Ferrovie, la rete resta pubblica: verso la quotazione delle Frecce
L'ad Renato Mazzoncini spiega il progetto di privatizzazione del fiore all'occhiello del gruppo: l'Alta velocità. Il piano prevede ricavi da 3 miliardi e 1 miliardo di margini: "Attirerà gli investitori". Sbarco in Borsa previsto nel 2017
MILANO - La quotazione delle Ferrovie dello Stato riguarderà il gioiello di casa, le Frecce e gli Intercity, mentre la rete dei binari resterà di proprietà pubblica. L'amministratore delegato Renato Mazzoncini, nell'ambito della presentazione del piano decennale del gruppo, ha tracciato la rotta che porterà allo sbarco in Borsa di una parte del gruppo ferroviario, quella che offre i margini migliori dal punto di vista della redditività e quindi potrebbe essere più appetibile per gli investitori.
La nuova divisione dei treni ad alta velocità e lunga percorrenza, infatti, è forte di un fatturato da 2,4 miliardi (che nell'ambito del piano decennale dovrebbe salire a 3 miliardi), con margini superiori al 30%: l'ebitda (margine operativo lordo) è previsto in crescita da 700 milioni a 1 miliardo. "L'appeal è molto evidente", ha sottolineato Mazzoncini aggiungendo che l'Ipo, l'Offerta…
La nuova divisione dei treni ad alta velocità e lunga percorrenza, infatti, è forte di un fatturato da 2,4 miliardi (che nell'ambito del piano decennale dovrebbe salire a 3 miliardi), con margini superiori al 30%: l'ebitda (margine operativo lordo) è previsto in crescita da 700 milioni a 1 miliardo. "L'appeal è molto evidente", ha sottolineato Mazzoncini aggiungendo che l'Ipo, l'Offerta…
MILANO - La quotazione delle Ferrovie dello Stato riguarderà il gioiello di casa, le Frecce e gli Intercity, mentre la rete dei binari resterà di proprietà pubblica. L'amministratore delegato Renato Mazzoncini, nell'ambito della presentazione del piano decennale del gruppo, ha tracciato la rotta che porterà allo sbarco in Borsa di una parte del gruppo ferroviario, quella che offre i margini migliori dal punto di vista della redditività e quindi potrebbe essere più appetibile per gli investitori.
La nuova divisione dei treni ad alta velocità e lunga percorrenza, infatti, è forte di un fatturato da 2,4 miliardi (che nell'ambito del piano decennale dovrebbe salire a 3 miliardi), con margini superiori al 30%: l'ebitda (margine operativo lordo) è previsto in crescita da 700 milioni a 1 miliardo. "L'appeal è molto evidente", ha sottolineato Mazzoncini aggiungendo che l'Ipo, l'Offerta in Borsa delle azioni delle Frecce (divisione che ha un indebitamento di circa 1,5 miliardi), riguarderà almeno il 30% del capitale.
La soluzione, ha spiegato ancora l'amministratore delegato, ha prevalso su quella di una quotazione della holding Fs, che presentava complicazioni normative e regolamentari. Da ultimo, infatti, un regolamento europeo che ha posto dei vincoli alla distribuzione dei dividendi verso la società capogruppo ha reso impercorribile una simile strategia, che non avrebbe certo incontrato il favore del mercato.
"Le Fs sono una risorsa per tutto il Paese", ha commentato il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, chiudendo la presentazione del nuovo piano. "Sono molto felice - ha aggiunto - che la rete rimanga pubblica e che ci sia un'attenzione al servizio regionale". Parlando con i giornalisti dopo la presentazione, la presidente Gioia Ghezzi ha dettagliato che "i tempi della quotazione sono quelli tecnici: un anno da oggi, entro il 2017 si arriverà alla quotazione". L'intenzione, ha specificato di nuovo Mazzoncini, è evitare "gruppi industriali che possano entrare nella nostra azienda. Il controllo rimane delle ferrovie; l'idea è che diventi "un po' di più una public company". Anche la divisione merci, ha poi spiegato, "è un altro perimetro che potrebbe tranquillamente andare in quotazione qualora arrivasse un domani a un livello di profittabilità all'altezza", ma serviranno almeno cinque anni.
Proprio sulla vendita degli asset pubblici, durante la presentazione del Documento di economia e finanza, il premier Renzi e il ministro Padoan avevano spiegato che il programma di privatizzazioni - che fin qui ha raccolto molto meno di quanto preventivato - ha rallentato a causa del clima incerto dei mercati. "Noi non abbiamo nulla da svendere" e "sarebbe da irresponsabili mettere sul mercato tranche di privatizzazioni nel momento peggiore", ha sottolineato il presidente del Consiglio.
La nuova divisione dei treni ad alta velocità e lunga percorrenza, infatti, è forte di un fatturato da 2,4 miliardi (che nell'ambito del piano decennale dovrebbe salire a 3 miliardi), con margini superiori al 30%: l'ebitda (margine operativo lordo) è previsto in crescita da 700 milioni a 1 miliardo. "L'appeal è molto evidente", ha sottolineato Mazzoncini aggiungendo che l'Ipo, l'Offerta in Borsa delle azioni delle Frecce (divisione che ha un indebitamento di circa 1,5 miliardi), riguarderà almeno il 30% del capitale.
La soluzione, ha spiegato ancora l'amministratore delegato, ha prevalso su quella di una quotazione della holding Fs, che presentava complicazioni normative e regolamentari. Da ultimo, infatti, un regolamento europeo che ha posto dei vincoli alla distribuzione dei dividendi verso la società capogruppo ha reso impercorribile una simile strategia, che non avrebbe certo incontrato il favore del mercato.
"Le Fs sono una risorsa per tutto il Paese", ha commentato il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, chiudendo la presentazione del nuovo piano. "Sono molto felice - ha aggiunto - che la rete rimanga pubblica e che ci sia un'attenzione al servizio regionale". Parlando con i giornalisti dopo la presentazione, la presidente Gioia Ghezzi ha dettagliato che "i tempi della quotazione sono quelli tecnici: un anno da oggi, entro il 2017 si arriverà alla quotazione". L'intenzione, ha specificato di nuovo Mazzoncini, è evitare "gruppi industriali che possano entrare nella nostra azienda. Il controllo rimane delle ferrovie; l'idea è che diventi "un po' di più una public company". Anche la divisione merci, ha poi spiegato, "è un altro perimetro che potrebbe tranquillamente andare in quotazione qualora arrivasse un domani a un livello di profittabilità all'altezza", ma serviranno almeno cinque anni.
Proprio sulla vendita degli asset pubblici, durante la presentazione del Documento di economia e finanza, il premier Renzi e il ministro Padoan avevano spiegato che il programma di privatizzazioni - che fin qui ha raccolto molto meno di quanto preventivato - ha rallentato a causa del clima incerto dei mercati. "Noi non abbiamo nulla da svendere" e "sarebbe da irresponsabili mettere sul mercato tranche di privatizzazioni nel momento peggiore", ha sottolineato il presidente del Consiglio.