L'autunno caldo di Renzi e Padoan tra manovra, tasse e flessibilità
Roberto Petrini , di ROBERTO PETRINI
E' un doppio salto mortale quello che attende la politica economica d'autunno. Renzi e Padoan dovranno sfoderare tutte le loro migliori doti atletiche per compiere la manovra senza sbavature e riscuotere l'applauso finale. Altrimenti, come in tutte le arene gli umori del pubblico potrebbero risentirne. Il quadro generale non è buono - e questo va sottolineato: Brexit e costante e drammatica tensione internazionale, si sono aggiunte alle altre variabili negative, a partire dalla crisi dei cosiddetti Brics.
Non è male ricordare che quest'anno il Brasile delle Olimpiadi registra una contrazione del Pil del 3,3 per cento e la Russia di Putin dell'1,2 per cento. L'Europa stenta: le stime dell'Fmi post-Brexit hanno già lasciato sul tavolo uno 0,1 portando il Pil 2016 al magro 1,6 per cento, il secondo trimestre dell'anno già ci segnala una Francia a crescita zero e il Pil italiano, per l'intero anno 2016, viaggia abbondantemen…
Non è male ricordare che quest'anno il Brasile delle Olimpiadi registra una contrazione del Pil del 3,3 per cento e la Russia di Putin dell'1,2 per cento. L'Europa stenta: le stime dell'Fmi post-Brexit hanno già lasciato sul tavolo uno 0,1 portando il Pil 2016 al magro 1,6 per cento, il secondo trimestre dell'anno già ci segnala una Francia a crescita zero e il Pil italiano, per l'intero anno 2016, viaggia abbondantemen…
E' un doppio salto mortale quello che attende la politica economica d'autunno. Renzi e Padoan dovranno sfoderare tutte le loro migliori doti atletiche per compiere la manovra senza sbavature e riscuotere l'applauso finale. Altrimenti, come in tutte le arene gli umori del pubblico potrebbero risentirne. Il quadro generale non è buono - e questo va sottolineato: Brexit e costante e drammatica tensione internazionale, si sono aggiunte alle altre variabili negative, a partire dalla crisi dei cosiddetti Brics.
Non è male ricordare che quest'anno il Brasile delle Olimpiadi registra una contrazione del Pil del 3,3 per cento e la Russia di Putin dell'1,2 per cento. L'Europa stenta: le stime dell'Fmi post-Brexit hanno già lasciato sul tavolo uno 0,1 portando il Pil 2016 al magro 1,6 per cento, il secondo trimestre dell'anno già ci segnala una Francia a crescita zero e il Pil italiano, per l'intero anno 2016, viaggia abbondantemente sotto le stime del governo allo 0,8-0,9 per cento.
Le nostre pubbliche finanze risentono della caduta del Pil per almeno 5 miliardi che si proietteranno nella legge di Bilancio 2017 portando la caccia alle risorse almeno a 15 miliardi che salirebbero a 20 se, oltre alla partita pensioni, si tenterà di fare qualche improbabile ulteriore riduzione di tasse. L'urgenza è quella di pagare un debito con il passato: cioè disinnescare la clausola di salvaguardia ai conti pubblici che prevede l'aumento dell'Iva di due punti dal 1° gennaio del 2017 e sostituirla con tagli alle spese.
L'Europa ci verrà in aiuto, ormai tardivamente convita che l'austerità non paga: così, come sono state evitate le sanzioni a Spagna e Portogallo e si tollera la Francia, la flessibilità concessa a Roma potrebbe allargarsi e il deficit-Pil invece di fermarsi all'1,8 per cento potrebbe salire al 2-2,2 per cento. Non va dimenticato peraltro che esistono alcune poste positive che si stanno manifestando negli ultimi giorni: come la diminuzione della spesa per interessi e il funzionamento del meccanismo anti-evasione dello split payment che sta incrementando il gettito Iva.
Il dosaggio accorto delle poche risorse sarà fondamentale per far fronte alle questioni che si porranno in autunno: pensioni, tasse, nuovi investimenti, lavoro. La legge di Stabilità, che con la nuova disciplina appena approvata in Parlamento si chiama legge di Bilancio, dovrà essere consegnata alla Camera entro il 20 ottobre: sembra che si vada verso un esame rapido per consentire il referendum costituzionale a novembre.
