MILANO - Le Borse sono in pieno clima estivo. I volumi sono sottili e in assenza di eventi di rilievo gli investitori preferiscono non prendere posizione. Negli Stati Uniti i trader rimangono alla finestra in vista delle trimestrali di gruppi retail e del dato di venerdì prossimo sulle vendite al dettaglio, che forniranno un senso dell'umore dei consumatori americani. In Europa, invece, si guarda ai dati sull'inflazione e sul Pil del secondo trimestre in arrivo tra giovedì e venerdì. Gli analisti, però, sono convinti che "la salute dell'economia americana continua a sostenere i listini" come ha detto a Bloomberg Yukata Miura di Mizuho Securities. Le Piazze del Vecchio continente chiudono in lieve rialzo: Milano sale dello 0,31% con le banche in gran spolvero. Londra dello 0,62%, Parigi dell'1,19% e Francoforte dell'2,5%. A Wall Street il Dow Jones guadagna lo 0,02%, il Nasdaq lo 0,24% e l'indice S&P500 lo 0,04%, ma delude il dato sulla produttività in calo per la prima volta dal 2013. Sul mercato dei cambi, l'euro si rafforza sul dollaro a 1,1114 (1,084 ieri) mentre perde qualche posizione sullo yen a 113,28 (da 113,55). Il rapporto fra dollaro e yen si attesta a 101,94 (102,45). Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco a 10 anni è stabile a 118 punti sui valori tenuti durante tutta la vigilia, ma il rendimento è al nuovo minimo storico all'1,1%.
Sul fronte macroeconomico il surplus commerciale tedesco è leggermente diminuito a giugno a quota 21,7 miliardi di euro (era di 22,2 miliardi a maggio e 24,1 miliardi ad aprile), ma nei primi sei mesi dell'anno l'avanzo della Germania ha raggiunto quota 130 miliardi di euro contro i 123 del 2015. Tradotto: Berlino continua a esportare molto più di quello che importa contribuendo a alimentare il divario all'interno dell'Unione europea. D'altra parte, quando un'industria tedesca vende un bene a una spagnola, in un certo senso sottrae ricchezza all'economia iberica, che paga per qualcosa prodotto altrove: sul territorio e nei c/c della controparte tedesca ricadranno tutti i vantaggi della transazione. Se la Germania deve tirare l'Europa, è il ragionamento di Bruxelles, sarà meglio che inizi a consumare i prodotti dei vicini, in modo da distribuire loro parte della sua ricchezza. Eppure, da otto anni Berlino ha un surplus eccessivo: lo scorso anno ha stabilito un nuovo record che a dicembre potrebbe battere di nuovo. Insomma, nonostante i richiami della Commissione europea, però, il governo di Angela Merkel tira dritto. In Gran Bretagna, nel frattempo, la produzione industriale a giugno è cresciuta dello 0,1%.
In Asia, invece, i dati sull'inflazione in Cina confermano un miglioramento delle condizioni del settore manifatturiero e una stabilizzazione dell'economia. Secondo l'ufficio di statistica, i prezzi alla produzione sono scesi a luglio dell'1,7%, il ribasso più basso in almeno due anni. Il calo è inferiore alle previsioni degli analisti (-2%). I prezzi al consumo sono invece saliti dell'1,8%, in linea con le attese ma sotto il target del 3% fissato dal governo. L'indice dei prezzi alla produzione, in calo dal 2012, ha rallentato la sua caduta a partire dallo scorso dicembre e, secondo un economista di Jp Morgan citato da Bloomberg, Zhu Haibin, potrebbe tornare a crescere entro la fine dell'anno.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo: il Nikkei ha registrato un aumento dello 0,69%, pari a 114,40 punti, e si è fermato a quota 16,764.97. Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in calo sui mercati dopo il rimbalzo di ieri incoraggiato dall'annuncio di una nuova riunione informale dell'Opec a fine settembre. Gli addetti ai lavori continuano a sperare in un congelamento della produzione. Il future sul barile di light crude consegna a settembre ha ceduto 36 centesimi e si attesta a 42,66 dollari. Giù anche il Brent consegna a ottobre che ha perso 41 centesimi a quota 44,32 dollari al barile. L'oro è in lieve flessione (-0,2%) sui a 1.332,64 dollari l'oncia.
Sul fronte macroeconomico il surplus commerciale tedesco è leggermente diminuito a giugno a quota 21,7 miliardi di euro (era di 22,2 miliardi a maggio e 24,1 miliardi ad aprile), ma nei primi sei mesi dell'anno l'avanzo della Germania ha raggiunto quota 130 miliardi di euro contro i 123 del 2015. Tradotto: Berlino continua a esportare molto più di quello che importa contribuendo a alimentare il divario all'interno dell'Unione europea. D'altra parte, quando un'industria tedesca vende un bene a una spagnola, in un certo senso sottrae ricchezza all'economia iberica, che paga per qualcosa prodotto altrove: sul territorio e nei c/c della controparte tedesca ricadranno tutti i vantaggi della transazione. Se la Germania deve tirare l'Europa, è il ragionamento di Bruxelles, sarà meglio che inizi a consumare i prodotti dei vicini, in modo da distribuire loro parte della sua ricchezza. Eppure, da otto anni Berlino ha un surplus eccessivo: lo scorso anno ha stabilito un nuovo record che a dicembre potrebbe battere di nuovo. Insomma, nonostante i richiami della Commissione europea, però, il governo di Angela Merkel tira dritto. In Gran Bretagna, nel frattempo, la produzione industriale a giugno è cresciuta dello 0,1%.
In Asia, invece, i dati sull'inflazione in Cina confermano un miglioramento delle condizioni del settore manifatturiero e una stabilizzazione dell'economia. Secondo l'ufficio di statistica, i prezzi alla produzione sono scesi a luglio dell'1,7%, il ribasso più basso in almeno due anni. Il calo è inferiore alle previsioni degli analisti (-2%). I prezzi al consumo sono invece saliti dell'1,8%, in linea con le attese ma sotto il target del 3% fissato dal governo. L'indice dei prezzi alla produzione, in calo dal 2012, ha rallentato la sua caduta a partire dallo scorso dicembre e, secondo un economista di Jp Morgan citato da Bloomberg, Zhu Haibin, potrebbe tornare a crescere entro la fine dell'anno.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo: il Nikkei ha registrato un aumento dello 0,69%, pari a 114,40 punti, e si è fermato a quota 16,764.97. Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in calo sui mercati dopo il rimbalzo di ieri incoraggiato dall'annuncio di una nuova riunione informale dell'Opec a fine settembre. Gli addetti ai lavori continuano a sperare in un congelamento della produzione. Il future sul barile di light crude consegna a settembre ha ceduto 36 centesimi e si attesta a 42,66 dollari. Giù anche il Brent consegna a ottobre che ha perso 41 centesimi a quota 44,32 dollari al barile. L'oro è in lieve flessione (-0,2%) sui a 1.332,64 dollari l'oncia.