MILANO - "Non ci sono segni che i bassi tassi d'interesse stiano spostando rendite finanziarie dai Paesi più forti verso i paesi più deboli, come spesso viene sostenuto": lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, in una difesa del 'quantitative easing' durante un discorso a Berlino. Uno degli argomenti tedeschi contro la politica della Bce è che abbia arricchito i paesi più deboli e indebitati, fra cui l'Italia, a spese dei Paesi ad alto tasso di risparmio come la Germania.
"La politica monetaria - ha continuato Draghi - oggi sta proteggendo gli interessi dei risparmiatori, assicurando si chiuda più velocemente l'output gap e difendendo la crescita potenziale da cui dipendono le entrate dei risparmiatori". I tedeschi, invece, sostengono che i tassi negativi vadano a beneficio dei debitori e penalizzino i risparmiatori, i cui fondi d'investimenti offrono rendimenti minimi.
Draghi lancia quindi un messaggio chiaro ai tedeschi e ai mercati: "Guardando in avanti, rimaniamo impegnati a mantenere un grado molto rilevante di politica monetaria espansiva, necessaria per una convergenza dell'inflazione verso livelli inferiori, ma prossimi, al 2%". Parole che sembrano andare in direzione di un'ulteriore rinvio della scadenza del quantitative easing. Draghi ha notato che, ovunque, "il basso livello dei rendimenti nominali e reali ovunque" è l'elemento saliente della politica monetaria.
"La politica monetaria - ha continuato Draghi - oggi sta proteggendo gli interessi dei risparmiatori, assicurando si chiuda più velocemente l'output gap e difendendo la crescita potenziale da cui dipendono le entrate dei risparmiatori". I tedeschi, invece, sostengono che i tassi negativi vadano a beneficio dei debitori e penalizzino i risparmiatori, i cui fondi d'investimenti offrono rendimenti minimi.
Draghi lancia quindi un messaggio chiaro ai tedeschi e ai mercati: "Guardando in avanti, rimaniamo impegnati a mantenere un grado molto rilevante di politica monetaria espansiva, necessaria per una convergenza dell'inflazione verso livelli inferiori, ma prossimi, al 2%". Parole che sembrano andare in direzione di un'ulteriore rinvio della scadenza del quantitative easing. Draghi ha notato che, ovunque, "il basso livello dei rendimenti nominali e reali ovunque" è l'elemento saliente della politica monetaria.