Il salto tra stipendio e pensione: agli italiani serviranno 99 miliardi l'anno
Secondo una ricerca di Aviva, nei prossimi 40 anni i nuovi pensionati dovranno risparmiare annualmente il 6% del Pil per assicurarsi uno standard di vita adeguato. Il gap è tra i più bassi in Europa, ma la situazione andrà peggiorando
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MILANO - I futuri pensionati, i 25 milioni di italiani che si ritireranno dal lavoro tra il 2017 e il 2057, dovranno mettere in conto di risparmiare 99 miliardi di euro all'anno per garantirsi un tenore di vita in linea con quello che avevano prima dell'uscita dal mondo professionale.
La cifra importante, pari al 6 per cento del Pil nazionale, è emersa dall'indagine Mind The Gap rilasciata in settimana da Aviva, e arriva proprio mentre in Italia si mette mano al cantiere delle pensioni in vista della scrittura della prossima legge di Bilancio.
Lo studio - effettuato a livello europeo - dice che nei prossimi 40 anni oltre un quarto dei cittadini europei andrà in pensione e saranno necessari risparmi per 2.000 miliardi di euro l'anno (pari al 13% del Pil europeo del 2016) per colmare il "gap previdenziale", ovvero la differenza tra il trattamento che era assicurato al lavoratore attraverso lo stipendio e l'assegno che riceve il nuovo pensionato.
La ricerca di Aviva mostra che in realtà il rapporto del gap previdenziale sul Pil dell'Italia (appunto il 6%) "è il più basso tra i Paesi europei analizzati, con uno scarto di oltre 10 punti percentuali rispetto al più alto, quello della Spagna (17%), verosimilmente in virtù del sostegno fornito dallo Stato. La spesa pubblica italiana per le pensioni, infatti, attualmente ammonta al 15,8% del Pil, a fronte di una media Ocse pari al 7,9%. Inoltre, nonostante il tasso di sostituzione - reddito da pensione calcolato in percentuale sull'ultimo stipendio - sia inferiore al 70% suggerito dall'Ocse, l'Italia si colloca tra le prime posizioni della classifica europea (49%), preceduta solo da Polonia (58%) e Francia (53%)". Nel futuro, però, rischiano di presentarsi problemi maggiori. "Per via dei livelli di risparmio inadeguati, tuttavia, i tassi di sostituzione sono destinati a diminuire ulteriormente; anche in Italia, dove si stima che il tasso si attesterà al 44% nel 2047", dice ancora la ricerca. E tra i consumatori pare che il problema - nonostante il bombardamento sulle difficoltà future dei trattamenti previdenziali - sia percepito, ma non affrontato: "In Italia, a fronte del 44% che esprime preoccupazione, solo il 35% si sta preparando" a finanziare il proprio pensionamento.