Economia

Fed, divisa su quando aumentare i tassi

I membri della Banca centrale Usa vogliono raccogliere ancora dati sull'economia Usa, per poi decidere quando rialzare il costo del denaro. Possibile comunque un ritocco entro la fine del 2016

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MILANO - La Fed è spaccata sulle prossime mosse e su un aumento a breve dei tassi. E' quanto emerge dai verbali dell'ultima riunione della banca centrale, in base alle quali alcuni membri erano a favore di un aumento già in luglio. La Fed, invece, ha deciso di attendere nuovi dati sull'andamento dell'economia prima di ritoccare il costo del denaro. Nell'ultima riunione del 26 e 27 luglio scorsi è emersa la volontà di "lasciare aperta" la porta a un rialzo entro la fine dell'anno e contestualmente ha lasciato i tassi allo 0,25-0,5% per la quinta volta di fila. Il mese scorso, restavano incertezze legate alla Brexit.

Con la decisione di aspettare nuove indicazioni sullo stato dell'economia resta di fatto sul tavolo la possibilità di una stretta nel 2016. La prossima riunione del Fomc, il braccio monetario della Banca centrale Usa, si terrà il 20 e il 21 settembre, mentre la presidente, Janet Yellen, parlerà in pubblico già il 26 agosto al meeting di Jackson Hole. Molti osservatori credono che il momento opportuno per agire sarà proprio settembre, perché l'appuntamento di novembre del Fomc coincide con le elezioni presidenziali, mentre a dicembre appare abbastanza improbabile che la Fed agisca sull'economia con il nuovo presidente appena insediato.

Oltre alle paure legate alla Brexit, nei verbali fanno capolino i timori legati alla stabilità finanziaria delle banche italiane: "Mentre i capitali e la liquidità delle banche Usa resta forte, le banche europee - in particolare quelle italiane - erano sotto pressione come dimostrato dal forte declino delle loro azioni". La loro performance in Borsa, recita il documento, è stata peggiore "riflesso della paura degli investitori che tassi bassi continueranno a pesare sulla redditività". Il riferimento è ai tassi negativi imposti dalla Bce sui depositi degli istituti di credito presso le casse dell'Eurotower.

In ogni caso i rischi nel breve termine per l'economia statunitense "sono diminuiti" e "l'attività economica si dovrebbe espandere ad un ritmo moderato" mentre il mercato di lavoro "si rafforzerà". L'inflazione negli Usa "dovrebbe rimanere bassa" nel breve termine per poi salire intorno al 2% "nel medio termine". Il Comitato della Fed "continua a seguire da vicino gli indicatori" e "l'orientamento della politica monetaria resta accomodante, in tal modo sostenere l'ulteriore miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro e di un ritorno dell'inflazione intorno al 2%".