Istat: "La crescita si è interrotta e la debolezza proseguirà"
L'Istituto di statistica ricorda che il percorso di espansione si è inceppato nel secondo trimestre. Ripresa difficile: l'indicatore anticipatore dell'economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un "proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana"
MILANO - La crescita italiana si è interrotta ufficialmente con il secondo periodo dell'anno: nell'aprile-giugno 2016 la dinamica del reddito della Penisola è stata piatta nel raffronto con il primo trimestre 2016. Nonostante il miglioramento del Pil nel raffronto con l'anno scorso, il risultato è di una "crescita zero". Oggi l'Istituto di Statistica torna a commentare l'andamento dell'economia tricolore nella sua nota mensile e ricorda che l'economia italiana "ha interrotto la fase di crescita, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell'offerta dalla caduta produttiva del settore industriale". Quel che preoccupa maggiormente, però, è la prospettiva: "L'indicatore anticipatore dell'economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana".
Nella di…
Nella di…
MILANO - La crescita italiana si è interrotta ufficialmente con il secondo periodo dell'anno: nell'aprile-giugno 2016 la dinamica del reddito della Penisola è stata piatta nel raffronto con il primo trimestre 2016. Nonostante il miglioramento del Pil nel raffronto con l'anno scorso, il risultato è di una "crescita zero". Oggi l'Istituto di Statistica torna a commentare l'andamento dell'economia tricolore nella sua nota mensile e ricorda che l'economia italiana "ha interrotto la fase di crescita, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell'offerta dalla caduta produttiva del settore industriale". Quel che preoccupa maggiormente, però, è la prospettiva: "L'indicatore anticipatore dell'economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana".
Nella disamina degli economisti dell'Istat, si fa il punto sul quadro dell'Eurozona, fatto attualmente di ombre più che di luci: "Gli indicatori anticipatori del ciclo economico evidenziano segnali di rallentamento delle prospettive di crescita dell'area. L'economic sentiment indicator ha registrato una lieve diminuzione in agosto, come conseguenza del deterioramento del clima di fiducia sia nell'industria sia nei servizi; la fiducia dei consumatori ha risentito del peggioramento dei giudizi circa le condizioni lavorative future. L'indice Eurocoin è rimasto invece sostanzialmente invariato rispetto a luglio. La persistente condizione d'incertezza, sostenuta nel breve periodo dall'effetto Brexit, si è riflessa in una prolungata svalutazione della sterlina nei confronti del dollaro e dell'euro e in un incremento delle quotazioni dei metalli preziosi considerati beni rifugio".
Venendo all'Italia, invece, si punta il dito sulla debolezza della domanda interna e in particolare dell'indusria in senso stretto, che ha registrato "una riduzione significativa del valore aggiunto (-0,8% rispetto al primo trimestre)". D'altra parte, l'orizzonte è increspato: "Le attese per il prossimi mesi permangono deboli. Il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è infatti peggiorato nel mese di agosto non evidenziando segnali di particolare vivacità tra le componenti". Anche le rilevazioni dell'istituto Markit (le ultime riguardano il dato di agosto) hanno segnalato un calo delle prospettive per l'industria manifatturiera. Diverso l'andamento nel comparto dei servizi: oggi l'Istat torna a ricordare che "ha registrato una variazione congiunturale positiva (+0,2), confermando una tendenza espansiva che persiste da 5 trimestri, seppure con andamenti differenziati a livello settoriale. Le attività finanziarie e assicurative hanno segnato la diminuzione più marcata (-0,6%), anche se di intensità minore rispetto ai trimestri precedenti. Flessioni di minore entità hanno caratterizzato i servizi di informazione e comunicazione e la PA, difesa, istruzione e sanità (-0,2% per entrambi i comparti). Incrementi significativi riguardano le attività professionali e di supporto (+0,5%), il commercio, il trasporto e l'alloggio (+0,4%) e le attività immobiliari (+0,4%)". E anche il questo caso, il Pmi di Markit per i servizi offre spunti migliori rispetto a quanto non faccia il manifatturiero.
