Caprotti dà mandato a Citigroup di vendere Esselunga
Sara Bennewitz , di SARA BENNEWITZL'imprenditore che sta per compiere 91 anni vuole scegliere il suo successore per garantire un futuro migliore al gruppo dei supermercati. Poletti: "Meglio un imprenditore italiano ma l'importante è salvaguardare l'azienda"
MILANO - Il consiglio di amministrazione di Supermaket Italiani ha nominato l'advisor che valuterà le offerte non vincolanti arrivate da alcuni private equity per rilevare Esselunga. "Da italiano naturalmente mi piacerebbe che" Esselunga "rimanesse in mano a un imprenditore italiano", ma "credo che il primo obiettivo sia salvaguardare questa impresa", ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti a margine di un incontro a Milano in merito alle voci di stampa su un possibile passaggio del gruppo a investitori e gruppi esteri. "Ritengo anche - ha aggiunto - che l'importante è avere un imprenditore che ha intenzione di fare bene l'imprenditore, come ha fatto Caprotti finora, con questo bellissimo gruppo. Se rimane in mano a imprenditori italiani ben venga, se così non dovesse essere io credo che l'Italia abbia comunque interesse a portare sul suo territorio investitori internazionali, se vogliamo crescere …
MILANO - Il consiglio di amministrazione di Supermaket Italiani ha nominato l'advisor che valuterà le offerte non vincolanti arrivate da alcuni private equity per rilevare Esselunga. "Da italiano naturalmente mi piacerebbe che" Esselunga "rimanesse in mano a un imprenditore italiano", ma "credo che il primo obiettivo sia salvaguardare questa impresa", ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti a margine di un incontro a Milano in merito alle voci di stampa su un possibile passaggio del gruppo a investitori e gruppi esteri. "Ritengo anche - ha aggiunto - che l'importante è avere un imprenditore che ha intenzione di fare bene l'imprenditore, come ha fatto Caprotti finora, con questo bellissimo gruppo. Se rimane in mano a imprenditori italiani ben venga, se così non dovesse essere io credo che l'Italia abbia comunque interesse a portare sul suo territorio investitori internazionali, se vogliamo crescere in un mercato che è aperto e competitivo".
E a seconda di quale sarà il futuro compratore, i grandi magazzini potrebbero anche diventare una public company quotata, come è successo a Prysmian, dopo che è stata scorporata dalla Pirelli. Fatto sta, che toccherà alla banca d'affari Usa Citigroup selezionare le manifestazioni d'interesse non vincolanti arrivate in Esselunga, per rilevare il controllo del gruppo che oggi è in mano a Bernardo Caprotti. L'imprenditore all'alba dei suoi 91 avrebbe infatti deciso di passare la mano, più che per valorizzare l'investimento di una vita, per garantire all'azienda una governance e un futuro che vada oltre quello del suo fondatore.
Diversi i gruppi interessati. Fonti finanziarie riferiscono che a fine agosto Blackstone avrebbe fatto pervenire a Caprotti una manifestazione d'interesse per rilevare il 60% di Esselunga, con un'opzione sul restante 40% del gruppo nel caso in cui il fondatore decidesse di cedere tutto, o venisse a mancare la fiducia tra i due contraenti. Stesso discorso per i fondi anglosassoni di Cvc, che dopo un'approfondita analisi del gruppo avrebbro messo a punto la loro proposta.
Quanto alla valutazione, che è preliminare, si parla di una cifra che oscilla tra 6 e 4 miliardi (qualcuno si spinge anche oltre), ma molto dipenderà da quale perimetro verrà messo in vendita e soprattutto quali immobili verranno ceduti insieme ai supermercati. Se i private equity stanno trattando da mesi, non è escluso che anche altri rivali di settore, nel caso venisse aperta una gara, possano formalizzare un'offerta. E in proposito fonti finanziarie riferiscono di un ritorno d'interesse sia del colosso Usa Walmart, che dei francesi di Carrefour, due giganti che in passato avevano avvicinato Caprotti, ma senza riuscire a convincerlo a vendere la sua creatura. Al momento prò i rivali della grande distribuzione sarebbero alla finestra, per capire come evolve la situazione.
