MILANO - Nessuno vuole comperare l'impianto e così la multinazionale americana Alcoa decide di intraprendere la via più dolorosa per la Sardegna: lasciare definitivamente lo stabilimento di Portovesme, nel Sulcis. In un comunicato firmato da Bob Bear, vice president Transformation di Alcoa, si sottolinea che la società ha intenzione di "avviare le attività propedeutiche alla riqualificazione del sito di Portovesme per lo sviluppo di nuove opportunità di business".
La decisione, si spiega, è stata presa "dopo aver constatato l'impossibilità di trovare un acquirente per lo smelter. Abbiamo collaborato quasi quattro anni con il Governo italiano per trovare un acquirente idoneo per lo stabilimento - afferma Bear - l'obiettivo adesso è proseguiremo con l'adempimento dei nostri obblighi e preparare il sito per attrarre nuovi business e creare opportunità di lavoro". Si arriva così alla parola "fine" sulla vicenda, dopo che l'attività produttiva è stata interrotta a novembre 2012 e lo stabilimento è stato definitivamente chiuso ad agosto 2014.
Nella nota ufficiale della società Usa si ricorda che "a partire dall'interruzione dell'attività produttiva, considerevoli sforzi sono stati compiuti per trovare un acquirente idoneo, ma le condizioni del mercato dell'alluminio non l'hanno consentito". Nel testo ufficiale, Alcoa fa anche il punto su quanto fatto sinora: "La prima fase della riqualificazione ha riguardato la bonifica del suolo del sito che ha avuto inizio a marzo 2016". Nel futuro, "questa fase sarà ora affiancata da un processo di dismissione graduale che avrà inizio entro la fine del 2016". "Tutti i lavori - assicura - saranno eseguiti nel pieno rispetto delle normative vigenti".
L'annuncio sullo smantellamento dell'impianto è "quantomeno inopportuno" visto che sul futuro del sito è già stato convocato un incontro a inizio settembre, afferma in una nota il ministero dello Sviluppo economico. "In riferimento al comunicato stampa odierno di alcoa" il ministero dello Sviluppo economico "precisa che il ministro Carlo Calenda ha convocato già nelle scorse settimane un incontro con i vertici della società americana. L'incontro, che servirà a fare il punto della situazione, è previsto nella prima settimana di settembre".
La comunicazione ufficiale degli americani non poteva che generare la reazione arrabbiata dei sindacati: "Non è assolutamente vero che Alcoa in questi quattro anni dalla chiusura dello smelter ha collaborato con il Governo alla ricerca di un nuovo acquirente", attacca il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, in risposta diretta alle parole di Bear. Il sindacalista accusa l'azienda di non aver neppure permesso la visita agli impianti e chiede all'esecutivo di entrare nella partita con decisione: "E' bene che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e il premier Matteo Renzi prendano rapidamente in mano la situazione giunta ormai oltre il limite della disperazione".
Secondo la Fiom del Sulcis si tratta di una posizione già nota, che non dovrebbe cambiare in modo sostanziale lo stato della vertenza in atto: il segretario Roberto Forresu ha spiegato all'Agi che "la trattativa per l'acquisizione dello stabilimento da parte di un nuovo acquirente deve andare avanti" e che la decisione assunta oggi dal Alcoa "deve rappresentare una ulteriore sollecitazione per il governo a mantenere gli impegni assunti".
Reazione anche dalla politica: "Su Alcoa cala la maschera. La decisione di smantellare gli impianti è l'ultimo risultato di una farsa durata quattro anni che ha visto Governo e Regione responsabili di un imbroglio senza precedenti ai danni dei lavoratori e di un intero territorio", commenta il deputato di Unidos, Mauro Pili. "Da due anni - ricorda l'ex governatore sardo - denunciavo l'esistenza di un piano che prevedeva di radere al suolo gli impianti". Nel frattempo, "Governo e Regione sapevano tutto ma continuavano a perdere tempo in estenuanti rinvii".
La decisione, si spiega, è stata presa "dopo aver constatato l'impossibilità di trovare un acquirente per lo smelter. Abbiamo collaborato quasi quattro anni con il Governo italiano per trovare un acquirente idoneo per lo stabilimento - afferma Bear - l'obiettivo adesso è proseguiremo con l'adempimento dei nostri obblighi e preparare il sito per attrarre nuovi business e creare opportunità di lavoro". Si arriva così alla parola "fine" sulla vicenda, dopo che l'attività produttiva è stata interrotta a novembre 2012 e lo stabilimento è stato definitivamente chiuso ad agosto 2014.
Nella nota ufficiale della società Usa si ricorda che "a partire dall'interruzione dell'attività produttiva, considerevoli sforzi sono stati compiuti per trovare un acquirente idoneo, ma le condizioni del mercato dell'alluminio non l'hanno consentito". Nel testo ufficiale, Alcoa fa anche il punto su quanto fatto sinora: "La prima fase della riqualificazione ha riguardato la bonifica del suolo del sito che ha avuto inizio a marzo 2016". Nel futuro, "questa fase sarà ora affiancata da un processo di dismissione graduale che avrà inizio entro la fine del 2016". "Tutti i lavori - assicura - saranno eseguiti nel pieno rispetto delle normative vigenti".
L'annuncio sullo smantellamento dell'impianto è "quantomeno inopportuno" visto che sul futuro del sito è già stato convocato un incontro a inizio settembre, afferma in una nota il ministero dello Sviluppo economico. "In riferimento al comunicato stampa odierno di alcoa" il ministero dello Sviluppo economico "precisa che il ministro Carlo Calenda ha convocato già nelle scorse settimane un incontro con i vertici della società americana. L'incontro, che servirà a fare il punto della situazione, è previsto nella prima settimana di settembre".
La comunicazione ufficiale degli americani non poteva che generare la reazione arrabbiata dei sindacati: "Non è assolutamente vero che Alcoa in questi quattro anni dalla chiusura dello smelter ha collaborato con il Governo alla ricerca di un nuovo acquirente", attacca il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, in risposta diretta alle parole di Bear. Il sindacalista accusa l'azienda di non aver neppure permesso la visita agli impianti e chiede all'esecutivo di entrare nella partita con decisione: "E' bene che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e il premier Matteo Renzi prendano rapidamente in mano la situazione giunta ormai oltre il limite della disperazione".
Secondo la Fiom del Sulcis si tratta di una posizione già nota, che non dovrebbe cambiare in modo sostanziale lo stato della vertenza in atto: il segretario Roberto Forresu ha spiegato all'Agi che "la trattativa per l'acquisizione dello stabilimento da parte di un nuovo acquirente deve andare avanti" e che la decisione assunta oggi dal Alcoa "deve rappresentare una ulteriore sollecitazione per il governo a mantenere gli impegni assunti".
Reazione anche dalla politica: "Su Alcoa cala la maschera. La decisione di smantellare gli impianti è l'ultimo risultato di una farsa durata quattro anni che ha visto Governo e Regione responsabili di un imbroglio senza precedenti ai danni dei lavoratori e di un intero territorio", commenta il deputato di Unidos, Mauro Pili. "Da due anni - ricorda l'ex governatore sardo - denunciavo l'esistenza di un piano che prevedeva di radere al suolo gli impianti". Nel frattempo, "Governo e Regione sapevano tutto ma continuavano a perdere tempo in estenuanti rinvii".