Parole sgraziate all'orecchio di Mario Draghi, governatore Bce impegnato nella lotta alla deflazione, sono quelle che l'Istat dedica ai prezzi: lo scenario per i prossimi mesi "non lascia ipotizzare recuperi significativi della dinamica dei prezzi".
Alla luce di questa situazione, tirando le somme su quel che aspetta l'economia italiana l'Istat dice che "l'indice composito del clima di fiducia delle imprese è sceso sotto quota 100 per la prima volta dal febbraio 2015. Gli indici di diffusione della crescita congiunturale dei settori della manifattura e dei servizi segnalano ancora una percentuale superiore al 50% di settori in espansione, anche se la quota risulta in diminuzione rispetto ai trimestri precedenti. L'indicatore anticipatore dell'economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana".
Nella disamina degli economisti dell'Istat, si fa il punto sul quadro dell'Eurozona, fatto attualmente di ombre più che di luci: "Gli indicatori anticipatori del ciclo economico evidenziano segnali di rallentamento delle prospettive di crescita dell'area. L'economic sentiment indicator ha registrato una lieve diminuzione in agosto, come conseguenza del deterioramento del clima di fiducia sia nell'industria sia nei servizi; la fiducia dei consumatori ha risentito del peggioramento dei giudizi circa le condizioni lavorative future. L'indice Eurocoin è rimasto invece sostanzialmente invariato rispetto a luglio. La persistente condizione d'incertezza, sostenuta nel breve periodo dall'effetto Brexit, si è riflessa in una prolungata svalutazione della sterlina nei confronti del dollaro e dell'euro e in un incremento delle quotazioni dei metalli preziosi considerati beni rifugio".
Venendo all'Italia, invece, si punta il dito sulla debolezza della domanda interna e in particolare dell'indusria in senso stretto, che ha registrato "una riduzione significativa del valore aggiunto (-0,8% rispetto al primo trimestre)". D'altra parte, l'orizzonte è increspato: "Le attese per il prossimi mesi permangono deboli. Il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è infatti peggiorato nel mese di agosto non evidenziando segnali di particolare vivacità tra le componenti". Anche le rilevazioni dell'istituto Markit (le ultime riguardano il dato di agosto) hanno segnalato un calo delle prospettive per l'industria manifatturiera. Diverso l'andamento nel comparto dei servizi: oggi l'Istat torna a ricordare che "ha registrato una variazione congiunturale positiva (+0,2), confermando una tendenza espansiva che persiste da 5 trimestri, seppure con andamenti differenziati a livello settoriale. Le attività finanziarie e assicurative hanno segnato la diminuzione più marcata (-0,6%), anche se di intensità minore rispetto ai trimestri precedenti. Flessioni di minore entità hanno caratterizzato i servizi di informazione e comunicazione e la PA, difesa, istruzione e sanità (-0,2% per entrambi i comparti). Incrementi significativi riguardano le attività professionali e di supporto (+0,5%), il commercio, il trasporto e l'alloggio (+0,4%) e le attività immobiliari (+0,4%)". E anche il questo caso, il Pmi di Markit per i servizi offre spunti migliori rispetto a quanto non faccia il manifatturiero.
Parole sgraziate all'orecchio di Mario Draghi, governatore Bce impegnato nella lotta alla deflazione, sono quelle che l'Istat dedica ai prezzi: lo scenario per i prossimi mesi "non lascia ipotizzare recuperi significativi della dinamica dei prezzi".
Alla luce di questa situazione, tirando le somme su quel che aspetta l'economia italiana l'Istat dice che "l'indice composito del clima di fiducia delle imprese è sceso sotto quota 100 per la prima volta dal febbraio 2015. Gli indici di diffusione della crescita congiunturale dei settori della manifattura e dei servizi segnalano ancora una percentuale superiore al 50% di settori in espansione, anche se la quota risulta in diminuzione rispetto ai trimestri precedenti. L'indicatore anticipatore dell'economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell'economia italiana".