ROMA - La situazione migliora, ma gli italiani sono più preoccupati. E' il dato prevalente che emerge dall'indagine "Gli italiani e il risparmio", realizzata da Ipsos per l'Acri (l'associazione delle fondazioni bancarie e delle casse di risparmio). "Mediamente gli italiani stanno meglio di 2-3 anni fa - dice Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos - ma la ripresa è stata inferiore rispetto alle aspettative".
Per cui, a fronte di un 6% di italiani che dichiarano di aver migliorato il proprio tenore di vita e di un 32% che dice di averlo potuto mantenere con facilità, e di un riduzione delle famiglie che dichiarano di aver affrontato gravi difficoltà, prevale un forte pessimismo: la metà degli italiani ritiene che si uscirà dalla crisi solo tra 5 o 10 anni e che non si tornerà ai livelli precrisi prima del 2021.
Inoltre gli italiani mostrano una sfiducia a tutto tondo: per la prima volta la quota di chi dichiara di non avere fiducia nell'Unione Europea supera la metà, arrivando al 54%, anche se non tutto è perduto: il 70%degli italiani invoca una costituzione comune. "La forte sfiducia degli italiani nei confronti delle prospettive future è da collegare intanto al fatto che molti ancora sperimentano una situazione di povertà assoluta (quattro milioni e mezzo di persone) o relativa - spiega Pagnoncelli - e poi ricordiamoci del 67% dei giovani tra i 18 e i 34 anni che vive ancora con i genitori. Oppure, se riteniamo che fino ai 24 anni sia fisiologico, al 49,8% della fascia 25-34 che vive ancora con la famiglia d'origine. Uno può adottare strategie di contenimento della crisi, ma se non riesce a risolvere questo problema, che non riguarda solo le famiglie con i giovani, non se ne esce davvero. Nel rilevamento della fiducia da parte dell'Istat siamo passati da una fase "L'Italia va male ma io me la cavo" a quella attuale, il Paese migliora ma io non me ne accorgo".
"Stiamo sottovalutando alcuni problemi sociali che non vengono abbastanza in evidenza. - rileva il presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti - Mi riferisco alla condizione dell'infanzia, la condizione dei giovani e la condizione degli anziani. L'infanzia ha condizioni di povertà assoluta inaccettabile: se non dai speranza ai bambini dove vuoi andare? I giovani non trovano lavoro, e la senilità che dovrebbe essere un periodo di serenità è diventata invece un periodo di angoscia". E poi ci sono anche le guerre, certo lontane da noi, ma che registrano eccessi di ferocia inaudita". L'Acri annuncia il lancio di due bandi per il "Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile": le fondazioni impiegheranno nel progetto per quest'anno 120,2 milioni di euro.
Del resto c'è una maggiore divaricazione tra chi sta meglio e chi sta peggio: l'Ipsos rileva un 4% in più di famiglie che dichiarano che la situazione occupazionale è peggiorata. In particolare, dichiara di aver perso lavoro il 17% contro il 15% dell'anno scorso. "Il tema occupazionale è la maggiore preoccupazione per le famiglie", conferma Pagnoncelli.
Il risparmio torna a primeggiare e ad essere alla portata della maggioranza delle famiglie: il 51% dichiara di riuscire a risparmiare senza troppe rinunce (51%). Più in generale, l'88% degli italiani si dichiara propenso al risparmio. Gli effetti si notano anche nel rafforzamento della sicurezza: passa dal 72 al 76% la percentuale di famiglie che dichiara di essere in grado di far fronte a una spesa imprevista di 1000 euro, e aumenta anche la percentuale di chi potrebbe anche affrontare un imprevisto da 10.000 euro, passa dal 35 al 40%. Però cresce anche la quota delle "cicale", di chi vuole spendere tutto senza problemi, che passa all'11%.
Il risparmio certo è poi difficile da investire: il 73% degli italiani pensa che le forme di controllo sugli investimenti degli italiani non siano sufficienti, è "il valore maggiore da sempre", sottolinea Pagnoncelli. Considerata la sfiducia generale, il 67% degli italiani dichiara di preferire mantenere i propri risparmi liquidi. L'investimento ideale non esiste più: gli immobili arrivano al 30%, quota analoga a quella degli investimenti finanziari. Quanto ai consumi, prevalgono i beni di sopravvivenza, ma per la prima volta dopo anni si affacciano in zona positiva anche gli "investimenti semi-durevoli.
