Economia

L'importanza di essere "Made in Italy": i marchi tricolori valgono 1.500 miliardi di dollari

La ricerca di Brand Finance colloca l'Italia al nono posto mondiale per valore dei suoi brande. Il solo "Made in Italy", cioè il valore generato dall'italianità dei prodotti, pesa per 200 miliardi. Siamo nel cuore dei consumatori stranieri, ma agli occhi degli investitori restiamo indietro
2 minuti di lettura
MILANO - Quanto valgono i marchi italiani? Quasi quanto il reddito del Belpaese: 1.521 miliardi di dollari. Poco meno del Canada: l'Italia è al nono posto mondiale di questa classifica, di nuovo ai livelli di credibilità internazionale paragonabili a Paesi del Sud Europa come Spagna, Francia o Portogallo. E quanto pesa il solo marchio nazionale, ovvero quanto vale il fatto che un prodotto sia fatto in Italia e si possa fregiare del "made in Italy"? Da questo fattore arriva una spinta decisiva per la Penisola, che riesce a rientrare nella top 10 dei Paesi a maggiore "valore aggiunto", a scapito della Svizzera: il "made in" tricolore vale oltre 200 miliardi di dollari.

Sono i flash della ricerca di Brand Finance - società di consulenza strategica che analizza le performance economiche dei marchi - e di FDI Intelligence (Financial Times) sui "brand nazione" e sul loro valore. "Anche quest'anno Usa, Cina e Germania dominano sia la classifica che ordina i paesi per valore complessivo dei marchi sia quella ordinata per valore del solo Made in, sganciato dal marchio prodotto", dice la ricerca.

Gli Stati Uniti continuano a dominare entrambe le classifiche "grazie al Pil e alla fortissima percezione positiva sulla facilità di fare business in quel paese. La Cina continua il trend positivo grazie al forte impegno per la costruzione di marchi e al progressivo miglioramento dell'organizzazione sociale e imprenditoriale. Diversamente la Germania continua perde colpi soprattutto a causa degli scandali", tra i quali non si può non ricordare il Dieselgate della Volkswagen, ma anche il difficile momento dell'alfiere bancario, Deutsche Bank.

Per determinare i valori economici dei marchi, Brand Finance innanzi tutto analizza lo stato dei marchi/nazione attraverso gli stessi indicatori considerati dai decisori del mondo economico. La percezione dell'immagine paese è sintetizzata da un Brand Rating minimo D a un massimo AAA+.

Come ci vedono all'estero. "L'immagine Italiana presso gli uomini di affari, interessati soprattutto al doing business è decisamente migliorata, ma comunque rimane troppo bassa", sottolinea lo studio. "Diversamente l'immagine presso i consumatori internazionali, interessati soprattutto agli acquisti di prodotti e servizi si conferma elevata. Al top l'immagine italiana presso i consumatori americani, mentre nettamente inferiore alla media tra quelli tedeschi". Il miglioramento dei fattori che influenzano l'immagine nel mondo degli affari e più precisamente tra coloro che determinano gli investimenti diretti esteri (FDI), riporta l'Italia a livello dei paesi del Sud Europa, cioè da A+ Forte a AA- Molto Forte.

L'Italia migliora notevolmente l'immagine nell'ambito dell'organizzazione sociale, ad eccezione di quella del sistema giudiziario che rimane piuttosto bassa (46° posto). Migliora anche la percezione sulla facilità di fare investimenti: rimane piuttosto bassa la governance, ma migliora la situazione di mercato e quella dei talenti. Anche la percezione sulla fruizione di beni e servizi ha un incremento: infatti governance, situazione di mercato e turismo migliorano leggermente.

Il valore dei marchi italiani. Con la Nation Brands 2016 Brand Finance ha misurato il valore complessivo dei marchi italiani e del solo marchio Made in Italy, cioè la quota di valore originata dal fatto che il prodotto sia italiano. Entrambi i valori sono in crescita, il Made in Italy cresce molto (21%), mentre quello complessivo cresce comunque di un ragguardevole del 5%. Le performance del Made in Italy sono particolarmente buone anche in relazione a quelle degli altri principali brand paese, infatti trai i primi 10, solo Cina, Giappone e Francia hanno un livello di crescita analogo. USA e India crescono intorno al 10%, mentre UK e Australia rimangono sostanzialmente stabili. Germania e Canada arretrano leggermente.

"Per aumentare la crescita, il Governo Italiano dovrebbe evidenziare ulteriormente le positività del paese, per evitare che, come in passato, i media internazionali riprendano solo notizie di scandali e disastri" - spiega in una nota Massimo Pizzo, managing director Italia di Brand Finance - "Nonostante le buone performance, la AA- del Brand Italia dimostra che ci sono ancora ampi margini di miglioramento. Oltre ai problemi funzionali di cui siamo ben consci, ci penalizzano le aspettative e soprattutto l'opinione degli italiani stessi, che frequentemente sono incaricati dalle multinazionali di scegliere se investire o meno nel nostro paese".