Economia

Mariella Bottiglieri, la "businessMum" dello shipping napoletano

Mariella Bottiglieri 
Donne impresa 11. Nata in una famiglia di armatori arrivati alla sesta generazione, 38 anni, è amministratrice delegata, insieme alle sorelle, di una società che fattura 110 milioni di euro e conta 400 dipendenti. Una vita tra il mare di Napoli e Londra, dove vivono marito e figli: "Che delusione Brexit, il peggio deve ancora venire"
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"Sono una businessMum", dice di sé Mariella Bottiglieri, 38 anni, armatrice napoletana di lungo corso, abituata a confrontarsi con i colossi dello shipping mondiale e ad affannarsi tra un aereo e l'altro per non mancare alla recita scolastica di Sofia o alla gara di atletica di James, i figli ancora piccoli, sempre alla ricerca di un equilibrio casa-lavoro.

Nella veste di amministratore delegato, guida l'impresa di famiglia, la compagnia di navigazione Bottiglieri, che fattura 110 milioni di euro e ha 400 dipendenti. Bionda, occhi verdi e fisico asciutto, Mariella insieme alle sue due sorelle Manuela e Alessandra, rappresenta la sesta generazione della società di armamento nata a Torre del Greco nel 1850. Dirige e controlla una flotta di navi commerciali che percorrono i mari di tutto il mondo, Atlantico, Pacifico, Golfo arabico, trasportando grano, minerali di ferro, carbone, petrolio, nafta, gasolio e oli vegetali. Post Panamax capienti fino a 19 mila tonnellate, fatte apposta per attraversare lo Stretto di Panama allargato e reso più profondo, tanker e keep size, sono il naviglio rinnovato, tra il 2008 e il 2011, con un investimento di 500 milioni di dollari.

Il suo tragitto di imprenditrice comincia nel 2001. Dopo la laurea in Economia marittima presa all'Istituto universitario navale di Napoli, parte per Londra. Lo stage alla Clarksons, leader britannico del brokeraggio marittimo, doveva durare il tempo di un'estate. "Come stagista - racconta la manager - ero disposta anche a portare i caffè. Loro dissero: se vogliamo un caffè ce lo facciamo da soli. Tu pensa a imparare il mestiere". Mariella inizia ad aggiornare la posizione delle navi, a parlare con gli armatori e i noleggiatori, e con un po' di fortuna, fissa i viaggi. Chiude un buon numero di contratti per essere una principiante, e l'apprendistato vira presto in un contratto d'assunzione che lei firma senza avvisare suo padre Giuseppe. Rimane a lavorare a Londra per quattro anni. Negli stessi uffici incontra Joe Green, broker petrolifero, che sposerà nel 2008.

Dopo quel periodo, torna a Napoli. "L'esperienza mi è servita - commenta - perché è importante iniziare dal basso e con umiltà, e specie se sei il figlio di un imprenditore, devi entrare dalla porta secondaria e imparare il mestiere in aziende che non sono quelle della famiglia. Tutti ereditiamo il cognome ma non sempre le qualità. Se non sei fit, come dicono gli inglesi, non devi lavorare in azienda perché potresti danneggiarla. Mi sento privilegiata perché faccio un lavoro che mi piace, e so di avere sempre qualcosa da imparare, anche se essere donna in questo campo non è così facile, il glass ceiling esiste eccome".

La sfida quotidiana di Mariella Bottiglieri è dividersi tra Napoli e Londra, dove ci sono marito e figli: "Ci riesco grazie a EasyJet, per lavorare mi bastano la connessione internet e un telefono. Perché lo shipping è internazionale per vocazione, i nostri assett sono le navi, e non sono vincolata a una postazione né c'è bisogno della presenza fisica ogni giorno. Prima viaggiavo di continuo, viaggi intercontinentali, adesso il mio raggio di azione è per lo più l'Europa. Vorrei tanto fare sport, ma non ne ho il tempo, allora corro dietro ai miei bambini".

Tre sorelle, tutte amministratrici delegate: Alessandra, 34 anni, segue il settore commerciale e assicurativo, Manuela, 30 anni, è l'avvocato di famiglia. Tutte mamme. "Condividiamo i nostri problemi - chiarisce Mariella -. Non mi sento di prendermi il merito da sola, abbiamo portato in azienda una mentalità più aperta che coinvolge positivamente i dipendenti, applichiamo il concetto di flessibilità di cui sono pieni tanti convegni. Ci siamo rese conto di che cosa significa, anche se stai negoziando in ufficio, dover mollare tutto per correre dal pediatra, oppure in mancanza di alternative, portarsi il bambino al lavoro".

Hanno creato una nursery in azienda, per loro e per le loro collaboratrici. "Per me è stato naturale, le avevo viste in Inghilterra, ma qui in Italia e soprattutto al Sud c'è ancora un gap notevole. L'esperienza all'estero mi ha permesso di non avere timore della concorrenza, anzi penso che possa dare luogo a nuove alleanze e strategie, se il competitor si comporta in modo leale. Sarò romantica, ma credo che spinga anche le persone a dare il meglio di sé. E che questo faccia la differenza nelle nuove leve. Il mio scopo, al vertice di questa azienda familiare, è portarla alla settima generazione e consegnarla ai miei figli e ai miei nipoti, posto che ne abbiano le qualità".  

Nota molto dolente: la Brexit. "Ne abbiamo parlato per mesi in famiglia. Quella di mio marito ovviamente ha votato per restare in Europa. C'è stata una campagna manipolata, la gente era accecata dall'idea di fermare l'invasione gli immigrati. Ora hanno capito di aver sbagliato ma sono troppo orgogliosi per poterlo ammettere. La sterlina ha perso più del 25 per cento di valore in una notte. Il problema non mi riguarda, lo shipping lavora in dollari, ma è inevitabile che abbia conseguenze su tutte le economie. Penso che il peggio debba ancora venire".