Stretta del Fisco sui "falsi esportatori": in arrivo 60mila lettere
Molte partite Iva sono iscritte nell'archivio di chi fa affari con l'estero, ma non dichiarano operazioni fuori dai confini. Questa anomalia potrebbe celare pratiche fiscali fuori dalle regole: le Entrate invitano i contribuenti a chiarire la loro posizione
MILANO - L'Agenzia delle Entrate apre un nuovo fronte per accelerare il recupero dall'evasione fiscale, una battaglia che sta dando buoni risultati secondo quanto ha potuto annotare il Tesoro nella Nota di aggiornamento del Def. Il Fisco va ora a caccia di "esportatori fantasma" e, secondo quanto fatto filtrare all'Ansa, sta per inviare 60 mila lettere ad altrettanti soggetti che, pur essendo iscritti nell'archivio delle Partite Iva che hanno scambi con l'estero (Vies), non risultano aver effettuato operazioni oltre confine nell'ultimo anno.
I contribuenti, invitati al confronto, dovranno entro due mesi fornire documentazione che provi l'attività svolta o saranno cancellati dall'elenco che serve per avere affari con l'estero.
LEGGI. Def, dalla lotta all'evasione 1,5 miliardi più del previsto
Gli sceriffi fiscali accendono così i riflettori su un nuovo filone di controlli che riguarda le aziende che fanno commerc…
I contribuenti, invitati al confronto, dovranno entro due mesi fornire documentazione che provi l'attività svolta o saranno cancellati dall'elenco che serve per avere affari con l'estero.
LEGGI. Def, dalla lotta all'evasione 1,5 miliardi più del previsto
Gli sceriffi fiscali accendono così i riflettori su un nuovo filone di controlli che riguarda le aziende che fanno commerc…
MILANO - L'Agenzia delle Entrate apre un nuovo fronte per accelerare il recupero dall'evasione fiscale, una battaglia che sta dando buoni risultati secondo quanto ha potuto annotare il Tesoro nella Nota di aggiornamento del Def. Il Fisco va ora a caccia di "esportatori fantasma" e, secondo quanto fatto filtrare all'Ansa, sta per inviare 60 mila lettere ad altrettanti soggetti che, pur essendo iscritti nell'archivio delle Partite Iva che hanno scambi con l'estero (Vies), non risultano aver effettuato operazioni oltre confine nell'ultimo anno.
I contribuenti, invitati al confronto, dovranno entro due mesi fornire documentazione che provi l'attività svolta o saranno cancellati dall'elenco che serve per avere affari con l'estero.
LEGGI. Def, dalla lotta all'evasione 1,5 miliardi più del previsto
Gli sceriffi fiscali accendono così i riflettori su un nuovo filone di controlli che riguarda le aziende che fanno commercio con l'estero, da sempre uno dei settori dove è più complicato fare la lotta all'evasione. Vengono così chiuse le maglie che potrebbero consentire a qualche società di fare triangolazioni con l'estero senza dichiararle all'Erario.
Incrociando i dati dell'archivio Vies (Vat information exchange system) i funzionari delle Entrate hanno scoperto che un gran numero di società, pur risultando iscritte all'elenco, non risultava aver effettuato alcuna transazione con l'estero. Un'anomalia sulla quale si è scelto di indagare utilizzando la nuova "filosofia" dell'Agenzia delle Entrate, la "cooperative compliance" che prevede un confronto aperto con il contribuente.
LEGGI. Sindaci anti-evasione, un bacino da 350 milioni ancora inesplorato
Le 60.000 lettere in arrivo per altrettanti soggetti Iva invitano così le società a portare documentazione che comprovi di aver svolto attività con l'estero, anche se nell'archivio del fisco non risulta nulla nell'ultimo anno. In questo caso, come è ovvio, bisognerà versare le relative imposte. Il conto alla rovescia per chiudere eventuali fori nella rete di controlli del fisco è dunque partito e le società avranno due mesi di tempo per portare la documentazione. Superato questo termine, in assenza di risposta o in caso di documentazione inadeguata, scatterà la cancellazione d'ufficio dall'elenco Vies.
L'espulsione dal sistema 'Vies' non è indolore per le imprese. L'effetto pratico è immediato: impossibile evadere nascondendo operazioni sull'estero. Si scompare infatti dal data base elettronico di scambio dati sull'Iva che consente la verifica della validità di una partita Iva anche alle società di altri Paesi. L'impossibilità di identificare la controparte di fatto impedisce di fare affari oltre confine.
I contribuenti, invitati al confronto, dovranno entro due mesi fornire documentazione che provi l'attività svolta o saranno cancellati dall'elenco che serve per avere affari con l'estero.
LEGGI. Def, dalla lotta all'evasione 1,5 miliardi più del previsto
Gli sceriffi fiscali accendono così i riflettori su un nuovo filone di controlli che riguarda le aziende che fanno commercio con l'estero, da sempre uno dei settori dove è più complicato fare la lotta all'evasione. Vengono così chiuse le maglie che potrebbero consentire a qualche società di fare triangolazioni con l'estero senza dichiararle all'Erario.
Incrociando i dati dell'archivio Vies (Vat information exchange system) i funzionari delle Entrate hanno scoperto che un gran numero di società, pur risultando iscritte all'elenco, non risultava aver effettuato alcuna transazione con l'estero. Un'anomalia sulla quale si è scelto di indagare utilizzando la nuova "filosofia" dell'Agenzia delle Entrate, la "cooperative compliance" che prevede un confronto aperto con il contribuente.
LEGGI. Sindaci anti-evasione, un bacino da 350 milioni ancora inesplorato
Le 60.000 lettere in arrivo per altrettanti soggetti Iva invitano così le società a portare documentazione che comprovi di aver svolto attività con l'estero, anche se nell'archivio del fisco non risulta nulla nell'ultimo anno. In questo caso, come è ovvio, bisognerà versare le relative imposte. Il conto alla rovescia per chiudere eventuali fori nella rete di controlli del fisco è dunque partito e le società avranno due mesi di tempo per portare la documentazione. Superato questo termine, in assenza di risposta o in caso di documentazione inadeguata, scatterà la cancellazione d'ufficio dall'elenco Vies.
L'espulsione dal sistema 'Vies' non è indolore per le imprese. L'effetto pratico è immediato: impossibile evadere nascondendo operazioni sull'estero. Si scompare infatti dal data base elettronico di scambio dati sull'Iva che consente la verifica della validità di una partita Iva anche alle società di altri Paesi. L'impossibilità di identificare la controparte di fatto impedisce di fare affari oltre confine.