ROMA. Dunque la Siae è salva. Dovrà cambiare, diventare più trasparente, garantire maggiore partecipazione agli artisti, offrire loro un rendiconto puntuale dei diritti sulle canzoni. Ma conserverà il monopolio legale in Italia, unico caso in Europa insieme alla Cechia di esclusiva stabilita per legge. E’ questo il risultato del recepimento, votato stamattina in via definitiva dal Senato con 141 sì. 35 no. 42 astenuti, della direttiva europea Barnier sul mercato dei diritti d’autore. Una delega al governo, a cui ora spetta tradurre le indicazioni in legge, passata attraverso mesi di polemiche, scontri, accuse incrociate, colpi bassi. Da una parte la Siae, decisa a difendere la propria storica posizione. Dall’altra nuovi operatori come Soundreef, la startup innovativa che in questi mesi è diventata il simbolo della lotta per la liberalizzazione, appoggiata, almeno a parole, da diverse forze politiche. Una lotta che ha visto gli stessi artisti scendere in campo, da una parte o dall’altra, Mogol contro Gigi D’Alessio, Jovanotti contro Fedez. E che, almeno per ora, si risolve a vantaggio del monopolista.
Libertà di scelta
La direttiva Barnier, in effetti, non chiede di abolire il monopolio. Si limita a garantire agli artisti “la libertà di scegliere a chi affidare la gestione dei propri diritti”. Secondo alcuni, l’Antitrust in testa, questo significa naturalmente abolire l’esclusiva. Secondo altri, è la posizione di Siae, apre solo agli operatori internazionali, ma lascia ai singoli Paesi la facoltà di decidere come organizzare il proprio mercato interno. Questa lettura, la più “leggera”, è stata sposata anche dal ministro della Cultura Dario Franceschini. “Ero per la liberalizzazione, ho cambiato idea”, ha detto in audizione alla Camera. In Europa, il suo ragionamento, si stanno imponendo soggetti sempre più grandi, in grado di trattare da pari a pari con i giganti della rete, e sarebbe controproducente smembrare la Siae. Riforma sì, dunque, ma non abolizione del monopolio. Esattamente la linea passata con il provvedimento.
Fedez contro Jovanotti
Nel fatti però società come Patamu e Soundreef già da tempo fanno concorrenza alla Siae. E soprattutto la seconda, che per aggirare il monopolio agisce attraverso una controllata inglese, ha iniziato a portare dalla sua una serie di star di primo piano. Soundreef garantisce una gestione analitica dei diritti, un passaggio della canzone uguale un pagamento, a differenza di quella statistica (e alquanto oscura) della Siae. E questa novità, lo scorso aprile, ha convinto Fedez ad abbandonare il monopolista. Qualche settimana più tardi, anche Gigi D’Alessio ha fatto il grande salto. La riposta della Siae è stata decisa. Una campagna fatta di argomenti: il nuovo corso all’insegna della trasparenza lanciato dal presidente Filippo Sugar, e la necessità di mantenere la gestione dei diritti in mano a un operatore pubblico e no profit, come ribadito nella lettera sottoscritta qualche giorno fa da mille artisti, da Jovanotti a Tiziano Ferro. Ma fatta anche di colpi bassi: dall’accusa a Soundreef di essere controllata da speculatori finanziari, all’acquisto delle parole chiave “soundreef” e “patamu” su Google.
Una maggioranza che non c’è
Tra le forze politiche una maggioranza trasversale si è schierata per l’abolizione del monopolio. Alla Camera alcuni deputati del Pd hanno presentato una serie di emendamenti che avrebbero aperto la strada alle entità di gestione indipendenti come Soundreef. Emendamenti che però sono caduti dopo l’intervento del ministro Franceschini. Stesso copione al Senato, dove la proposta di modifica è stato firmata da parlamentari di tutti gli schieramenti, dal Pd a Forza Italia, passando per Ala, Gruppo Misto e Lega. La legge di delegazione però era già in ritardo, doveva essere recepita entro fine aprile, e una modifica avrebbe rimandato il testo alla Camera. Per evitarlo o forse come manovra diversiva, il governo ha sottoscritto un ordine del giorno in cui si impegna a liberalizzare il mercato dei diritti, come chiesto dall’Antitrust, in cambio del ritiro degli emendamenti. Così il testo, questa mattina, è passato nella sua forma originale: il monopolio Siae è salvo.
Caos giuridico
Ora spetta al governo esercitare la delega. Un intervento che stabilirà le linee guida di riforma della Siae, ma che non risolverà il paradosso giuridico per cui una società di raccolta straniera può offrire i suoi servizi in Italia, ma a una italiana non è consentito operare. Certo, c’è quell’ordine del giorno in cui l’esecutivo si impegna a liberalizzare. Ma quanto vincolante? Molto secondo Pietro Ichino (Pd), che ha presentato e poi ritirato l’emendamento pro apertura, mentre Soundreef parla di un "cambio di atteggiamento" dell'esecutivo. Poco o nulla secondo i 5Stelle, visto che vincola solo il governo in carica. E non è certo tra le priorità di Matteo Renzi. Proprio i 5Stelle alla Camera hanno presentato una proposta di legge organica di riforma del settore, che apre il mercato agli operatori privati e trasforma la Siae in una Autorità di controllo sopra le parti. Ma sembra poco probabile, almeno a breve, che si torni sul tema. Soundreef e Patamu vanno avanti, non riconosciute dalla legge ma difendendo il loro diritto a operare in tribunale, come hanno fatto finora. Pronte, magari, a rivolgersi al diritto europeo. "Certamente il testo della legge che detta i principi al governo non prevede la liberalizzazione, ma neanche la esclude", commenta di Soundreef, definendo quella della Siae una "vittoria di Pirro". La concorrenza esiste nei fatti. Ma la legge italiana, almeno per ora, fa finta di non vederla.
