CAPRI - Non chiamateci bamboccioni o, peggio ancora, figli di papà. I dati Eurostat che piazzano l'Italia agli ultimi posti della classifica europea quanto a capacità dei giovani di andarsene da casa planano sulla platea dei giovani di Confindustria in convegno a Capri. Loro un po' ammettono e molto non ci stanno. "Siamo fortunati - dice Lia Caianiello, 27 anni, ultima generazione di un'impresa familiare nelle costruzioni meccaniche dell'area industriale di Caserta - il lavoro lo abbiamo trovato in casa, manca la spinta ad andarsene, io infatti sto ancora con i miei. E vedo pochi under trenta, fra i miei amici, disposti ad uscire. Se ne va chi deve".
Privilegiati dunque. "No per favore, basta con questa storia" dice Susanna Moccia, presidente dei giovani industriali di Napoli. L'azienda di famiglie è quella della pasta Gragnano. "Ci stiamo stancati di essere considerati figli di papà, bamboccioni che vivono nel lusso. Noi siamo una generazione costretta ad un rinnovamento totale. Se ce la faremo le nostre aziende andranno avanti, altrimenti moriranno. Di giovani industriali che se ne stanno a casa ne vedo pochi, li vedo piuttosto in giro per il mondo a vendere il loro prodotto. Poi certo un po' è anche colpa delle famiglie. La mia - per esempio - mi ha mandato fuori casa a 18 anni e ha fatto bene".
E' andata così anche per Francesco Ferri. "Mio padre aveva un'azienda edile, io ho fondato Innext, società di consulenza. Siamo partiti in pochi, ora ci lavoriamo in 50. Ho avuto la possibilità di fare, questa sì che è stata una fortuna. Criticare oggi i giovani che non se ne vanno è surreale se pensiamo che i giovani laureati italiani hanno gli stipendi più bassi in Europa e nel G7. La manovra? Approvata in pieno per quanto riguarda l'innovazione e l'industria 4.0. Sul resto e su quanto abbia fatto per i giovani non posso dire, la manovra ancora non si è vista".
Un fondo di mammismo, comunque sia, c'è. "Parlo dei giovani imprenditori: i maschi italiani prima di crescere devono arrivare ai 35-40 anni, le femmine hanno scoperto che possono sì realizzarsi, ma devono sputare l'anima e metterci tempo. Restare in famiglia può essere, in entrambi i casi, molto comodo" sintetizza Camilla Cielo, imprenditrice del vino di Vicenza.
Privilegiati dunque. "No per favore, basta con questa storia" dice Susanna Moccia, presidente dei giovani industriali di Napoli. L'azienda di famiglie è quella della pasta Gragnano. "Ci stiamo stancati di essere considerati figli di papà, bamboccioni che vivono nel lusso. Noi siamo una generazione costretta ad un rinnovamento totale. Se ce la faremo le nostre aziende andranno avanti, altrimenti moriranno. Di giovani industriali che se ne stanno a casa ne vedo pochi, li vedo piuttosto in giro per il mondo a vendere il loro prodotto. Poi certo un po' è anche colpa delle famiglie. La mia - per esempio - mi ha mandato fuori casa a 18 anni e ha fatto bene".
E' andata così anche per Francesco Ferri. "Mio padre aveva un'azienda edile, io ho fondato Innext, società di consulenza. Siamo partiti in pochi, ora ci lavoriamo in 50. Ho avuto la possibilità di fare, questa sì che è stata una fortuna. Criticare oggi i giovani che non se ne vanno è surreale se pensiamo che i giovani laureati italiani hanno gli stipendi più bassi in Europa e nel G7. La manovra? Approvata in pieno per quanto riguarda l'innovazione e l'industria 4.0. Sul resto e su quanto abbia fatto per i giovani non posso dire, la manovra ancora non si è vista".
Un fondo di mammismo, comunque sia, c'è. "Parlo dei giovani imprenditori: i maschi italiani prima di crescere devono arrivare ai 35-40 anni, le femmine hanno scoperto che possono sì realizzarsi, ma devono sputare l'anima e metterci tempo. Restare in famiglia può essere, in entrambi i casi, molto comodo" sintetizza Camilla Cielo, imprenditrice del vino di Vicenza.