Economia

Gli investimenti esteri fanno bene alla produttività (ma poco al Pil)

Nel 2015 le società straniere hanno acquisito aziende italiane per 32,1 miliardi, il 57% dell'M&A totale. Nelle imprese target l'efficienza cresce del 14% l'anno, dice uno studio di Kpmg, ma l'impatto diretto sul prodotto interno "non è significativo"

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ROMA - La maxi cessione di Pirelli a ChemChina per 7,2 miliardi. L’Ingresso di Vivendi in Telecom, 3,2 miliardi. E ancora la vendita dei Benetton di World Duty Free alla svizzera Dufry e quella di Sorin all’americana Cyberonics. E poi tutta una serie di accordi “minori”, compresi tra i 50 e i 250 milioni di euro. Nel corso del 2015 le operazioni di fusione e acquisizione delle società estere in Italia sono rimaste costanti nel numero, 201 su 583 chiuse nel nostro Paese. Ma il loro valore complessivo è cresciuto del 21%, a 32,1 miliardi di euro, arrivando a rappresentare il 56,9% dell’M&A totale. Un flusso che secondo gli analisti di Kpmg ha un impatto “lieve” sul nostro prodotto interno lordo. Ma che aiuta le imprese tricolori in uno dei loro storici talloni d’Achille, la produttività: le aziende passate a un proprietario straniero l’hanno vista crescere del 14,7% ogni anno, contro l’1,7% di quelle rimaste “italiane”.

Lo studio della società di consulenza Kpmg, presentato mercoledì mattina al forum annuale del Comitato Leonardo, analizza le operazioni condotte negli ultimi cinque anni. Il 2015 ha confermato un trend in ripresa, ai massimi del quinquennio, sia per M&A complessivi (583 operazioni per 56 miliardi), sia per quelle condotte da società straniere. "Il crescente interesse del capitale estero verso le imprese italiane è un forte segnale di attrattività del nostro sistema produttivo", commenta Luisa Todini, presidente del Comitato Leonardo. Oltre ai big, anche nel “middle market”, il sottobosco di multinazionali tascabili. E se i settori tradizionalmente forti come i beni di consumo e gli industriali continuano ad essere gli obiettivi più gettonati, aumenta la quota di infrastrutture e servizi finanziari, dove si sono registrate per esempio l’acquisizione dell’Istituto centrale delle Banche popolari da parte del Fondo Usa Mercury e un investimento di People’s Bank of China nel capitale di Intesa Sanpaolo.
 
Proprio Stati Uniti e Cina, si confermano per valore delle operazioni i primi due investitori in imprese italiane, rispettivamente con 10 e 9,1 miliardi. La Francia rimane un partner importante, 21 operazioni per 4,2 miliardi (a cominciare da quella di Vivendi su Telecom), ma Kpmg sottolinea che si stanno affacciando nel nostro Paese nuovi investitori provenienti da Medio Oriente, Pacifico e perfino dall’Africa. L’australiana First State per esempio ha comprato per 900 milioni tutti gli asset portoghesi di Enel Green Power.
 
Con quale impatto complessivo per l’economia italiana? I capitali esteri non sono un’invasione che drena via risorse e lavoro dal Paese, dicono gli analisti, ma neppure una panacea per la nostra crescita. Il confronto tra imprese acquisite e non, su un campione di operazioni del 2011, mostra che per le prime c’è stato un impatto positivo modesto sulla crescita del fatturato (7% medio annuo contro il 4,6% delle non investite) e delle dimensioni (6,7 contro 4,7%), ma un beneficio più evidente in termini di produttività: più 14,7% l’anno contro l’1,7% delle altre. Spesso gli acquirenti stranieri riescono a valorizzare i marchi made in Italy, preservando la loro indipendenza ma migliorando efficienza, disponibilità di capitale e fluidità dei passaggi generazionali. “Gli effetti diretti sul Pil non risultano significativi - dicono gli analisti – mentre lo sono di più quelli indiretti, attraverso la produttività”. Ogni aumento di un punto, cioè di 320 milioni, degli investimenti stranieri si traduce in un aumento dello 0,03% della produttività, tra 140 a 190 euro di fatturato per dipendente. E un punto di produttività in più fa crescere il Pil dello 0,12%, circa due miliardi di euro. “Un impatto lieve ma positivo”.
 
Le prime dieci operazioni straniere di M&A in Italia nel 2015
Obiettivo Offerente Paese Quota Valore
Pirelli  ChemChina Cina 99,7% 7,28 mld
Telecom Vivendi Francia 21,4% 3,29 mld
Icbp Dufry Svizzera 96,7% 2,52 mld
Sorin Cyberonics Usa 100% 1,39 mld
Intesa
Sanpaolo
People's Bank
of China
Cina 2% 1,14 mld
Cushman
& Wakefield
DTZ Holdings Usa 75% 1,14 mld
Bsi Btg Pactual Brasile 100% 1,14 mld
Finerge First State Australia 100% 900 mln
Ferrari Ipo (mercato) Usa 10% 866 mln
Fonte: elaborazione Kpmg

@filipposantelli