Borse deboli in vista del rinvio della stretta sui tassi Usa
di RAFFAELE RICCIARDI
I mercati confidano nell'immobilismo della Federal Reserve nella riunione di fine mese. Anche la Bce potrebbe decidere di rimandare l'estensione del Qe dopo la scadenza di marzo. Deludono gli ordini alle fabbriche tedesche e i servizi americani. Il comparto petrolifero protagonista con l'accordo Russia-Arabia per stabilizzare i prezzi. Tokyo chiude a +0,3%
Aggiornato 2 minuti di lettura
MILANO - Giornata debole sui mercati occidentali, nell'incertezza che avvolge le sale operative sulle prossime mosse delle Banche centrali. Le Borse del Vecchio continente ripiegano con l'operatività Usa e i dati negativi sul settore dei servizi americani. Milano, dopo una mattinata intorno alla parità, chiude in calo dello 0,8%. In rosso anche le altre: Parigi ha perso lo 0,24%, Londra lo 0,78% e solo Francoforte ha tenuto la parità a +0,14%. Wall Street chiude positiva dopo il lunedì di vacanza: il Dow Jones sale dello 0,26%, il Nasdaq avanza al nuovo record storico guadagnando lo 0,50% a 5.275,91 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,30%.
I mercati globali restano quindi incerti dopo che, venerdì scorso, il rapporto sull'occupazione americano ha mostrato la creazione di meno posti di lavoro delle attese. Un dato che ha allontanato le possibilità di un rialzo immediato dei tassi da parte della Federal Re…
MILANO - Giornata debole sui mercati occidentali, nell'incertezza che avvolge le sale operative sulle prossime mosse delle Banche centrali. Le Borse del Vecchio continente ripiegano con l'operatività Usa e i dati negativi sul settore dei servizi americani. Milano, dopo una mattinata intorno alla parità, chiude in calo dello 0,8%. In rosso anche le altre: Parigi ha perso lo 0,24%, Londra lo 0,78% e solo Francoforte ha tenuto la parità a +0,14%. Wall Street chiude positiva dopo il lunedì di vacanza: il Dow Jones sale dello 0,26%, il Nasdaq avanza al nuovo record storico guadagnando lo 0,50% a 5.275,91 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,30%.
I mercati globali restano quindi incerti dopo che, venerdì scorso, il rapporto sull'occupazione americano ha mostrato la creazione di meno posti di lavoro delle attese. Un dato che ha allontanato le possibilità di un rialzo immediato dei tassi da parte della Federal Reserve, già nella riunione del 20-21 settembre prossimi. Oggi sono arrivate nuove indicazioni di debolezza, con l'indice Ism sul settore dei servizi in calo più delle attese a 51,4 punti dai 55,5 di luglio (l'agenda macro). Ora le probabilità - misurate dai future sui Fed funds - di un aumento del costo del denaro a settembre sono scese al 15% dal 30% registrato a inizio seduta, ma il mercato non ha reagito festeggiando il possibile supplemento di costo del denaro basso. Oggi la Banca centrale australiana ha deciso di lasciare i tassi invariati, ai minimi storici dopo il taglio di agosto, mentre giovedì si riunisce la Bce: i mercati si aspettano un'estensione del Quantitative easing oltre il marzo 2017, ma Draghi potrebbe attendere la riunione di dicembre per l'annuncio. Anche in attesa di questi chiarimenti, dopo i rialzi di agosto, nelle sale operative vige la cautela.
L'euro chiude in deciso rialzo a 1,1249 dollari dopo la pubblicazione dei dati Usa: il biglietto verde arretra inoltre a 102,79 yen. Continua ad avanzare la sterlina, che si issa a 1,3430 dollari. Sempre dal fronte macro si segnala la crescita inferiore al previsto per gli ordini di fabbrica in Germania nel mese di luglio. Secondo i dati comunicati dal ministero dell'economia sono saliti dello 0,2% contro lo 0,5% stimato da Bloomberg. A rallentare è stata la domanda interna mentre cresce quella verso l'area euro. A livello di Eurozona rallenta la crescita del Pil: dopo l'aumento di 0,5% registrato nel primo trimestre 2016, nel secondo la crescita è stata di 0,3% nella zona euro e 0,4% nella Ue-28. Lo comunica Eurostat, che per l'Italia conferma la crescita zero già diffusa dall'Istat. Su base annuale il Pil dell'Eurozona è salito di 1,6% e quello dell'Ue-28 di 1,8%, rallentando anche in questo caso sull'1,7% e 1,9% del trimestre precedente. In Italia la crescita annuale è confermata a 0,8%. L'inflazione annuale nell'area Ocse rallenta intanto a luglio allo 0,8%, 0,1 punti in meno di luglio. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna a chiudersi poco sotto 120 punti base, con il decennale italiano che rende l'1,13% sul mercato secondario.
L'andamento del Pil nel secondo trimestre rispetto al primo, Paese per Paese (fonte Eurostat)
Grande protagonista di questi giorni è il comparto petrolifero: le quotazioni del greggio sono in negativo a New York, quando i mercati europei si avviano a chiusura. L'indice Wti lima lo 0,5% a 44,2 dollari al barile, mentre il Brent cede il 2% a 46,7 dollari. Ad accendere il faro (e gli acquisti alla vigilia) sull'oro nero è stato l'accordo tra Russia e Arabia Saudita, annunciato a margine del G20 cinese dei giorni scorsi: i due principali produttori hanno un'intesa per "stabilizzare il mercato", anche se ad ora mancano passi concreti sui livelli di produzione. Il riflesso si è visto anche sulla Borsa russa, con l'indice Micex ad aggiornare i massimi. L'Iran "sostiene tutte le decisioni dei paesi produttori che possano servire a stabilizzare il mercato petrolifero", ha intanto detto il ministro del Petrolio del governo di Teheran, Bijan Namdar Zangeneh, secondo quanto riportano i media ufficiali iraniani. L'oro guadagna l'1% a 1.340 dollari l'oncia.
E' prevalsa ancora la cautela sui mercati giapponesi, anche in scia all'assenza di indicazioni dagli operatori Usa: la Borsa di Tokyo ha terminato le contrattazioni in leggero rialzo, stamane. L'indice Nikkei ha segnato un lieve aumento dello 0,26% a quota 17.081.98. Sui mercati valutari, lo yen è risultato stabile sopra quota 103,50 col dollaro e 115,50 sull'euro.