Per cui, a fronte di un 6% di italiani che dichiarano di aver migliorato il proprio tenore di vita e di un 32% che dice di averlo potuto mantenere con facilità, e di un riduzione delle famiglie che dichiarano di aver affrontato gravi difficoltà, prevale un forte pessimismo: la metà degli italiani ritiene che si uscirà dalla crisi solo tra 5 o 10 anni e che non si tornerà ai livelli precrisi prima del 2021.
Inoltre gli italiani mostrano una sfiducia a tutto tondo: per la prima volta la quota di chi dichiara di non avere fiducia nell'Unione Europea supera la metà, arrivando al 54%, anche se non tutto è perduto: il 70%degli italiani invoca una costituzione comune. "La forte sfiducia degli italiani nei confronti delle prospettive future è da collegare intanto al fatto che molti ancora sperimentano una situazione di povertà assoluta (quattro milioni e mezzo di persone) o relativa - spiega Pagnoncelli - e poi ricordiamoci del 67% dei giovani tra i 18 e i 34 anni che vive ancora con i genitori. Oppure, se riteniamo che fino ai 24 anni sia fisiologico, al 49,8% della fascia 25-34 che vive ancora con la famiglia d'origine. Uno può adottare strategie di contenimento della crisi, ma se non riesce a risolvere questo problema, che non riguarda solo le famiglie con i giovani, non se ne esce davvero. Nel rilevamento della fiducia da parte dell'Istat siamo passati da una fase "L'Italia va male ma io me la cavo" a quella attuale, il Paese migliora ma io non me ne accorgo".
"Stiamo sottovalutando alcuni problemi sociali che non vengono abbastanza in evidenza. - rileva il presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti - Mi riferisco alla condizione dell'infanzia, la condizione dei giovani e la condizione degli anziani. L'infanzia ha condizioni di povertà assoluta inaccettabile: se non dai speranza ai bambini dove vuoi andare? I giovani non trovano lavoro, e la senilità che dovrebbe essere un periodo di serenità è diventata invece un periodo di angoscia". E poi ci sono anche le guerre, certo lontane da noi, ma che registrano eccessi di ferocia inaudita". L'Acri annuncia il lancio di due bandi per il "Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile": le fondazioni impiegheranno nel progetto per quest'anno 120,2 milioni di euro.
Del resto c'è una maggiore divaricazione tra chi sta meglio e chi sta peggio: l'Ipsos rileva un 4% in più di famiglie che dichiarano che la situazione occupazionale è peggiorata. In particolare, dichiara di aver perso lavoro il 17% contro il 15% dell'anno scorso. "Il tema occupazionale è la maggiore preoccupazione per le famiglie", conferma Pagnoncelli.
Il risparmio torna a primeggiare e ad essere alla portata della maggioranza delle famiglie: il 51% dichiara di riuscire a risparmiare senza troppe rinunce (51%). Più in generale, l'88% degli italiani si dichiara propenso al risparmio. Gli effetti si notano anche nel rafforzamento della sicurezza: passa dal 72 al 76% la percentuale di famiglie che dichiara di essere in grado di far fronte a una spesa imprevista di 1000 euro, e aumenta anche la percentuale di chi potrebbe anche affrontare un imprevisto da 10.000 euro, passa dal 35 al 40%. Però cresce anche la quota delle "cicale", di chi vuole spendere tutto senza problemi, che passa all'11%.
Il risparmio certo è poi difficile da investire: il 73% degli italiani pensa che le forme di controllo sugli investimenti degli italiani non siano sufficienti, è "il valore maggiore da sempre", sottolinea Pagnoncelli. Considerata la sfiducia generale, il 67% degli italiani dichiara di preferire mantenere i propri risparmi liquidi. L'investimento ideale non esiste più: gli immobili arrivano al 30%, quota analoga a quella degli investimenti finanziari. Quanto ai consumi, prevalgono i beni di sopravvivenza, ma per la prima volta dopo anni si affacciano in zona positiva anche gli "investimenti semi-durevoli.