L’inchiesta di Repubblica sulla Siae
@filipposantelli
Libertà di scelta
La direttiva Barnier, in effetti, non chiede di abolire il monopolio. Si limita a garantire agli artisti “la libertà di scegliere a chi affidare la gestione dei propri diritti”. Secondo alcuni, l’Antitrust in testa, questo significa naturalmente abolire l’esclusiva. Secondo altri, è la posizione di Siae, apre solo agli operatori internazionali, ma lascia ai singoli Paesi la facoltà di decidere come organizzare il proprio mercato interno. Questa lettura, la più “leggera”, è stata sposata anche dal ministro della Cultura Dario Franceschini. “Ero per la liberalizzazione, ho cambiato idea”, ha detto in audizione alla Camera. In Europa, il suo ragionamento, si stanno imponendo soggetti sempre più grandi, in grado di trattare da pari a pari con i giganti della rete, e sarebbe controproducente smembrare la Siae. Riforma sì, dunque, ma non abolizione del monopolio. Esattamente la linea passata con il provvedimento.
Fedez contro Jovanotti
Nel fatti però società come Patamu e Soundreef già da tempo fanno concorrenza alla Siae. E soprattutto la seconda, che per aggirare il monopolio agisce attraverso una controllata inglese, ha iniziato a portare dalla sua una serie di star di primo piano. Soundreef garantisce una gestione analitica dei diritti, un passaggio della canzone uguale un pagamento, a differenza di quella statistica (e alquanto oscura) della Siae. E questa novità, lo scorso aprile, ha convinto Fedez ad abbandonare il monopolista. Qualche settimana più tardi, anche Gigi D’Alessio ha fatto il grande salto. La riposta della Siae è stata decisa. Una campagna fatta di argomenti: il nuovo corso all’insegna della trasparenza lanciato dal presidente Filippo Sugar, e la necessità di mantenere la gestione dei diritti in mano a un operatore pubblico e no profit, come ribadito nella lettera sottoscritta qualche giorno fa da mille artisti, da Jovanotti a Tiziano Ferro. Ma fatta anche di colpi bassi: dall’accusa a Soundreef di essere controllata da speculatori finanziari, all’acquisto delle parole chiave “soundreef” e “patamu” su Google.
Una maggioranza che non c’è
Tra le forze politiche una maggioranza trasversale si è schierata per l’abolizione del monopolio. Alla Camera alcuni deputati del Pd hanno presentato una serie di emendamenti che avrebbero aperto la strada alle entità di gestione indipendenti come Soundreef. Emendamenti che però sono caduti dopo l’intervento del ministro Franceschini. Stesso copione al Senato, dove la proposta di modifica è stato firmata da parlamentari di tutti gli schieramenti, dal Pd a Forza Italia, passando per Ala, Gruppo Misto e Lega. La legge di delegazione però era già in ritardo, doveva essere recepita entro fine aprile, e una modifica avrebbe rimandato il testo alla Camera. Per evitarlo o forse come manovra diversiva, il governo ha sottoscritto un ordine del giorno in cui si impegna a liberalizzare il mercato dei diritti, come chiesto dall’Antitrust, in cambio del ritiro degli emendamenti. Così il testo, questa mattina, è passato nella sua forma originale: il monopolio Siae è salvo.
Caos giuridico
Ora spetta al governo esercitare la delega. Un intervento che stabilirà le linee guida di riforma della Siae, ma che non risolverà il paradosso giuridico per cui una società di raccolta straniera può offrire i suoi servizi in Italia, ma a una italiana non è consentito operare. Certo, c’è quell’ordine del giorno in cui l’esecutivo si impegna a liberalizzare. Ma quanto vincolante? Molto secondo Pietro Ichino (Pd), che ha presentato e poi ritirato l’emendamento pro apertura, mentre Soundreef parla di un "cambio di atteggiamento" dell'esecutivo. Poco o nulla secondo i 5Stelle, visto che vincola solo il governo in carica. E non è certo tra le priorità di Matteo Renzi. Proprio i 5Stelle alla Camera hanno presentato una proposta di legge organica di riforma del settore, che apre il mercato agli operatori privati e trasforma la Siae in una Autorità di controllo sopra le parti. Ma sembra poco probabile, almeno a breve, che si torni sul tema. Soundreef e Patamu vanno avanti, non riconosciute dalla legge ma difendendo il loro diritto a operare in tribunale, come hanno fatto finora. Pronte, magari, a rivolgersi al diritto europeo. "Certamente il testo della legge che detta i principi al governo non prevede la liberalizzazione, ma neanche la esclude", commenta di Soundreef, definendo quella della Siae una "vittoria di Pirro". La concorrenza esiste nei fatti. Ma la legge italiana, almeno per ora, fa finta di non vederla.
L’inchiesta di Repubblica sulla Siae
@filipposantelli