Economia

Confindustria lancia l'allarme: "Italia al palo da 15 anni mentre gli altri crescono"

Il Centro studi di Viale dell'Astronomia: "Male il Pil ma il jobs act ha funzionato". Per Boccia "occorre puntare sull'offerta". Renzi ribatte: "Crescita ok, siamo all'1%". E Padoan: "Abbiamo stime migliori del Csc"

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MILANO - Confindustria taglia le stime sulla crescita economica dell'Italia e lancia il nuovo, ennesimo, grido d'allarme: "Gli altri crescono, noi siamo fermi da 15 anni". Dopo il taglio di giugno, quindi, gli economisti dell'associazione degli industriali ha limato ancora al ribasso le sue stime sul Pil: a fine anno la progressione si fermerà al +0,7% (era +0,8%) allineandosi alla crescita acquisita stimata dall'Istat, ma l'anno prossimo farà ancora peggio a +0,5% (era +0,6%). "La crescita 2017 - avverte il Centro studi - non è scontata e va conquistata". Gli industriali quindi tornano all'attacco denunciando il "quindicennio perduto" e il "tempo sprecato" dal Paese che oggi "soffre di una debolezza superiore all'atteso". Una situazione che rimanda ancora l'appuntamento con i livelli precrisi: "Per tornare alla situazione del 2007 dovremo aspettare il 2028". Il rischio, avverte Confindustria, è che si debba ricorrere il prossimo anno ad una manovra da 16,6 miliardi di euro. Ma secondo il premier Matteo Renzi, il Pil migliora anche se meno delle attese: "L'economia va un po' meglio di prima, ma ancora non va bene come noi vorremmo. Siamo intorno al +1%".

Anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sottolinea che, sia pur inferiori alle attese, i numeri nel cassetto del governo sono comunque "migliori di quelli del Csc". "Le nostre stime - contenute nella Nota di aggiornamento al Def che sarà approvata la prossima settimana - potrebbero essere migliori sia per il 2016 che per il 2017. La stima del Csc - ha spiegato Padoan - si basa su ipotesi di policy di quadro programmatico che sono diverse da quelle che il governo intende proporre e non per ragioni di polemica. Io prendo comunque le stime confindustriali come una sollecitazione per prendere misure giuste e quindi dimostrare che sono sbagliate, per motivi che saranno benvenuti anche a Confindustria". La politica di Bilancio, conclude Padoan, ha "limiti stretti e in questi limiti stretti di cui dispone bisogna puntare su investimenti, produttività e competitività".

Ma stretto giro è arrivata la replica del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia il quale, pur negando polemiche con l'esecutivo, ribadisce che "nella Legge di bilancio sarebbe un errore puntare le risorse sulla domanda e non sull'offerta. Siamo preoccupati - spiega - di alcuni orientamenti o richieste di altri che indirizzino le poche risorse disponibili solo sulla domanda. E' un errore, bisogna fare il contrario e puntare sull'offerta, altrimenti non si aiutano le imprese e la competitività del Paese. In questo momento serve puntare sull'offerta per raccogliere le fide".

Nel dettaglio, la diagnosi per Luca Paolazzi, capo economista di Confindustria, è chiara: "Non riusciamo a schiodarci dalla malattia della bassa crescita di cui soffriamo dall'inizio degli anni duemila". I dati Csc mostrano come "prima, durante e dopo la Grande Recessione (in Italia più intensa e più lunga) si è accumulato un distacco molto ampio" con altri Paesi Ue. Tra 2000 e 2015 il Pil è aumentato in Spagna del 23,5%, Francia +18,5%, Germania +18,2%. In Italia è "calato dello 0,5%" e con le dinamiche in corso i gap aumentano oggi "ancor più rapidamente".

Il faro del Csc punta poi dritto al lavoro, che sembra procedere ad un passo più spedito rispetto ai fondamentali dell'economia: il tasso di disoccupazione, infatti, è previsto in calo all'11,5% nel 2016 e all'11,2% nel 2017 dall'11,9% del 2015. Merito delle riforme che, secondo Viale dell'Astronomia, quando sono "vitali e quando vengono attuate, non tardano a concretizzarsi. Un chiaro esempio è fornito dal jobs act accompagnato dalla temporanea riduzione della contribuzione sociale a carico delle imprese. Quasi i quattro quinti degli oltre 426mila posti di lavoro aggiuntivi creati dall'inizio del 2015 a metà 2016 sono con contratti a tempo indeterminato".