Economia

Piazza Affari maglia nera delle Borse mondiali. I Btp battono le azioni

Studio Mediobanca: Milano è l'unica in territorio negativo tra le principali 23 Borse mondiali con media annua pari al -6,5%. In dieci hanno quasi dimezzato il proprio valore. Solo tre titoli meglio dell'inflazione dal 1938 a oggi e il debito pubblico rende più delle società
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MILANO - Piazza Affari maglia nera delle grandi Borse: negli ultimi dieci anni il listini italiano ha perso poco meno del proprio valore rispetto alla fine del 2005. E' quanto emerge dalla ricerca 'Indici e Dati' del centro studi R&S di Mediobanca secondo cui nonostante il recupero segnato da metà 2012 (+62%), Milano è l'unica in territorio negativo tra le principali 23 Borse mondiali con media annua pari al -6,5%. A pesare, in particolare, sono stati gli anni 2010 e 2011: prendendo a riferimento l'indice del Nyse, il divario accumulato nel biennio (-30% e -22% rispetto al Nyse, -22% e -20% rispetto a Londra) di fatto non è stato più riassorbito.

Nello stesso periodo si è definitivamente affermata la stella dei mercati emergenti che l'hanno fatta da padrone in termini di performance media annua (espressa in euro e senza i dividendi): l'Indonesia ha guadagnato il 13%, Shanghai il 12% e Bombay il 7,9%. Tra i principali mercati delle economie mature ha garantito il rendimento annuo più elevato dal 2004 il Nasdaq (+9%). Più modesti i tassi di crescita sia delle altre nordamericane, sia delle residue maggiori piazza dell'Europa continentale con la Svizzera +4%, Francoforte +3,6%, Parigi +0,5%, Amsterdam +0,7%, Londra al +0,2%.

Inflazione. Dal 1938 a oggi soltanto il rendimento di tre titoli quotati a Milano (al netto dei dividendi) batte l'inflazione: si tratta di Generali (+14% medio annuo), Italcementi (+13,2%) e Caltagirone (+10,8%) a fronte di un tasso di inflazione del 10,1%. Restringendo l'analisi ai rendimenti dal 1984 a oggi e passando ai dati "total return" (inclusi quindi i dividendi), le performance migliore è stata messa a segno da Intesa Sanpaolo (+9,4% medio annuo contro il +8,1% dell'indice azionario Mediobanca generale total returns), seguita da Italcementi (+9,3%) e Generali (+6,4%). Un caso a parte è quello di Mps, che dalla quotazione nel 1999 ha registrato un rendimento complessivo pari a -26% e ha chiuso col segno meno tutti gli ultimi dieci anni (l'ultimo anno in cui il titolo ha registrato un rendimento positivo è stato il 2006).

Btp meglio delle azioni. Un raffronto con i titoli di Stato a medio-lungo termine - è evidenziato nella ricerca - dal 1989 vede tutti i maggiori titoli soccombenti. Quello meno distanziato dal rendimento dell'indice Mts Italia Btp (+8,4%) è Intesa Sanpaolo (+6,8%), cui seguono Italcementi (+2,7%) e Mediobanca (+2,2%).

Banche. Recuperano peso in termini di capitalizzazione ma non sui dividendi: il peso delle banche, pressochè dimezzato nello spazio di un quinquennio (dal 32% del 2006 al 17% del 2011, il minimo degli ultimi 15 anni), ha progressivamente ripreso quota negli ultimi quattro anni successivi sino al 25% del 2015 (di poco oltre il 25% medio degli ultimi 10 anni), per poi tornare ai livelli minimi del 2011 (17%). Permane invece limitata la quota delle compagnie assicurative, ferme al 7,5%. Il monte dividendi riferito al complesso delle quotate ha quasi completamente assorbito la discesa del triennio 2011-2013 giungendo a 15,8 miliardi di euro. La ripartizione tra settori è tornata ad avvantaggiare le banche (23% a fronte del 17% nelle capitalizzazioni), come pure le assicurazioni a scapito dell'industria. Nel 2008 gli istituti di credito erano arrivati a garantire quasi il 36% di tutti i dividendi pur avendo in Borsa un peso del 25%; analogamente nel 2007 avevano corrisposto quasi il 40% dei dividendi pur rappresentando il 30% del valore della Borsa.