Economia

Rossi: "Renzi tolga il velo sui prestiti facili"

Il governatore della Toscana rilancia e chiede di andare in fondo: "Responsabilità enormi della sinistra romana e senese? Certo, ci sono. Ma non solo quelle. Il 70% degli attivi deteriorati riguarda grandi aziende, è quel capitalismo parassitario che va rottamato"

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FIRENZE - "Responsabilità enormi della sinistra romana e senese? Certo, ci sono. Ma non solo quelle. Chi sono i primi cento che hanno usufruito di crediti facili?". Sul Monte dei Paschi il governatore della Toscana Enrico Rossi (Pd) rilancia e chiede di andare in fondo.

Presidente Rossi, le responsabilità politiche di cui parla il premier non bastano?
"Giusto parlare di responsabilità della sinistra senese e romana. Ma se ci si ferma qui si fa una semplificazione che fa comodo a troppi. Ci si ferma, come sembra fare Renzi, ad un riformismo debole verso le oligarchie. Per questo chiedo di conoscere i primi cento nomi di chi ha usufruito dei crediti facili, solo così si può chiarire la trama di un capitalismo parassitario, quello sì da rottamare".

Nei primi cento nomi pensa si nasconda il capitalismo italiano?
"Il 70% dei crediti deteriorati in pancia alla banca riguarda le grandi imprese. Non piccoli artigiani, non le famiglie. Non sono loro ad aver portato la banca a questo punto. Per questo chiedo di conoscere i nomi".

Nessuno le ha risposto?
"Nessuno. Ma insisterò, proprio perché dobbiamo voltare pagina. Ci sono stati certo errori, dall'Antonveneta al management che chiedeva tangenti, dalla leggerezza della Fondazione che rivendicava la sua "senesità" all'incompetenza dichiarata dall'ex presidente Mussari. Però non basta: abbiamo bisogno di capire chi è quel capitalismo che, non rimborsando i prestiti, fa fallire il Monte".

La convince il piano di salvataggio attraverso il mercato?
"Vorrei capire se Atlante sarà partecipato da Cassa depositi e prestiti, perché in questo caso sarà comunque il Tesoro ad intervenire. Ma quel che più mi preoccupa è che il Monte, valutato oggi un miliardo, finisca nelle mani di un sistema di banche che ci metteranno 5 miliardi di euro. Non vorrei fosse un'occasione per svendere il Paese".

Ha delle alternative?
"Quella dell'intervento pubblico. Anche De Benedetti, che non è un pericoloso sovversivo come me, ha proposto di nazionalizzare. Di seguire la stessa operazione che fu praticata nell'America di Bush, facendo entrare lo Stato nel capitale, rimettendo le banca nei binari giusti e poi uscendo addirittura guadagnandoci. In questo modo il cittadino ci avrebbe guadagnato, non rimesso".

Non ha fiducia nell'ad Viola?
"Mi auguro che sia la volta buona. Vedremo a quale prezzo. Ma c'è anche una questione di giustizia, perché ci sono state liquidazioni milionarie per chi ha portato il Monte al disastro. Mentre ai lavoratori si chiedevano sacrifici, l'ex direttore Vigni fu mandato in pensione con 4 milioni di liquidazione. La nazionalizzazione avrebbe garantito più equità, fondamentale per essere credibili davanti ai cittadini. Ai tempi di Monti demmo 60 miliardi alla Grecia e indirettamente alle banche tedesche. Furono trovati con un debito. Perché non si può trovare ora qualche miliardo?"