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Hollande scalda il Consiglio Ue: "Brexit dura? Trattativa dura". E Renzi: "Ue preoccupa il mondo"

Il Consiglio europeo ha sul tavolo i temi dell'immigrazione, del commercio e della Russia, con il suo ruolo in Siria. Ma sullo sfondo si agitano i fantasmi dell'uscita del Regno Unito dall'Unione e della Manovra italiana, che rallenta il percorso parlamentare

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MILANO - C'è il tema di Brexit a far da riscaldamento al Consiglio europeo che ha preso il via a Bruxelles. Il presidente francese, Francois Hollande, ha lanciato un messaggio molto preciso al Regno Unito: "Se la premier May vuole una Brexit dura, avrà anche negoziati duri per uscire dall'unione", ha detto ai giornalisti entrando a palazzo Justus Lipsius dove è in programma la riunione dei Capi di Stato e di Governo.

Non sono previsti passaggi ad hoc sul tema del referendum britannico, ma il Consiglio è la prima opportunità per il primo ministro britannico di discuterne con gli altri leader europei. Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha insistito perché la questione delle future relazioni tra Bruxelles e Londra non fosse in agenda, ma ha dato a May la possibilità di parlare dello "stato attuale del paese" a margine del vertice. Una fonte citata dal Guardian riferisce che May avrebbe intenzione di dire ai colleghi europei: "Il popolo britannico ha preso una decisione ed è giusto onorarla. Non ci sarà un secondo referendum. La priorità ora è guardare al futuro e alle relazioni post-Brexit tra Ue e Gran Bretagna".

La stessa fonte riferisce che il primo ministro britannico cercherà di rassicurare gli altri Stati membri circa le implicazioni politiche ed economiche della Brexit per la Gran Bretagna e il resto d'Europa. "May vorrebbe che il risultato finale dei negoziati sulla Brexit fosse un Regno Unito forte come partner di un'Europa forte. La premier non vuole che l'uscita della Gran Bretagna vada a discapito degli altri Stati europei".

La due giorni di Consiglio, che vede partecipare il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha tre temi principali in agenda: immigrazione, commercio e Russia, tra l'altro per il suo ruolo in Siria. "I 27 Stati membri hanno iniziato un lavoro su un futuro comune e a Bratislava hanno delineato una roadmap. Il modo migliore per provare la rilevanza del progetto europeo è occuparsi dei temi concreti che interessano di più ai cittadini", ha scritto il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, nella lettera di invito ai leader.

E già nell'incontro con la delegazione di europarlamentari del Pd prima del vertice, Renzi ha usato toni duri, dicendo che le condizioni dell'Europa sono "la maggiore preoccupazione nel mondo". Ed ha raccontato che dopo la Brexit era convinto che l'uscita della Gran Bretagna sarebbe stata un'occasione di rilancio, mentre invece c'è stata una marcia indietro tra l'incontro di Ventotene, che aveva fatto pensare ad un rilancio, ed il fallimento del vertice informale di Bratislava.

Il vertice sarà certamente l'occasione perché il premier italiano e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, scambino qualche opinione in merito alla legge di Bilancio italiana, che ha creato non poche preoccupazioni in sede europea per le nuove richieste di derogare agli impegni presi. Intanto è quasi certo che la Manovra non arriverà (come prevede il nuovo calendario di formazione del Bilancio) entro oggi in Parlamento: più probabile si debba aspettare sabato, se non lunedì. Tempi più stretti (è atteso tra oggi e domani) per il decreto fiscale che è stato licenziato contestualmente dal Cdm e contiene la rottamazione delle cartelle esattoriali di Equitalia. In esso si attendono anche i dettagli della nuova voluntary disclosure estesa al contante non dichiarato detenuto non solo all'estero ma anche in Italia.