MILANO - Archiviata la decisione della Banca centrale europea che nella riunione di giovedì scorso ha mantenuto lo status quo, deludendo quanti si aspettavano fin da questo primo incontro dopo la pausa estiva un segnale forte di Mario Draghi con l'ampliamento del Quantitative easing oltre la scadenza del marzo 2017, i mercati tornano a preoccuparsi delle prossime mosse della Federal Reserve.
Venerdì scorso, Eric Rosengren, presidente della Fed di Boston, ha fatto scattare le vendite a Wall Street dicendo che ci sono "ragionevoli condizioni" affinché il costo del denaro sia alzato già nella prossima riunione del 20 e 21 settembre: "Tenere i tassi bassi troppo a lungo - ha detto il banchiere - rischia di surriscaldare l'economia". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il numero uno della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart secondo cui l'economia americana "sta progredendo e non è in una fase di stallo" e ha lo slancio necessario per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Fed. I dati macroeconomici arrivati finora, quindi, "consentono una seria discussione" su un possibile aumento dei tassi di interesse. Come se non bastasse, ad alimentare l'incertezza, contribuiscono anche le ombre sullo stato di salute della candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, che ha avuto un malore durate le celebrazioni per l'11 settembre.
Le Borse europee appaiono disorientate proprio dalla possibilità che la stretta monetaria Usa si verifichi già a settembre: Milano chiude in calo dell'1,84%, Parigi perde l'1,15%, Francoforte l'1,34%, Londra l'1,12%. Alla chiusura dei mercati europei, Wall Street prova comunque a rimbalzare dopo le forti perdite di venerdì scorso: il Dow Jones avanza dello 0,3%, il Nasdaq dello 0,5% e lo S&P 500 dello 0,5%. A Piazza Affari pesano i titoli bancari: maglia nera è il Monte dei Paschi (segui il titolo): a breve dovrebbe essere nominato il nuovo amministratore delegato, dopo l'addio di Fabrizio Viola. A pesare sul listino potrebbero essere anche le voci sull'ipotesi che nell'aumento di capitale fino a 5 miliardi previsto dal piano di risanamento possa essere escluso il diritto d'opzione. Nel frattempo, in settimana, arriveranno importanti rilevazioni quali l'andamento dell'inflazione nelle grandi economie europee: proprio l'obiettivo di una crescita dei prezzi vicino al 2% è il cuore del mandato della Bce (l'agenda dei mercati).
L'euro è poco mosso: la moneta unica viene scambiata a 1,1216 dollari (1,1268 dollari la quotazione Bce di venerdì). Avvio di settimana in rialzo per lo spread fra Btp e Bund tedesco. La differenza di rendimento segna 125 punti base (da 124 della chiusura di venerdì), con il tasso del decennale italiano all'1,28%. Intanto, il ministero dell'Economia ha collocato tutti i 6,75 miliardi di Bot a un anno con tassi in rialzo. Il rendimento passa infatti a -0,175% da -0,190%. La domanda, pari a 9,7 miliardi, è risultata 1,44 volte l'offerta.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dell'1,73% sulla scia del forte ripiegamento di Wall Street di venerdì scorso. Tra i dati macro rilasciati oggi, si segnala un aumento del 4,9% degli ordinativi 'core' di macchinari a luglio in Giappone rispetto al mese precedente: si tratta del secondo mese consecutivo di ripresa, dovuto in parte alla robustezza della domanda nel settore non manifatturiero (+8,6% contro il modesto +0,3% del ramo manifatturiero).
Sul fronte delle materie prime, il petrolio tratta a 46 dollari al barile al mercato di New York. Poco mosso, invece, l'oro dopo giorni di calo sui mercati asiatici. Il metallo prezioso con consegna immediata viene scambiato a 1.322 dollari l'oncia.
Venerdì scorso, Eric Rosengren, presidente della Fed di Boston, ha fatto scattare le vendite a Wall Street dicendo che ci sono "ragionevoli condizioni" affinché il costo del denaro sia alzato già nella prossima riunione del 20 e 21 settembre: "Tenere i tassi bassi troppo a lungo - ha detto il banchiere - rischia di surriscaldare l'economia". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il numero uno della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart secondo cui l'economia americana "sta progredendo e non è in una fase di stallo" e ha lo slancio necessario per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Fed. I dati macroeconomici arrivati finora, quindi, "consentono una seria discussione" su un possibile aumento dei tassi di interesse. Come se non bastasse, ad alimentare l'incertezza, contribuiscono anche le ombre sullo stato di salute della candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, che ha avuto un malore durate le celebrazioni per l'11 settembre.
Le Borse europee appaiono disorientate proprio dalla possibilità che la stretta monetaria Usa si verifichi già a settembre: Milano chiude in calo dell'1,84%, Parigi perde l'1,15%, Francoforte l'1,34%, Londra l'1,12%. Alla chiusura dei mercati europei, Wall Street prova comunque a rimbalzare dopo le forti perdite di venerdì scorso: il Dow Jones avanza dello 0,3%, il Nasdaq dello 0,5% e lo S&P 500 dello 0,5%. A Piazza Affari pesano i titoli bancari: maglia nera è il Monte dei Paschi (segui il titolo): a breve dovrebbe essere nominato il nuovo amministratore delegato, dopo l'addio di Fabrizio Viola. A pesare sul listino potrebbero essere anche le voci sull'ipotesi che nell'aumento di capitale fino a 5 miliardi previsto dal piano di risanamento possa essere escluso il diritto d'opzione. Nel frattempo, in settimana, arriveranno importanti rilevazioni quali l'andamento dell'inflazione nelle grandi economie europee: proprio l'obiettivo di una crescita dei prezzi vicino al 2% è il cuore del mandato della Bce (l'agenda dei mercati).
L'euro è poco mosso: la moneta unica viene scambiata a 1,1216 dollari (1,1268 dollari la quotazione Bce di venerdì). Avvio di settimana in rialzo per lo spread fra Btp e Bund tedesco. La differenza di rendimento segna 125 punti base (da 124 della chiusura di venerdì), con il tasso del decennale italiano all'1,28%. Intanto, il ministero dell'Economia ha collocato tutti i 6,75 miliardi di Bot a un anno con tassi in rialzo. Il rendimento passa infatti a -0,175% da -0,190%. La domanda, pari a 9,7 miliardi, è risultata 1,44 volte l'offerta.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dell'1,73% sulla scia del forte ripiegamento di Wall Street di venerdì scorso. Tra i dati macro rilasciati oggi, si segnala un aumento del 4,9% degli ordinativi 'core' di macchinari a luglio in Giappone rispetto al mese precedente: si tratta del secondo mese consecutivo di ripresa, dovuto in parte alla robustezza della domanda nel settore non manifatturiero (+8,6% contro il modesto +0,3% del ramo manifatturiero).
Sul fronte delle materie prime, il petrolio tratta a 46 dollari al barile al mercato di New York. Poco mosso, invece, l'oro dopo giorni di calo sui mercati asiatici. Il metallo prezioso con consegna immediata viene scambiato a 1.322 dollari l'oncia.