Economia

Grecia, l'austerity frena le nascite

Secondo i dati certificati da Eurostat, nel 2015nel paese ellenico i neonati sono stati 91.900, il 23% in meno dal 2008 a oggi. Il motivo? Il deterioramento sociale della qualità della vita

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MILANO - Casse vuote, culle vuote. Non c’è bisogno di scomodare sociologi ed esperti di flussi demografici. I numeri, a volte, parlano da soli. E la Grecia è la prova provata di come l’austerity e le difficoltà economiche di un paese bastino da soli a ridurre in modo drastico il tasso di natalità. I numeri, sotto il Partenone, sono pietre: nel 2008, quando tutto sembrava andare bene e il barometro era fisso sul bel tempo, negli ospedali ellenici sono nati 118.302 bambini. Nel 2015, certifica Eurostat, i neonati sono stati 91.900, il 23% in meno.
 
Il motivo? Il deterioramento sociale della qualità della vita nel paese, travolto nel 2009 dalla scoperta dei bilanci pubblici “truccati” e messo in ginocchio dalla terapia lacrime e sangue imposta dalla Troika in cambio di 330 miliardi di prestiti. In questo periodo si è svuotata quasi una culla su quattro, si è bruciato un quarto del pil, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito del 31%. Nel 2009 – calcola il think tank ellenico Macropolis - solo il 4,1% delle persone faticava ad avere accesso alle cure mediche. Oggi la percentuale è salita al 14%. Non certo un buon viatico per pensare a mettere al mondo un bebè.
 
I motivi per rinunciare alla gravidanza ad Atene del resto, statistiche alla mano, sono tanti. La disoccupazione viaggia al 23% (era all’8% nel 2008), quella giovanile al 42,7%. I greci considerati a rischio povertà da Eurostat sono aumentati del 25% da 3 a 3,8 milioni di persone (su 11 milioni di abitanti) e il 18% della popolazione vive in una casa dove non entra uno stipendio, il doppio di otto anni fa. La crisi, come ovvio, ha ridotto anche il potere d’acquisto, rendendo più complesso mantenere un nucleo troppo numeroso: la spesa media di una famiglia nel 2008 era di 2.120 euro per l’Elstat, l’istituto di statistica, ora è crollata a 1.460 euro. E in molti, sul fronte più avanzato dell’Europa dell’austerity, rinunciano a mettere in cantiere una bocca in più da sfamare.