Pil, Renzi rilancia: "Vedremo chi ha ragione". Minoranza dem: fermare il Def, non c'è chiarezza
Raffaele Ricciardi
La richiesta dell'opposizione interna al Pd e la risposta del premier in una intervista a Radio Capital. E sui dati del Pil il ministro Padoan risponde alle critiche di Bankitalia e Upb sulle stime: "La ripresa è più lenta di quanto desideriamo ma le previsioni non sono una scommessa"
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MILANO - "Non c'è chiarezza sul Pil. Senza la validazione della nota di aggiornamento al def da parte dell'ufficio parlamentare di bilancio non si possono realisticamente esprimere i pareri obbligatori delle commissioni parlamentari". Presa di posizione secca e richiesta di fermare la discussione sul Documento economicoe finanziario. Certo poco gradita al governo, soprattutto perché arriva in serata - dopo un giorno di polemiche - dalla minoranza dem. E, anche se non direttamente, in una lunga intervista a Radio Capital Renzi risponde con altrettanta nettezza: "Stiamo parlando di decimali di differenza e tutte le volte in questo periodo arriva puntuale la stessa solfa, come le occupazioni studentesche, la polemica sulle coperture. Per il momento si sono sempre trovate. Vedremo chi ha ragione".
Ma la giornata è iniziata con la discussione sulle previsioni economiche in Parlamento con il ministro dell'Economia. Le previsioni di crescita sono andate via via peggiorando durante l'anno, a causa di variabili esterne al Belpaese, e l'Italia viaggia a un ritmo di ripresa "più lento di quanto sia desiderabile". Alla prossima legge di Bilancio, la vecchia "Stabilità", è affidato dunque il compito di rafforzare la crescita. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha spiegato in audizione in Parlamento il punto di vista del governo sui conti pubblici in risposa alle critiche piovute da fonti autorevoli quali Bankitalia, Corte dei Conti e Ufficio Parlamentare di Bilancio sull'ottimismo nello scrivere la previsione di un +1% per il Pil del prossimo anno. L'Upb è arrivato a bocciare il quadro programmatico definito - per come si può configurare allo stato attuale, in attesa della Legge di Bilancio dei prossimi giorni - dalla Nota di aggiornamento del Def.
"Il Pil programmatico non è una scommessa", ha scandito Padoan davanti ai parlamentari, rivendicando che la stima scritta nel Def è figlia dei programmi di intervento che si concretizzeranno con la legge di Bilancio da approvare entro il 20 del mese. "E' un obiettivo ottimistico secondo alcuni commentatori, ambizioso secondo altri. Anche noi consideriamo che questo obiettivo sia ambizioso, perché abbiamo il dovere di esserlo. Questa ambizione è sostenuta in modo concreto da una manovra che dà una spinta alla crescita". Padoan ha poi citato lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, che ha invitato più volte a cambiare il mix di costruzione del bilancio (tra entrate e spese) per rilanciare la crescita, pur senza aggiungere deficit. "La manovra è costruita con la cura invocata dal governatore della Bce".
Dal ministro è arrivata quindi la conferma del quadro programmatico (+1% per il Pil nel 2017), "sulla base della consapevolezza della valutazione degli impatti delle misure comprese nella legge di bilancio, sul tasso di crescita". Informazioni "che non erano disponibili ad Upb e altri previsori, e per questo credo che ci siano i margini per chiudere" la differenza tra le previsioni". All'ipotesi di "braccio di ferro" con l'Ufficio guidato da Pisauro, paventata in aula, Padoan ha risposto che "il governo opera sulla base di un dialogo" ed escluso quindi uno scontro frontale.
Il titolare di via XX Settembre ha piuttosto accennato quali sono i capitoli della prossima Finanziaria che, secondo il governo, porteranno a raggiungere quell'obiettivo di crescita (che è 0,4 punti percentuali sopra il livello che si raggiungerebbe senza leggi): "Vi anticipo i due assi portanti della prossima legge di Bilancio", ha detto. "Disattivazione delle clausole di salvaguardia per 0,9 punti di Pil, e nuove misure programmatiche per la crescita". Il riferimento è agli "incentivi a investimenti, innovazione, ricerca e sviluppo; il supporto alle Pmi, maggiori invesitmenti pubblici e supporto alla famiglia e alle pensioni basse". Per quanto riguarda la riduzione del debito, Padoan ha chiarito che "resta ferma l'intenzione del governo di procedere con le dismissioni e le privatizzazioni, che hanno rallentato solo per la volatilità dei mercati finanziari".
Fonte: Ufficio Parlamentare di Bilancio
Tra le voci critiche verso la relazione di Padoan, Stefano Fassina (ex responsabile economico del Pd) ha accusato il governo di aver inserito nella Nota una valutazione "propagandistica" attribuendo alla riforma costituzionale un contributo di "stabilità" al quadro politico. Ha poi parlato di "plateale irrealismo" delle stime di miglioramento degli investimenti, grazie agli aiuti in arrivo dal governo.
Sulle valutazioni negative degli osservatori si è espresso il capogruppo socialista del Parlamento europeo, Gianni Pittella, secondo il quale "sono interlocutorie" e non avranno conseguenze sulle valutazioni di Bruxelles perché "la Commissione europea ed in particolare il presidente Juncker apprezzano quello che sta facendo l'Italia". Continua Pittella: "Non vedo come Bruxelles possa dire 'no' ad una deviazione di uno zerovirgola" per mettere in sicurezza il territorio dopo il terremoto, "sarebbe assurdo".