MILANO - Le lettere inviate ieri dalla Commissione europea all'Italia e ad altri sei paesi "rientrano nel dialogo normale" fra esecutivo e governi in questa fase del semestre europeo: "Non dobbiamo minimizzare, ma neanche drammatizzare". Così il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, torna sul luogo del delitto: la richiesta di Bruxelles di correggere le misure inserite nella legge di Bilancio italiana, per di più dando la scadenza ravvicinata di domani. Una richiesta di chiarimenti, in particolare sulle spese per migranti e sisma e sullo scostamento dagli obiettivi di deficit/Pil, che ha trovato il pugno duro in risposta dal premier Matteo Renzi, che ha minacciato il veto sul bilancio comunitario. E oggi il premier è tornato a scandire da un videoforum de Il Mattino: "Non stiamo dicendo che vogliamo delle concessioni dell'Ue altrimenti mettiamo il veto, ma una cosa diversa: la nostra manovra è perfettamente legittima e regolare".
LEGGI. La manovra dei bonus: per i bebè 800 euro
Proprio per cercare di sanare lo scontro, Moscovici ha chiarito che venerdì a Bratislava incontrerà il titolare delle Finanze italiane: "Vedrò il ministro Pier Carlo Padoan venerdì a Bratislava per una conferenza e a margine ho previsto con lui un incontro bilaterale". Nel frattempo, proprio il Tesoro dovrà aver spiegato la distanza tra gli impegni presi nella scorsa primavera e le nuove cifre previste per il 2017. In ogni caso, per il francese la missiva "non pregiudica il risultato del dialogo, è un elemento normale" che riflette il fatto che l'ue ha riscontrato "uno scarto" sull'aggiustamento strutturale di bilancio previsto, rispetto agli obiettivi raccomandati dal Consiglio europeo.
IL DOCUMENTO. Inviato da Bruxelles
Tra coloro che manifestano ottimismo riguardo alla frattura Italia/Ue, c'è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, per il quale siamo di fronte a un "normalissimo procedimento della Commissione europea, che avviene ogni anno". Per Calenda era "ampiamente previsto" l'invio della lettera. "Il tema vero è che qui manca uno 0,1 (per cento di Pil) su un tema come quello dei migranti, su cui l'Italia facendo un grande sforzo. Credo che avranno il buonsenso di capire che ci sono tutte le premesse per chiudere d'amore e d'accordo". Sull'ipotesi di modifiche alla manovra, "il tema non mi appassiona - ha risposto - a valutarlo saranno il presidente del Consiglio ed il ministro dell'Economia: per ora pare che la manovra resti esattamente come è. Alla fine - ha concluso - spero prevvarrà il buonsenso per concludere la questione d 'amore e d'accordo".
La bozza. Intanto continuano a emergere dettagli sulle bozza della legge di Bilancio. L'Ansa dà notizia di un testo secondo il quale spunterebbe anche una nuova clausola di salvaguardia sulle entrate che dovrebbero essere incassate con la collaborazione volontaria (voluntary disclosure). Si tratterebbe di una norma ambigua, in quanto la riforma della normativa relativa alla scrittura della Stabilità ha espressamente vietato il ricorso a questo tipo di clausole. Non a caso il grande fautore della nuova forma del Bilancio, il Pd Francesco Boccia, ha rimarcato: "La legge di bilancio che conoscete vieta le clausole di salvaguardia". E quindi scherzato, sulla bozza in circolazione: "Sarà di un altro paese, non dell'unione europea".
Nei giorni scorsi era poi emerso che - in via prudenziale e sotto il pressing di Bruxelles contro le fonti di copertura "una tantum" - la Ragioneria avrebbe preferito azzerare il gettito previsto dalla volutary. Nel decreto fiscale, in effetti, che dà il via libera all'operazione, il gettito stimato è pari a zero. Nella bozza si legge però che nel caso in cui non si raggiungesse la cifra complessiva di 1,6 miliardi, dal 10 settembre 2017 scatterebbero l'aumento delle accise per 800 milioni, mentre altri 800 milioni arriverebbero da tagli alla spesa dei ministeri.
