Il sogno americano vive, il 10% dei Paperoni Usa è immigrato
Schiaffo al candidato repubblicano, Donald Trump, che vuole fermare l'immigrazione: 14 sono più ricchi di lui. Nella lista Forbes dei 400 statunitensi più ricchi ci sono 42 "stranieri"
MILANO - Il sogno americano è vivo. E non soffre la crisi. Anzi, la cavalca. Basta dare una rapida occhiata alla lista Forbes dei 400 statunitensi più ricchi per rendersi conto che 42, oltre il 10% del totale, sono immigrati. Di più: 14 di loro hanno una fortuna più grande di quella di Donald Trump che sulla lotta all'immigrazione sta costruendo la sua corsa alla Casa Bianca. E ancora: se il russo Sergey Brin non emigrato con la famiglia negli Stati Uniti, forse oggi non ci sarebbe Google; se dal Sud Africa non fosse arrivato Elon Musk probabilmente le auto elettriche Tesla sarebbero solo un sogno così come Whatsapp sarebbe rimasto un sogno nella testa di un giovane ucraino (Jan Koum).
"Negli Stati Uniti - scrive il Washington Post - a nessuno interessa da dove vieni, l'unica cosa che importa è quello che puoi fare". "Non c'è alcun altro paese al mondo dove si possa creare un'enorme fortuna in una s…
"Negli Stati Uniti - scrive il Washington Post - a nessuno interessa da dove vieni, l'unica cosa che importa è quello che puoi fare". "Non c'è alcun altro paese al mondo dove si possa creare un'enorme fortuna in una s…
MILANO - Il sogno americano è vivo. E non soffre la crisi. Anzi, la cavalca. Basta dare una rapida occhiata alla lista Forbes dei 400 statunitensi più ricchi per rendersi conto che 42, oltre il 10% del totale, sono immigrati. Di più: 14 di loro hanno una fortuna più grande di quella di Donald Trump che sulla lotta all'immigrazione sta costruendo la sua corsa alla Casa Bianca. E ancora: se il russo Sergey Brin non emigrato con la famiglia negli Stati Uniti, forse oggi non ci sarebbe Google; se dal Sud Africa non fosse arrivato Elon Musk probabilmente le auto elettriche Tesla sarebbero solo un sogno così come Whatsapp sarebbe rimasto un sogno nella testa di un giovane ucraino (Jan Koum).
"Negli Stati Uniti - scrive il Washington Post - a nessuno interessa da dove vieni, l'unica cosa che importa è quello che puoi fare". "Non c'è alcun altro paese al mondo dove si possa creare un'enorme fortuna in una sola generazione soltanto con il duro lavoro" dice al quotidiano americano Raul Fernandez, nato nella capitale americano da immigrati cubani. E mentre il Paese - così come l'Unione europea - dibatte sul futuro dell'immigrazione che Trump vorrebbe fermare, un rapporto della fondazione Kauffman su immigrazione e impresa prende una posizione netta sul tema: "Si parla poco del contributo economico dell'immigrazione all'economia, ma gli immigrati hanno il doppio di possibilità di diventare imprenditori rispetto ai nativi americani".
Secondo il rapporto tutto dipende dall'alta predisposizione al rischio di chi lascia il proprio paese per iniziare una nuova vita in un altro mondo. I 42 supericchi americani, nati all'estero, arrivano da 21 diversi Stati: sei sono israeliani, cinque indiani, quattro arrivano da Ungheria e altrettanti da Taiwan. Tra gli "eletti", 40 di loro sono "selfmade man" e hanno messo insieme una fortuna complessiva di 250 miliardi di dollari: il numero uno è il co-fondatore di Google, Brin, con un patrimonio di 37,5 milioni.
"Negli Stati Uniti - scrive il Washington Post - a nessuno interessa da dove vieni, l'unica cosa che importa è quello che puoi fare". "Non c'è alcun altro paese al mondo dove si possa creare un'enorme fortuna in una sola generazione soltanto con il duro lavoro" dice al quotidiano americano Raul Fernandez, nato nella capitale americano da immigrati cubani. E mentre il Paese - così come l'Unione europea - dibatte sul futuro dell'immigrazione che Trump vorrebbe fermare, un rapporto della fondazione Kauffman su immigrazione e impresa prende una posizione netta sul tema: "Si parla poco del contributo economico dell'immigrazione all'economia, ma gli immigrati hanno il doppio di possibilità di diventare imprenditori rispetto ai nativi americani".
Secondo il rapporto tutto dipende dall'alta predisposizione al rischio di chi lascia il proprio paese per iniziare una nuova vita in un altro mondo. I 42 supericchi americani, nati all'estero, arrivano da 21 diversi Stati: sei sono israeliani, cinque indiani, quattro arrivano da Ungheria e altrettanti da Taiwan. Tra gli "eletti", 40 di loro sono "selfmade man" e hanno messo insieme una fortuna complessiva di 250 miliardi di dollari: il numero uno è il co-fondatore di Google, Brin, con un patrimonio di 37,5 milioni.