Fonti vicine a Esselunga fanno sapere che l'azienda "è lusigata" di essere oggetto dell'interesse dei private equity, negando di aver avuto un ruolo nell'operazione e specificando che Citigroup, avrà solo il compito di "vagliare e valutare le offerte ricevute". In realta fonti finanziare riferiscono che diversi private equity sono stati "invitati" a esamianre i bilanci, e che qualcuno che ha intrapreso una serrata trattativa, tra cui il fondo Advent che poi si è ritirato dall'operaione, per mesi hanno negoziato con l'azienda, visitando magazzini e centri commerciali per fare una pre due diligence.
Nonostante le smenite ufficiose, pare che Caprotti abbia deciso di vendere Esselunga, per evitare che i suoi eredi, vale a dire i figli del primo matrimonio Giuseppe e Violetta, e l'altra figlia Marina avuta dalla moglie Giuliana Albera, debbano litigare per aggiudicarsi il controllo dell'azienda danneggiando la governance, l'operatività e la gestione dei supermercati.
E a seconda di quale sarà il futuro compratore, i grandi magazzini potrebbero anche diventare una public company quotata, come è successo a Prysmian, dopo che è stata scorporata dalla Pirelli. Fatto sta, che toccherà alla banca d'affari Usa Citigroup selezionare le manifestazioni d'interesse non vincolanti arrivate in Esselunga, per rilevare il controllo del gruppo che oggi è in mano a Bernardo Caprotti. L'imprenditore all'alba dei suoi 91 avrebbe infatti deciso di passare la mano, più che per valorizzare l'investimento di una vita, per garantire all'azienda una governance e un futuro che vada oltre quello del suo fondatore.
Diversi i gruppi interessati. Fonti finanziarie riferiscono che a fine agosto Blackstone avrebbe fatto pervenire a Caprotti una manifestazione d'interesse per rilevare il 60% di Esselunga, con un'opzione sul restante 40% del gruppo nel caso in cui il fondatore decidesse di cedere tutto, o venisse a mancare la fiducia tra i due contraenti. Stesso discorso per i fondi anglosassoni di Cvc, che dopo un'approfondita analisi del gruppo avrebbro messo a punto la loro proposta.
Quanto alla valutazione, che è preliminare, si parla di una cifra che oscilla tra 6 e 4 miliardi (qualcuno si spinge anche oltre), ma molto dipenderà da quale perimetro verrà messo in vendita e soprattutto quali immobili verranno ceduti insieme ai supermercati. Se i private equity stanno trattando da mesi, non è escluso che anche altri rivali di settore, nel caso venisse aperta una gara, possano formalizzare un'offerta. E in proposito fonti finanziarie riferiscono di un ritorno d'interesse sia del colosso Usa Walmart, che dei francesi di Carrefour, due giganti che in passato avevano avvicinato Caprotti, ma senza riuscire a convincerlo a vendere la sua creatura. Al momento prò i rivali della grande distribuzione sarebbero alla finestra, per capire come evolve la situazione.
Fonti vicine a Esselunga fanno sapere che l'azienda "è lusigata" di essere oggetto dell'interesse dei private equity, negando di aver avuto un ruolo nell'operazione e specificando che Citigroup, avrà solo il compito di "vagliare e valutare le offerte ricevute". In realta fonti finanziare riferiscono che diversi private equity sono stati "invitati" a esamianre i bilanci, e che qualcuno che ha intrapreso una serrata trattativa, tra cui il fondo Advent che poi si è ritirato dall'operaione, per mesi hanno negoziato con l'azienda, visitando magazzini e centri commerciali per fare una pre due diligence.
Nonostante le smenite ufficiose, pare che Caprotti abbia deciso di vendere Esselunga, per evitare che i suoi eredi, vale a dire i figli del primo matrimonio Giuseppe e Violetta, e l'altra figlia Marina avuta dalla moglie Giuliana Albera, debbano litigare per aggiudicarsi il controllo dell'azienda danneggiando la governance, l'operatività e la gestione dei supermercati.