La scelta di Pier Carlo Padoan di rispedire al mittente le critiche dell’authority sui conti pubblici e non modificare la previsione di crescita dell’1% per il 2017 non convince per almeno tre motivi.
Il primo è sull’entità del disaccordo. L’Ufficio Parlamentare del Bilancio aveva detto che la stima del governo per cui l’effetto della legge di bilancio sulla crescita sarà di 0,4 punti percentuali (circa 6 miliardi di euro) è troppo ottimista. Il ministro ha risposto che la differenza con la valutazione mediana da parte dei previsori che contribuiscono a formare il giudizio dell’UPB è di “appena” 0,2 punti percentuali (ovvero circa 3 miliardi). Poiché la legge di bilancio sarà intorno ai 24 miliardi, una differenza di 3 miliardi equivale a circa il 13%, un discostamento significativo.
Il secondo riguarda le spiegazioni addotte dal ministro. Padoan si appella alle stime di crescita del Fondo Monetario Internazionale, che prevede per l’Italia una crescita dello 0,9%, a fronte di una stima italiana dell’1%. Il problema è che il FMI prevede un rapporto tra il deficit e il PIL superiore rispetto a quello assunto dal governo nelle sue stime, ovvero 2,2% al posto di 2%. E’ molto probabile che se il FMI avesse tenuto il deficit al 2%, la sua stima di crescita sarebbe stata più bassa.
Il ministro procede poi ad analizzare nel dettaglio l’impatto delle misure che aiuterebbero la crescita. Le spiegazioni sono scarne e si riferiscono spesso a modelli che non possono essere visionati da chi scrive. A sorprendere, però, è l’inclusione di investimenti “in chiave anti-sismica”, che dovrebbero contribuire a spingere di 0,2 punti percentuali la crescita (in effetti, nelle previsioni del governo c'era un forte balzo delle costruzioni). Queste misure erano però esplicitamente escluse dalla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, poiché il governo si riservava di chiedere ulteriore flessibilità alla Commissione Europea proprio per le spese per il terremoto. Non si capisce, dunque, perché il ministro le includa tra le misure che valuta.
C’è infine un punto di forma. L’UPB esiste per evitare che il governo sia troppo generoso nelle sue previsioni per ragioni politiche. Ignorarne i suggerimenti equivale a scalfirne l’autorevolezza. In futuro potrebbero esserci governi diversi da quello attuale. A quel punto sarà molto più difficile per l’attuale maggioranza gridare allo scandalo in caso di previsioni “gonfiate” se esso per primo ha deciso di ignorare quanto detto dall’authority.
Il primo è sull’entità del disaccordo. L’Ufficio Parlamentare del Bilancio aveva detto che la stima del governo per cui l’effetto della legge di bilancio sulla crescita sarà di 0,4 punti percentuali (circa 6 miliardi di euro) è troppo ottimista. Il ministro ha risposto che la differenza con la valutazione mediana da parte dei previsori che contribuiscono a formare il giudizio dell’UPB è di “appena” 0,2 punti percentuali (ovvero circa 3 miliardi). Poiché la legge di bilancio sarà intorno ai 24 miliardi, una differenza di 3 miliardi equivale a circa il 13%, un discostamento significativo.
Il secondo riguarda le spiegazioni addotte dal ministro. Padoan si appella alle stime di crescita del Fondo Monetario Internazionale, che prevede per l’Italia una crescita dello 0,9%, a fronte di una stima italiana dell’1%. Il problema è che il FMI prevede un rapporto tra il deficit e il PIL superiore rispetto a quello assunto dal governo nelle sue stime, ovvero 2,2% al posto di 2%. E’ molto probabile che se il FMI avesse tenuto il deficit al 2%, la sua stima di crescita sarebbe stata più bassa.
Il ministro procede poi ad analizzare nel dettaglio l’impatto delle misure che aiuterebbero la crescita. Le spiegazioni sono scarne e si riferiscono spesso a modelli che non possono essere visionati da chi scrive. A sorprendere, però, è l’inclusione di investimenti “in chiave anti-sismica”, che dovrebbero contribuire a spingere di 0,2 punti percentuali la crescita (in effetti, nelle previsioni del governo c'era un forte balzo delle costruzioni). Queste misure erano però esplicitamente escluse dalla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, poiché il governo si riservava di chiedere ulteriore flessibilità alla Commissione Europea proprio per le spese per il terremoto. Non si capisce, dunque, perché il ministro le includa tra le misure che valuta.
C’è infine un punto di forma. L’UPB esiste per evitare che il governo sia troppo generoso nelle sue previsioni per ragioni politiche. Ignorarne i suggerimenti equivale a scalfirne l’autorevolezza. In futuro potrebbero esserci governi diversi da quello attuale. A quel punto sarà molto più difficile per l’attuale maggioranza gridare allo scandalo in caso di previsioni “gonfiate” se esso per primo ha deciso di ignorare quanto detto dall’authority.