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Il Garante Giovanni Pitruzzella: "Su Vw abbiamo fatto tutto il possibile, la strada per i rimborsi è in discesa"

Il presidente dell'Antitrust: "La prossima frontiera per la tutela dei consumatori è nella nuova economia digitale"
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ROMA. "Su Volkswagen siamo intervenuti con la massima sanzione possibile prevista dalla legge per le pratiche commerciali scorrette. In questo caso le informazioni sulle caratteristiche di difesa dell'ambiente dei modelli si sono rivelate del tutto fuorvianti e chi aveva scelto di acquistare lo aveva fatto anche per quei motivi". Spiega così Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Antitrust, la logica della prima sanzione comminata in Europa per il Dieselgate che ha scosso la casa tedesca. Una decisione storica che riporta il tema della difesa dei consumatori al centro dell'attenzione. O meglio, il diverso grado di tutela nei vari paesi. Negli Usa Volkswagen ha dovuto trovare un accordo di risarcimento globale da 15 miliardi, qui per ora si è mossa solo l'Italia, ma con numeri piccoli per un gruppo che fattura 73 miliardi di cui 4,3 nel nostro Paese.

Quindi è solo una sanzione di principio?
"No. Avrà anche effetti reali, a comi…
ROMA. "Su Volkswagen siamo intervenuti con la massima sanzione possibile prevista dalla legge per le pratiche commerciali scorrette. In questo caso le informazioni sulle caratteristiche di difesa dell'ambiente dei modelli si sono rivelate del tutto fuorvianti e chi aveva scelto di acquistare lo aveva fatto anche per quei motivi". Spiega così Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Antitrust, la logica della prima sanzione comminata in Europa per il Dieselgate che ha scosso la casa tedesca. Una decisione storica che riporta il tema della difesa dei consumatori al centro dell'attenzione. O meglio, il diverso grado di tutela nei vari paesi. Negli Usa Volkswagen ha dovuto trovare un accordo di risarcimento globale da 15 miliardi, qui per ora si è mossa solo l'Italia, ma con numeri piccoli per un gruppo che fattura 73 miliardi di cui 4,3 nel nostro Paese.

Quindi è solo una sanzione di principio?
"No. Avrà anche effetti reali, a cominciare dal danno reputazionale che di solito scoraggia le aziende. Inoltre, come è già successo in altri casi, ci saranno delle conseguenze in tutte le cause civili in corso, dove la decisione dell'Antitrust diventa una prova della condotta scorretta. La difesa dei consumatori va di pari passo con quella del mercato, perché anche imprese concorrenti risultano danneggiate da un comportamento non rispettoso delle regole. Siamo solo all'inizio".

La regolazione sembra in ritardo rispetto all'evoluzione del mercato e della tecnologia, con i consumatori costretti a essere vittime designate.
"È un lavoro continuo, ed esiste da sempre una asimmetria informativa che le grandi aziende cercano di sfruttare, ma non siamo privi di strumenti. Uno di questi è la cooperazione tra autorità, ad esempio per il noto sito Booking.com fu il lavoro coordinato tra Italia, Francia e Svezia a dare la possibilità agli albergatori e alle altre piattaforme di fare delle offerte competitive".

Proprio il mercato del digitale sembra quello più insidioso. Ci sono una miriade di offerte, spesso di operatori esteri o poco identificabili.
"Quella dell'economia digitale è una delle frontiere su cui stiamo lavorando di più. I canali si moltiplicano, siamo riusciti a far oscurare circa 400 siti, per lo più operanti dalla Cina, che vendevano prodotti contraffatti con evidente danno per i compratori e per le aziende del made in Italy. Ma non ci sono solo rischi nel mondo digitale. Si pensi alla sharing economy, che può portare notevoli vantaggi ai consumatori in termini di riduzione dei prezzi e varietà di scelta".

E come può intervenire l'Antitrust?
"La tutela della concorrenza ha come scopo finale, tra gli altri, quello di ridurre le disuguaglianze e aumentare le possibilità di scelta dei consumatori. Servizi come Uber o Airbnb lo fanno, così come in passato hanno portato dei benefici le compagnie aeree low cost o la liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione. Recentemente la Regione Lazio aveva adottato un regolamento restrittivo per le strutture ricettive alternative a quelle alberghiere. Una difesa burocratica che noi abbiamo bloccato impugnando il regolamento al Tar del Lazio, che ha accolto il nostro ricorso".

In Italia la strada delle liberalizzazioni è in salita. Che è successo al legge annuale per aprire i mercati?
"Succede che purtroppo è ferma da un anno e mezzo in Parlamento e strada facendo ha perso dei pezzi importanti, come la libertà di vendere nelle parafarmacie i medicinali in Fascia C. Recentemente la piena apertura del mercato elettrico è stata ulteriormente rimandata".

Colpa delle lobby?
"Ci sono organizzazioni che riescono a difendere le proprie rendite di posizione, creando un pregiudizio per tutta l'economia. Si pensi all'energia elettrica, un mercato libero a metà: pur restando indispensabile la tutela delle fasce più deboli, occorre il coraggio di andare avanti, consentendo agli utenti di avere servizi sempre efficienti e rispettosi dell'ambiente. Ma siamo fiduciosi che alla fine dei risultati arriveranno".