81 sul dollaro e 116,31 sull'euro sull'onda dei nuovi stimoli promessi dal governo. I movimenti sulla nipponica restano nondimeno cauti in attesa del direttivo della Banca del Giappone, che domani potrebbe annunciare nuove misure allentamento. Lo spread tra i Btp decennali e gli omologhi Bund tedeschi è stabile a 127 punti base, con un rendimento dell'1,24% sul mercato secondario. Il Tesoro ha collocato tutti i 6,25 miliardi di euro di Bot a sei mesi con tassi in discesa. Il rendimento medio è calato a -0,185% da -0,150% dell'asta di giugno. La domanda ha raggiunto gli 11,6 miliardi di euro con un rapporto di copertura pari a 1,85.
L'agenda macro è ricca: l'indice della fiducia dei consumatori tedeschi ad agosto si attesa a un livello di 10, superiore rispetto alle stime degli analisti (9,9) ma leggermente inferiore al dato di luglio 10,1. Secondo l'istituto Gfk, pesa un rallentamento nelle prospettive dell'economia a seguito di Brexit. In Francia si è registrato un lieve calo a luglio della fiducia dei consumatori: il saldo dei giudizi è sceso a 96, un punto in meno rispetto a giugno. In Italia il dato è stato migliore delle attese, così come il Pil della Gran Bretagna: è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre, prima quindi della Brexit, dallo 0,4% del trimestre precedente. Il risultato è migliore delle attese degli economisti che puntavano su un +0,5%. Negli Usa, a giugno gli ordini di beni durevoli negli stati uniti sono calati più delle previsioni: -4%.
Accelerano a giugno i profitti industriali delle aziende cinesi, che crescono del 5,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ai livelli più alti degli ultimi tre mesi e a quota 616,3 miliardi di yuan (92,4 miliardi di dollari). Forte calo, però, sulla Borsa di Shanghai con l'indice in rosso del 2%.
Quanto infine alle materie prime, quotazioni in lieve rialzo per l'oro: alla chiusura dei mercati europei il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.327 dollari l'oncia con un rialzo dello 0,5%. Nella settimana conclusa il 22 luglio le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono salite di 1,671 milioni di unità a 521,133 milioni, mentre gli analisti attendevano un calo di 1,6 milioni di barili, dopo la discesa di 2,342 milioni di unità precedente. Il prezzo del greggio scende di conseguenza verso i 42 dollari al barile per il Wti e sotto quota 44 dollari per il Brent.
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