Sul piano concettuale è bene che le due scadenze assai importanti restino a debita distanza tra di loro in modo da non influenzare le decisioni nei rispettivi campi. Quello istituzionale per il referendum e quello delle urgenze di politica economica per la ex Finanziaria.
L'agenda economica dei temi dell'autunno è del resto già talmente abbondante e complicata da richiedere la massima concentrazione possibile: la questione bancaria, con lo svolgimento delle procedure che porteranno al salvataggio di Mps, resterà al centro dell'attenzione di opinione pubblica e mercati. Mentre sul piano sociale ci sono 8,2 milioni di lavoratori che attendono il rinnovo del contratto a partire dai metalmeccanici e dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici: si conta anche sul loro rinnovato potere d'acquisto per rilanciare l'economia, ormai, nel 2017. Sarà bene utilizzare al meglio il breve riposto di agosto per ravvogliere le energie necessarie alla ripresa.
Non è male ricordare che quest'anno il Brasile delle Olimpiadi registra una contrazione del Pil del 3,3 per cento e la Russia di Putin dell'1,2 per cento. L'Europa stenta: le stime dell'Fmi post-Brexit hanno già lasciato sul tavolo uno 0,1 portando il Pil 2016 al magro 1,6 per cento, il secondo trimestre dell'anno già ci segnala una Francia a crescita zero e il Pil italiano, per l'intero anno 2016, viaggia abbondantemente sotto le stime del governo allo 0,8-0,9 per cento.
Le nostre pubbliche finanze risentono della caduta del Pil per almeno 5 miliardi che si proietteranno nella legge di Bilancio 2017 portando la caccia alle risorse almeno a 15 miliardi che salirebbero a 20 se, oltre alla partita pensioni, si tenterà di fare qualche improbabile ulteriore riduzione di tasse. L'urgenza è quella di pagare un debito con il passato: cioè disinnescare la clausola di salvaguardia ai conti pubblici che prevede l'aumento dell'Iva di due punti dal 1° gennaio del 2017 e sostituirla con tagli alle spese.
L'Europa ci verrà in aiuto, ormai tardivamente convita che l'austerità non paga: così, come sono state evitate le sanzioni a Spagna e Portogallo e si tollera la Francia, la flessibilità concessa a Roma potrebbe allargarsi e il deficit-Pil invece di fermarsi all'1,8 per cento potrebbe salire al 2-2,2 per cento. Non va dimenticato peraltro che esistono alcune poste positive che si stanno manifestando negli ultimi giorni: come la diminuzione della spesa per interessi e il funzionamento del meccanismo anti-evasione dello split payment che sta incrementando il gettito Iva.
Il dosaggio accorto delle poche risorse sarà fondamentale per far fronte alle questioni che si porranno in autunno: pensioni, tasse, nuovi investimenti, lavoro. La legge di Stabilità, che con la nuova disciplina appena approvata in Parlamento si chiama legge di Bilancio, dovrà essere consegnata alla Camera entro il 20 ottobre: sembra che si vada verso un esame rapido per consentire il referendum costituzionale a novembre.
Sul piano concettuale è bene che le due scadenze assai importanti restino a debita distanza tra di loro in modo da non influenzare le decisioni nei rispettivi campi. Quello istituzionale per il referendum e quello delle urgenze di politica economica per la ex Finanziaria.
L'agenda economica dei temi dell'autunno è del resto già talmente abbondante e complicata da richiedere la massima concentrazione possibile: la questione bancaria, con lo svolgimento delle procedure che porteranno al salvataggio di Mps, resterà al centro dell'attenzione di opinione pubblica e mercati. Mentre sul piano sociale ci sono 8,2 milioni di lavoratori che attendono il rinnovo del contratto a partire dai metalmeccanici e dei 3,5 milioni di dipendenti pubblici: si conta anche sul loro rinnovato potere d'acquisto per rilanciare l'economia, ormai, nel 2017. Sarà bene utilizzare al meglio il breve riposto di agosto per ravvogliere le energie necessarie alla ripresa.