ROMA - La crescita, il lavoro, i conti: dopo le prime anticipazioni dei contenuti della nota di aggiornamento del Def - diffusi nella conferenza stampa post-Cdm dal governo - nel testo del documento ci sono nuovi particolari sulla 'salute' dell'economia italiana e sulle iniziative e le stime del governo.
Uno dei dati più interessanti è quello sulle stime della disoccupazione, che continuerà a calare ma non scenderà sotto il 10% prima del 2019. Si attesterà all'11,5% nel 2016 per poi scendere al 10,8% nel 2017 e al 10,3% nel 2018. L'anno successivo sarà al 9,9%.
Il governo poi è costretto a rivedere al ribasso le entrate da privatizzazioni: "Le entrate previste per quest'anno vengono riviste al ribasso, dallo 0,5 allo 0,1 per cento del pil", si legge ancora nel documento: "Il governo ha attuato la prevista dismissione del 46,6 per cento di Enav e ulteriori entrate proverranno da dismissioni immobiliari. Resta ferma l'intenzione di proseguire il processo di privatizzazione, compatibilmente con le condizioni di mercato. Si mantengono le previsioni di introiti da privatizzazioni per i prossimi tre anni".
Obiettivo del Def è la crescita. "Il governo ha scelto di rimodulare la politica di bilancio in maniera favorevole alla crescita: si è scelto in particolare di intervenire sulle spese e le entrate dando priorità agli interventi che favoriscono investimenti e produttività, pur continuando nel processo di consolidamento".
Nel documento anche aspetti o prospettive positive: ad esempio sulla crescita del Pil. "La crescita effettiva dell'economia italiana nel 2017 e negli anni seguenti potrebbe eccedere la previsione prudenziale riportata nel presente documento". Questo perché "gli eventuali effetti di stimolo all'attività economica" derivanti dai margini di manovra che il governo otterrà innalzando fino a un massimo dello 0,4% del Pil il deficit 2017, spiega ancora il documento, "non sono stati inclusi nel quadro macroeconomico programmatico".
Spiega ancora Padoan nella premessa del documento: "Dall'inizio del suo mandato il governo ha perseguito il delicato equilibrio tra sostegno alla crescita e consolidamento delle finanze pubbliche, al fine di non scaricare sulle generazioni successive il peso del debito elevato accumulato negli anni passati".
E sulla spending review anche nella pubblica amministraizone nessuna marcia indietro: "Gli sprechi si vanno sistematicamente riducendo ma ci sono ancora margini apprezzabili per accrescere ulteriormente l'efficienza dei servizi erogati dalle Amministrazioni pubbliche. La recente riforma del bilancio dello Stato renderà ancor più sostenibile, efficace e trasparente la programmazione della spesa".
Ok dall'Upb. La nota di aggiornamento del Def ha ottenuto il via libera dell'ufficio parlamentare del bilancio al quadro macroeconomico tendenziale per gli anni 2016-2017 contenuto nella Nota. L'Upb tuttavia sottolinea per il 2018-2019 la presenza di "fattori di rischio negativo che pesano in modo marcato, nel quadro Mef, sugli andamenti sia delle variabili reali sia dell'inflazione"
Uno dei dati più interessanti è quello sulle stime della disoccupazione, che continuerà a calare ma non scenderà sotto il 10% prima del 2019. Si attesterà all'11,5% nel 2016 per poi scendere al 10,8% nel 2017 e al 10,3% nel 2018. L'anno successivo sarà al 9,9%.
Il governo poi è costretto a rivedere al ribasso le entrate da privatizzazioni: "Le entrate previste per quest'anno vengono riviste al ribasso, dallo 0,5 allo 0,1 per cento del pil", si legge ancora nel documento: "Il governo ha attuato la prevista dismissione del 46,6 per cento di Enav e ulteriori entrate proverranno da dismissioni immobiliari. Resta ferma l'intenzione di proseguire il processo di privatizzazione, compatibilmente con le condizioni di mercato. Si mantengono le previsioni di introiti da privatizzazioni per i prossimi tre anni".
Obiettivo del Def è la crescita. "Il governo ha scelto di rimodulare la politica di bilancio in maniera favorevole alla crescita: si è scelto in particolare di intervenire sulle spese e le entrate dando priorità agli interventi che favoriscono investimenti e produttività, pur continuando nel processo di consolidamento".
Nel documento anche aspetti o prospettive positive: ad esempio sulla crescita del Pil. "La crescita effettiva dell'economia italiana nel 2017 e negli anni seguenti potrebbe eccedere la previsione prudenziale riportata nel presente documento". Questo perché "gli eventuali effetti di stimolo all'attività economica" derivanti dai margini di manovra che il governo otterrà innalzando fino a un massimo dello 0,4% del Pil il deficit 2017, spiega ancora il documento, "non sono stati inclusi nel quadro macroeconomico programmatico".
Spiega ancora Padoan nella premessa del documento: "Dall'inizio del suo mandato il governo ha perseguito il delicato equilibrio tra sostegno alla crescita e consolidamento delle finanze pubbliche, al fine di non scaricare sulle generazioni successive il peso del debito elevato accumulato negli anni passati".
E sulla spending review anche nella pubblica amministraizone nessuna marcia indietro: "Gli sprechi si vanno sistematicamente riducendo ma ci sono ancora margini apprezzabili per accrescere ulteriormente l'efficienza dei servizi erogati dalle Amministrazioni pubbliche. La recente riforma del bilancio dello Stato renderà ancor più sostenibile, efficace e trasparente la programmazione della spesa".
Ok dall'Upb. La nota di aggiornamento del Def ha ottenuto il via libera dell'ufficio parlamentare del bilancio al quadro macroeconomico tendenziale per gli anni 2016-2017 contenuto nella Nota. L'Upb tuttavia sottolinea per il 2018-2019 la presenza di "fattori di rischio negativo che pesano in modo marcato, nel quadro Mef, sugli andamenti sia delle variabili reali sia dell'inflazione"