Restano poi in piedi gli aumenti per il 2018, dopo la disattivazione di quelli per il prossimo anno: dal 2018 l'Iva al 10% salirebbe al 13% e quella al 22% salirebbe al 25%. Per quest'ultima poi vi sarebbe un ulteriore incremento dal 2019, pari allo 0,9%.
LEGGI. La manovra dei bonus: per i bebè 800 euro
Proprio per cercare di sanare lo scontro, Moscovici ha chiarito che venerdì a Bratislava incontrerà il titolare delle Finanze italiane: "Vedrò il ministro Pier Carlo Padoan venerdì a Bratislava per una conferenza e a margine ho previsto con lui un incontro bilaterale". Nel frattempo, proprio il Tesoro dovrà aver spiegato la distanza tra gli impegni presi nella scorsa primavera e le nuove cifre previste per il 2017. In ogni caso, per il francese la missiva "non pregiudica il risultato del dialogo, è un elemento normale" che riflette il fatto che l'ue ha riscontrato "uno scarto" sull'aggiustamento strutturale di bilancio previsto, rispetto agli obiettivi raccomandati dal Consiglio europeo.
IL DOCUMENTO. Inviato da Bruxelles
Tra coloro che manifestano ottimismo riguardo alla frattura Italia/Ue, c'è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, per il quale siamo di fronte a un "normalissimo procedimento della Commissione europea, che avviene ogni anno". Per Calenda era "ampiamente previsto" l'invio della lettera. "Il tema vero è che qui manca uno 0,1 (per cento di Pil) su un tema come quello dei migranti, su cui l'Italia facendo un grande sforzo. Credo che avranno il buonsenso di capire che ci sono tutte le premesse per chiudere d'amore e d'accordo". Sull'ipotesi di modifiche alla manovra, "il tema non mi appassiona - ha risposto - a valutarlo saranno il presidente del Consiglio ed il ministro dell'Economia: per ora pare che la manovra resti esattamente come è. Alla fine - ha concluso - spero prevvarrà il buonsenso per concludere la questione d 'amore e d'accordo".
La bozza. Intanto continuano a emergere dettagli sulle bozza della legge di Bilancio. L'Ansa dà notizia di un testo secondo il quale spunterebbe anche una nuova clausola di salvaguardia sulle entrate che dovrebbero essere incassate con la collaborazione volontaria (voluntary disclosure). Si tratterebbe di una norma ambigua, in quanto la riforma della normativa relativa alla scrittura della Stabilità ha espressamente vietato il ricorso a questo tipo di clausole. Non a caso il grande fautore della nuova forma del Bilancio, il Pd Francesco Boccia, ha rimarcato: "La legge di bilancio che conoscete vieta le clausole di salvaguardia". E quindi scherzato, sulla bozza in circolazione: "Sarà di un altro paese, non dell'unione europea".
Nei giorni scorsi era poi emerso che - in via prudenziale e sotto il pressing di Bruxelles contro le fonti di copertura "una tantum" - la Ragioneria avrebbe preferito azzerare il gettito previsto dalla volutary. Nel decreto fiscale, in effetti, che dà il via libera all'operazione, il gettito stimato è pari a zero. Nella bozza si legge però che nel caso in cui non si raggiungesse la cifra complessiva di 1,6 miliardi, dal 10 settembre 2017 scatterebbero l'aumento delle accise per 800 milioni, mentre altri 800 milioni arriverebbero da tagli alla spesa dei ministeri.
Restano poi in piedi gli aumenti per il 2018, dopo la disattivazione di quelli per il prossimo anno: dal 2018 l'Iva al 10% salirebbe al 13% e quella al 22% salirebbe al 25%. Per quest'ultima poi vi sarebbe un ulteriore incremento dal 2019, pari allo 0,9%.